OpenAI e Microsoft: i retroscena di un’alleanza nata tra diffidenza e scetticismo

Documenti segreti svelano come nel 2018 Redmond non credesse nel potenziale di Sam Altman, temendo solo la concorrenza di Amazon

OpenAI e Microsoft: i retroscena di un’alleanza nata tra diffidenza e scetticismo

L’industria tecnologica globale è oggi dominata da un’alleanza che sembrava scritta nelle stelle, ma i documenti emersi recentemente dipingono un quadro ben diverso, fatto di esitazioni, scetticismo e timori strategici. Il legame tra Microsoft e OpenAI, oggi considerato il pilastro dell'intelligenza artificiale generativa, ha rischiato di non decollare mai. Secondo quanto rivelato nell'ambito della battaglia legale tra Elon Musk e la società guidata da Sam Altman, i vertici di Redmond nutrivano profondi dubbi sul valore reale del progetto tra il 2017 e il 2018. In quel periodo, OpenAI non era ancora il gigante di ChatGPT, ma un laboratorio di ricerca che cercava di dimostrare le proprie capacità attraverso sistemi di intelligenza artificiale applicati ai videogiochi.

Le e-mail interne pubblicate durante il processo mostrano come Microsoft abbia esitato a lungo prima di trasformare quella che era una semplice fornitura di servizi cloud in una delle partnership più redditizie e influenti della storia moderna. Già nel 2016, dopo un appello diretto di Elon Musk a Satya Nadella, il colosso informatico aveva accettato di fornire risorse cloud per un valore di 60 milioni di dollari con uno sconto significativo. Tuttavia, la startup consumò quelle risorse a una velocità doppia rispetto a quanto previsto, mettendo subito in allarme i responsabili finanziari di Azure. La tensione crebbe l’11 agosto 2017, quando Nadella si congratulò con Sam Altman per i successi ottenuti dall'IA in ambito gaming, dove i loro algoritmi riuscivano a battere i giocatori umani. Solo dieci giorni dopo, la richiesta di Altman si fece audace: 300 milioni di dollari in servizi cloud per continuare la ricerca.

La reazione interna a Redmond fu tutt'altro che entusiasta. Quando Satya Nadella chiese consiglio ai suoi quattro vicepresidenti senior, la risposta fu un coro di scetticismo. Molti dirigenti ritenevano che la divisione di ricerca interna di Microsoft fosse più avanzata di OpenAI e che non ci fosse alcun vantaggio tangibile nel finanziare un ente esterno che sembrava interessato solo a ottenere potenza di calcolo gratuita. Jason Zander, allora vicepresidente esecutivo, ammise che una collaborazione con Musk e Altman avrebbe potuto portare prestigio ad Azure, ma temeva perdite operative per 150 milioni di dollari senza alcuna garanzia di ritorno tecnologico. In quel momento, OpenAI veniva vista quasi come un parassita di hardware piuttosto che come un partner strategico.

Il dibattito si trascinò fino al 10 gennaio 2018, quando Brett Tanzer, capo di Azure, riprese le trattative. Sam Altman propose una licenza per le tecnologie IA applicate al gaming per la divisione Xbox, chiedendo in cambio crediti cloud per un valore tra i 35 e i 50 milioni di dollari. Incredibilmente, la divisione gaming rifiutò la spesa, giudicandola eccessiva per i potenziali benefici. Satya Nadella, in un messaggio inviato a 15 alti dirigenti, ammise apertamente di non comprendere appieno la direzione della ricerca di OpenAI, pur riconoscendo che Elon Musk stava promuovendo la società come se fosse sull'orlo di una rivoluzione epocale. La preoccupazione principale di Microsoft non era tanto l'innovazione, quanto il timore che OpenAI potesse rivolgersi ad Amazon o Google se fosse stata rifiutata.

Il Chief Technology Officer di Microsoft, Kevin Scott, fu tra i più critici: definì OpenAI come un semplice "array di GPU" e si disse estremamente scettico sulla possibilità di raggiungere una Artificial General Intelligence (AGI) nel breve termine. Tuttavia, avvertì che un rifiuto totale avrebbe potuto spingere la startup nelle braccia di Amazon Web Services (AWS), il loro principale rivale nel settore infrastrutturale. Anche Eric Horvitz, Chief Scientist di Microsoft, suggerì di cercare modelli di cooperazione che non comportassero investimenti multimilionari, a meno che non si potessero identificare benefici ecosistemici chiari. Nonostante queste resistenze iniziali, il panorama cambiò radicalmente nel 2019. Microsoft comprese finalmente che il potenziale dei Large Language Models superava di gran lunga i test sui videogiochi, decidendo di investire il primo miliardo di dollari.

Oggi, quella che era iniziata come una negoziazione difficile si è trasformata in un investimento complessivo di oltre 13 miliardi di dollari effettuato tra il 2019 e il 2023. OpenAI ha smesso di essere un semplice laboratorio di ricerca per diventare un concorrente diretto e, al contempo, il miglior cliente di Microsoft. Questa dinamica complessa continua a evolversi sotto l'occhio attento delle autorità antitrust negli Stati Uniti e in Europa, che monitorano il potere quasi monopolistico derivante da questa unione. I documenti del processo Musk non solo rivelano la miopia iniziale di alcuni dirigenti, ma sottolineano quanto il successo tecnologico sia spesso frutto di scommesse rischiose fatte per paura di perdere terreno contro la concorrenza, piuttosto che per una visione profetica condivisa fin dall'inizio. In definitiva, l’alleanza tra Redmond e San Francisco rimane il cuore pulsante della rivoluzione dell'intelligenza artificiale, nonostante le sue fondamenta siano state gettate su un terreno di reciproca diffidenza e calcoli puramente strategici.

Pubblicato Venerdì, 08 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 08 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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