Nvidia e l'affare Groq: scoppia la battaglia legale per l'accordo da 20 miliardi di dollari

Due ex ingegneri trascinano il consiglio d'amministrazione in tribunale accusandolo di aver svenduto gli asset e favorito i vertici a scapito dei piccoli azionisti

Nvidia e l'affare Groq: scoppia la battaglia legale per l'accordo da 20 miliardi di dollari

Il panorama tecnologico globale è scosso da una nuova tempesta giudiziaria che mette sotto i riflettori i giganti dei semiconduttori e le dinamiche spesso opache delle acquisizioni nella Silicon Valley. Al centro del contenzioso si trova la società Groq, pioniera nell'inferenza IA, il cui consiglio d'amministrazione è stato citato in giudizio da due ex ingegneri di spicco, Benjamin Serebrin e Joshua Rubin. La causa, punta il dito contro un accordo multimiliardario siglato con Nvidia nel corso del 2025, un'operazione dal valore complessivo di 20 miliardi di dollari che i querelanti definiscono come una manovra orchestrata per favorire i vertici aziendali a danno degli azionisti di minoranza.

Secondo i documenti depositati presso la corte del Delaware, Benjamin Serebrin e Joshua Rubin sostengono che il board di Groq non abbia rispettato i propri doveri fiduciari, accettando una struttura contrattuale che avrebbe deliberatamente sottovalutato le azioni ordinarie. L'accordo è stato configurato come un contratto di licenza non esclusiva del valore di 17 miliardi di dollari, a cui si è aggiunto un fondo bonus separato di 3 miliardi di dollari destinato esclusivamente ai dipendenti che sarebbero passati alle dipendenze di Nvidia. Tra i beneficiari di questo schema figurerebbe anche il fondatore di Groq, Jonathan Ross, il quale avrebbe ricevuto incentivi significativi non accessibili alla platea completa degli investitori della startup.

L'accusa principale mossa dai due ingegneri riguarda il cosiddetto conflitto di interessi: il consiglio d'amministrazione avrebbe evitato di cercare il miglior prezzo possibile sul mercato, strutturando l'affare in modo da aggirare il voto di alcuni azionisti chiave. In particolare, si contesta che la transazione sia stata presentata come una licenza tecnologica anziché come una vera e propria acquisizione societaria. Questo dettaglio non è puramente formale: trasformare una vendita in una licenza ha permesso di contabilizzare i 17 miliardi di dollari come reddito imponibile per la startup, piuttosto che come plusvalenza derivante da una fusione, penalizzando ulteriormente il valore finale distribuibile ai possessori di azioni ordinarie negli Stati Uniti.

La vicenda assume contorni ancora più complessi se si considera il coinvolgimento delle autorità federali. Nel mese di settembre del 2025, il Dipartimento di Giustizia americano ha avviato un'indagine approfondita per verificare se la struttura dell'accordo tra Nvidia e Groq sia stata architettata appositamente per eludere i controlli dell'antitrust. In un periodo storico dove il dominio di Nvidia nel mercato dei chip per l'intelligenza artificiale è sotto la lente d'ingrandimento dei regolatori di tutto il mondo, l'ipotesi di una "acquisizione mascherata" per assorbire talenti e proprietà intellettuale senza passare per il vaglio normativo rappresenta un rischio legale di proporzioni enormi.

Gli avvocati di Benjamin Serebrin e Joshua Rubin evidenziano come la transazione abbia comportato l'assunzione simultanea di quasi tutti i 200 ingegneri di Groq da parte di Nvidia, svuotando di fatto l'azienda della sua risorsa più preziosa: il capitale umano. I querelanti sostengono che i pagamenti finali ricevuti non riflettano affatto il potenziale futuro della tecnologia LPU (Language Processing Units) sviluppata da Groq, né le enormi sinergie che Nvidia trarrà dall'integrazione di tali architetture nei propri sistemi di prossima generazione. Secondo la visione degli ex dipendenti, si è trattato di un'operazione di "acquihiring" su scala colossale, dove il valore reale è stato dirottato verso i bonus di ritenzione e le opzioni azionarie scontate concesse a Jonathan Ross e agli altri top manager.

Dall'altra parte, Groq ha respinto fermamente ogni accusa attraverso una nota ufficiale rilasciata all'inizio del 2026. La società ha dichiarato che l'accordo di licenza con Nvidia ha portato benefici eccezionali e ha garantito la sopravvivenza e la crescita della tecnologia in un mercato estremamente competitivo. La difesa sostiene che la causa sia del tutto priva di fondamento e che il consiglio d'amministrazione agirà con fermezza per proteggere la reputazione dell'azienda in tribunale. Tuttavia, la giurisprudenza dello Stato del Delaware è storicamente molto rigorosa riguardo ai cambiamenti di controllo aziendale e richiede che ogni processo di vendita sia condotto con la massima trasparenza e nell'interesse di tutti i portatori di interessi.

Questo caso potrebbe stabilire un precedente fondamentale per l'intero settore tecnologico. Se i giudici dovessero dare ragione a Benjamin Serebrin e Joshua Rubin, molte altre operazioni di acquisizione basate su licenze e assunzioni di massa potrebbero finire sotto processo, obbligando le grandi aziende della Silicon Valley a rivedere le proprie strategie di espansione. Nel frattempo, gli osservatori del mercato guardano con attenzione alle prossime mosse del Dipartimento di Giustizia, poiché una sanzione o un annullamento dell'accordo potrebbe ridisegnare gli equilibri di potere nell'industria dell'IA globale, rallentando la corsa frenetica di Nvidia verso il monopolio tecnologico.

In conclusione, la battaglia legale tra gli ex ingegneri e il board di Groq non è solo una disputa su cifre miliardarie, ma una questione di principio sull'etica aziendale e sulla protezione dei piccoli investitori in un'era di fusioni lampo. Il verdetto finale, atteso entro la fine del 2026, sarà determinante per capire se la legge riuscirà a tenere il passo con le evoluzioni finanziarie di un settore che corre più veloce della burocrazia. La tecnologia di Groq, nata per rivoluzionare la velocità di calcolo delle macchine, si trova ora paradossalmente bloccata tra i tempi lenti delle aule di giustizia e le ambizioni globali di un colosso come Nvidia.

Pubblicato Martedì, 06 Ottobre 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Martedì, 06 Ottobre 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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