Orsato e la nuova era arbitrale: Nessun protocollo segreto, solo il ritorno al vero calcio

Dal centro VAR di Lissone, il designatore difende la crescita dei giovani arbitri e chiarisce il ruolo della tecnologia nel campionato di Serie A

Orsato e la nuova era arbitrale: Nessun protocollo segreto, solo il ritorno al vero calcio

Il cuore pulsante del calcio italiano, il centro VAR di Lissone, è diventato il palcoscenico di un chiarimento fondamentale per il futuro della Serie A. In data 30 settembre 2026, il designatore della CAN, Daniele Orsato, ha voluto smontare con fermezza le narrazioni che circolano attorno alla sua gestione tecnica, in particolare il mito di un fantomatico protocollo che porterebbe il suo nome. La conferenza, nata come momento di confronto trasparente con i media, ha offerto uno spaccato profondo su come la classe arbitrale stia evolvendo in un contesto in cui la tecnologia non è più un accessorio, ma una componente strutturale del gioco. Orsato ha esordito smentendo categoricamente l'esistenza di direttive segrete: non c'è una volontà di ignorare il supporto video, ma piuttosto il desiderio di restituire centralità alla decisione sul campo, cercando di uniformarsi alle richieste di club e calciatori che invocano un gioco meno frammentato e più dinamico.

Secondo Daniele Orsato, l'obiettivo fissato fino al termine della stagione, precisamente il 30 maggio, è quello di mantenere una linea di coerenza assoluta. La sua filosofia non nasce da un rifiuto del VAR, strumento che egli stesso ha imparato ad apprezzare collaborando con eccellenze come Massimiliano Irrati, considerato da molti il miglior specialista al mondo, ma da una necessità fisiologica del calcio: evitare che ogni minimo contatto diventi un fallo. Si era arrivati a un punto, ha spiegato il designatore, in cui lo sport stava perdendo la sua essenza fisica. La sfida attuale è dunque trovare l'equilibrio tra la precisione chirurgica della tecnologia e la fluidità agonistica, garantendo che il VAR intervenga esclusivamente per correggere il chiaro ed evidente errore, senza trasformarsi in una moviola costante che snatura l'autorità del direttore di gara.

Uno dei punti più toccanti dell'intervento ha riguardato il fattore umano e la crescita delle nuove leve. Orsato ha difeso a spada tratta i suoi ragazzi, sottolineando come la loro dedizione e l'orgoglio con cui scendono in campo siano il motore del cambiamento. Pur ammettendo che la squadra arbitrale sia attualmente indietro a causa di alcuni errori evitabili, il designatore ha distinto tra sviste tecniche complesse e mancanze dovute a superficialità o posizionamento errato. Proprio su quest'ultimo punto si concentrerà il lavoro quotidiano a Lissone e nei raduni tecnici, con l'obiettivo di ridurre al minimo le sbavature che nascono da una lettura pigra dell'azione. La linea tracciata è chiara: non si può cambiare idea ogni settimana per evitare di destabilizzare gli arbitri più giovani, i quali hanno bisogno di certezze metodologiche per maturare la necessaria autorevolezza internazionale.

Il dibattito si è poi spostato su temi più burocratici ma altrettanto sentiti, come la territorialità degli arbitri. Orsato ha fornito esempi concreti per spiegare le logiche delle designazioni, confermando che Marco Guida, appartenente alla sezione di Torre Annunziata, potrà tornare presto a dirigere il Napoli, dato il diverso comune di residenza e sezione rispetto alla città partenopea. Discorso diverso per Fabio Maresca, per il quale si cercherà di evitare sovrapposizioni con squadre della medesima sezione. Interessanti anche le citazioni su Doveri di Roma, il cui impiego con Roma o Lazio rimane improbabile, mentre profili come Marinelli di Tivoli o Sozza di Seregno godono di una maggiore flessibilità normativa, potendo essere impiegati anche con le grandi milanesi o romane. Questa gestione capillare mira a garantire la massima trasparenza e a spegnere sul nascere ogni possibile polemica legata a presunte vicinanze geografiche.

A supporto della linea Orsato sono arrivate anche le parole di Luigi De Siervo, Amministratore Delegato della Lega Serie A, che ha lodato il miglioramento qualitativo del prodotto televisivo e tecnico grazie alla nuova gestione della fluidità di gioco. Anche Marco Brunelli, Segretario Generale della FIGC, ha voluto rassicurare gli appassionati sul fatto che il VAR non è affatto scomparso, ma è semplicemente entrato in una fase di utilizzo più maturo e consapevole. In conclusione, la visione che emerge da Lissone è quella di un calcio italiano che cerca di essere all'avanguardia non solo tecnologicamente, ma anche culturalmente, promuovendo un arbitraggio che sappia essere invisibile quando serve e decisivo quando il regolamento lo impone rigorosamente. La strada verso l'uniformità è ancora lunga, ma la determinazione mostrata da Orsato e dai suoi collaboratori suggerisce che il percorso intrapreso sia quello giusto per riportare il gioco al centro dell'attenzione.

Pubblicato Mercoledì, 30 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 30 Settembre 2026

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