La trasformazione di SpaceX in una mega-corporazione di portata globale è stata resa possibile dalla natura privata delle aziende controllate da Elon Musk, ma il panorama sta per cambiare drasticamente. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti provenienti dalla cerchia ristretta dell'imprenditore, si starebbe concretizzando l'idea di unificare SpaceX e Tesla in un'unica entità titanica, già soprannominata Elon Inc. Questa operazione rappresenterebbe una delle manovre finanziarie più audaci della storia moderna, portando alla creazione di un conglomerato con una capitalizzazione di mercato stimata intorno ai 4 trilioni di dollari. Sebbene gli azionisti di Tesla potrebbero teoricamente manifestare resistenza, gli esperti legali e finanziari ritengono che, all'atto pratico, fermare questa integrazione sarà un'impresa quasi impossibile una volta avviati i motori della fusione.
Sul piano operativo, il confine tra SpaceX e Tesla è già estremamente sfumato da tempo. Le due aziende condividono risorse critiche, tecnologie e, soprattutto, il capitale umano d'eccellenza. Un esempio tangibile di questa sinergia è rappresentato dallo sviluppo dei chip di intelligenza artificiale di nuova generazione presso l'impianto TeraFab negli Stati Uniti. Questo progetto, che si avvale delle tecnologie produttive di Intel, è destinato a fornire la potenza di calcolo necessaria sia per la guida autonoma dei veicoli terrestri sia per i sistemi di navigazione spaziale. Inoltre, non va dimenticato che Tesla detiene già una quota significativa di xAI, la società di intelligenza artificiale che è parte integrante dell'ecosistema di SpaceX, creando un intreccio azionario che rende la fusione formale quasi un passaggio naturale.
Elon Musk rimane il principale azionista di Tesla e, prima della recente quotazione in borsa di SpaceX, le azioni della casa automobilistica rappresentavano la quasi totalità della sua immensa ricchezza personale. Qualora la fusione dovesse procedere, Musk potrebbe trovarsi ad affrontare una pioggia di azioni legali da parte dei piccoli risparmiatori o dei fondi meno convinti. Tuttavia, fonti autorevoli come il The New York Times suggeriscono che i rischi legali siano minimi. Entrambe le società hanno trasferito la propria sede legale nel Texas, uno Stato dove il diritto societario è noto per offrire una protezione meno stringente agli azionisti di minoranza rispetto alla precedente giurisdizione del Delaware. In Texas, infatti, è necessario possedere almeno il 3% delle azioni per intentare una causa contro il management, una soglia che, data l'attuale valutazione di Tesla di circa 1,5 trilioni di dollari, richiede un investimento di ben 45 miliardi di dollari.
In questo scenario, solo giganti del risparmio gestito come Vanguard e Fidelity avrebbero la forza economica per opporsi legalmente, ma la loro storia recente non mostra alcuna propensione all'attivismo giudiziario contro Musk. Al contrario, la fiducia degli investitori istituzionali nel fondatore è rimasta incrollabile nonostante le sue decisioni spesso non convenzionali. Gli esperti prevedono che la fusione avverrebbe tramite uno scambio azionario volto a generare una nuova struttura societaria globale. Per quanto riguarda SpaceX, l'approvazione sarebbe immediata, dato che Elon Musk controlla l'82% dei diritti di voto. Anche nella nuova Elon Inc, il controllo decisionale resterebbe saldamente nelle sue mani, garantendogli la libertà di perseguire i suoi obiettivi a lungo termine senza le pressioni trimestrali tipiche delle public company tradizionali.
La potenza di fuoco di Elon Inc sarebbe senza precedenti, coprendo settori strategici che spaziano dai lanci spaziali alla connettività satellitare tramite Starlink, fino allo sviluppo avanzato di robotica e mobilità elettrica. La nuova società gestirebbe la flotta di Robotaxi, la produzione di veicoli leggeri e pesanti, le batterie ad alta densità energetica, i pannelli solari e i sistemi di accumulo stazionario. A tutto questo si aggiunge la gestione del social network X e il massiccio investimento nei robot umanoidi Optimus. Proprio questi ultimi rappresentano il ponte tra l'automazione industriale di Tesla e l'esplorazione planetaria di SpaceX, con l'obiettivo di impiegare manodopera robotica sia nelle fabbriche terrestri che nelle future colonie su Marte. Le leggi del Texas richiedono che i due terzi degli azionisti di Tesla approvino l'accordo, ma considerando che Musk detiene circa il 20% dei voti e gode di un seguito quasi messianico tra i piccoli investitori, il quorum appare ampiamente raggiungibile.
Il sostegno incondizionato della base azionaria è stato recentemente confermato dall'approvazione di un pacchetto di compensazione record da 1 trilione di dollari legato ai risultati del prossimo decennio. Anche all'interno dei consigli di amministrazione, la fedeltà a Musk è totale. La recente nomina di Roelof Botha, storico alleato dai tempi di PayPal e figura di spicco della Silicon Valley, come direttore indipendente in SpaceX, rafforza ulteriormente questa coesione. Nonostante le critiche sulla mancanza di reale indipendenza dei board, la crescita esponenziale del valore delle azioni SpaceX dopo l'IPO ha messo a tacere la maggior parte dei dubbi, dimostrando che la scommessa sul genio di Musk continua a pagare dividendi straordinari. Per gli investitori, solo un crollo sistematico e duraturo dei prezzi delle azioni potrebbe incrinare questa fiducia, rendendo difficile il completamento della fusione.
Dall'altro lato della barricata, le autorità di regolamentazione federale degli Stati Uniti rappresentano l'unico vero ostacolo. Sia Tesla che SpaceX sono attori dominanti nel campo dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture critiche, il che potrebbe innescare indagini antitrust da parte della FTC o del Dipartimento di Giustizia. Inoltre, l'influenza crescente di un singolo individuo sulla sicurezza nazionale statunitense solleva preoccupazioni bipartisan. Tuttavia, l'attuale clima politico sotto l'amministrazione di Donald Trump sembra favorire il consolidamento dei campioni tecnologici nazionali. Le autorità antitrust dell'Unione Europea potrebbero tentare di ostacolare l'operazione, ma il loro potere di intervento su una fusione tra società con sede legale e operativa prevalentemente in Nord America è limitato, a meno che non si provi un abuso di posizione dominante che danneggi direttamente i consumatori europei.

