Meta condannata: Multa record di 375 milioni di dollari per rischi alla sicurezza dei minori

La giuria del New Mexico infligge una pesante sanzione a Meta per non aver protetto i bambini su Facebook e Instagram dai pericoli online

Meta condannata: Multa record di 375 milioni di dollari per rischi alla sicurezza dei minori

La società Meta, gigante dei social media, è stata riconosciuta colpevole in New Mexico di aver violato le leggi statali sulla protezione dei consumatori, con una conseguente multa di 375 milioni di dollari. La decisione è stata emessa da una giuria popolare che ha accolto le accuse del procuratore generale dello stato, Raúl Torrez, il quale ha accusato Meta di aver ingannato gli utenti riguardo alla sicurezza delle sue piattaforme, in particolare Facebook, Instagram e WhatsApp, e di non aver adeguatamente protetto i minori dai pericoli derivanti da contenuti inappropriati e contatti predatori.

Il procuratore Torrez ha definito il verdetto una «vittoria storica per ogni bambino e famiglia che ha pagato il prezzo della decisione dell'azienda di mettere il profitto al di sopra della sicurezza dei bambini». L'indagine che ha portato al processo è scaturita da un'operazione sotto copertura condotta nel 2023 dall'ufficio del procuratore, durante la quale sono stati creati account falsi su Facebook e Instagram, spacciandosi per utenti di età inferiore ai 14 anni. Questi account sono stati inondati di materiale sessualmente esplicito e sono stati contattati da adulti alla ricerca di contenuti simili, portando all'incriminazione di diversi individui.

L'accusa principale contro Meta è quella di aver consapevolmente minimizzato i rischi per i giovani utenti, promuovendo Instagram, Facebook e WhatsApp come ambienti sicuri, mentre internamente riconosceva i problemi legati allo sfruttamento sessuale e ai danni alla salute mentale causati dalle sue piattaforme. Secondo l'accusa, Meta non avrebbe implementato strumenti di sicurezza basilari, come la verifica dell'età, e avrebbe continuato a insistere sulla sicurezza dei suoi prodotti, nonostante le prove contrarie.

Un punto chiave dell'accusa riguarda anche il design delle piattaforme Meta, ritenuto progettato per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, anche a costo di danneggiare la salute mentale dei bambini. Funzionalità come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei video sono state indicate come fattori che contribuiscono alla dipendenza e possono portare a depressione, ansia e autolesionismo.

Meta, dal canto suo, ha respinto le accuse, affermando di aver investito in numerose misure di sicurezza per proteggere i giovani utenti. L'azienda sostiene di aver collaborato attivamente con le forze dell'ordine per rimuovere contenuti dannosi e account abusivi e di aver sviluppato strumenti per aiutare i genitori a monitorare l'attività online dei propri figli. Francis Brennan, rappresentante di Meta, ha dichiarato: «Non siamo d'accordo con il verdetto e presenteremo appello. Ci impegniamo a garantire la sicurezza degli utenti sulle nostre piattaforme e siamo consapevoli delle difficoltà nell'identificare e rimuovere i trasgressori o i contenuti dannosi. Continueremo a difenderci con forza e rimaniamo fiduciosi nella nostra capacità di proteggere gli adolescenti online».

Il caso non è ancora chiuso. Nel mese di maggio si terrà un'ulteriore fase del processo, in cui il giudice Bryan Biedscheid dovrà decidere se accogliere la richiesta dello stato di imporre a Meta modifiche alle sue piattaforme, tra cui l'implementazione di un sistema efficace di verifica dell'età e la rimozione degli account di pedofili. Questa fase si svolgerà senza la presenza di una giuria.

Questa sentenza giunge in un momento di crescente preoccupazione a livello globale riguardo all'impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani e alla necessità di una maggiore regolamentazione del settore. Diversi paesi stanno valutando nuove leggi per proteggere i minori online e responsabilizzare le aziende tecnologiche per i contenuti dannosi diffusi sulle loro piattaforme. La decisione del New Mexico potrebbe rappresentare un precedente importante e spingere altre giurisdizioni ad adottare misure più severe nei confronti delle società di social media.

Pubblicato Mercoledì, 25 Marzo 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 25 Marzo 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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