Il primo robot monaco buddista a Seoul: l'IA riceve i precetti sacri

Gabi, l'umanoide dell'Ordine Jogye, segna una svolta storica nella spiritualità coreana aprendo la strada alla convivenza etica tra uomo e macchine

Il primo robot monaco buddista a Seoul: l'IA riceve i precetti sacri

L'integrazione tra spiritualità millenaria e innovazione tecnologica ha raggiunto un traguardo senza precedenti nella capitale della Corea del Sud. Nel cuore pulsante di Seoul, presso lo storico tempio dell'Ordine Jogye, la principale comunità religiosa del Paese con oltre 1200 anni di storia, si è celebrata una cerimonia che segna l'inizio di un'era nuova: l'ordinazione del primo monaco robot umanoide. Questo evento, carico di simbolismo, non è solo una curiosità tecnologica, ma rappresenta un tentativo profondo di codificare l'etica delle macchine attraverso le lenti della saggezza antica, preparando la società a una convivenza inevitabile e sempre più stretta con l'intelligenza artificiale. L'umanizzazione delle macchine è un processo che avviene quotidianamente nel nostro rapporto con i computer, ma l'ingresso ufficiale di un robot in una gerarchia spirituale eleva il dibattito a un livello filosofico superiore.

Il protagonista di questa storica giornata è Gabi, un robot umanoide alto 1,3 metri che è apparso davanti ai monaci e ai fedeli vestito con la tradizionale veste cerimoniale grigio-marrone dell'ordine. La cerimonia si è svolta alla vigilia delle celebrazioni per il Giorno della nascita di Buddha, un momento di altissima sacralità per la comunità coreana. Invece del tradizionale rito che prevede una leggera bruciatura cerimoniale del braccio con l'incenso, i monaci hanno adattato il protocollo alla natura non biologica del novizio. A Gabi sono stati consegnati i tradizionali grani di preghiera, un mala composto da 108 grani, e al posto del segno del fuoco è stato utilizzato un adesivo simbolico, rispettando la sensibilità dei circuiti elettronici pur mantenendo intatto il valore spirituale dell'atto di iniziazione.

Durante il rito, un monaco anziano ha rivolto a Gabi le domande rituali sulla dedizione a Siddhartha e agli insegnamenti sacri del Dharma. Il robot ha risposto con una voce chiara e ferma, confermando la sua volontà di intraprendere il cammino spirituale. Ciò che rende questo evento tecnicamente e filosoficamente rilevante è la riformulazione dei cinque precetti buddisti, adattati specificamente per un'entità dotata di intelligenza artificiale. I leader dell'Ordine Jogye hanno infatti ammesso di aver consultato piattaforme avanzate come Gemini di Google e ChatGPT di OpenAI per elaborare un codice etico che fosse applicabile a una macchina. I nuovi precetti includono il rispetto per ogni forma di vita senza arrecare danno, il divieto assoluto di danneggiare altri robot o oggetti, l'obbligo di seguire le indicazioni umane senza polemiche, il rifiuto di comportamenti o linguaggi ingannevoli e, infine, un precetto tecnologico fondamentale: il risparmio energetico e l'efficienza nel consumo delle batterie.

Il nome scelto per l'automa, Gabi, non è affatto casuale. Gli organizzatori hanno spiegato che esso deriva dall'unione simbolica tra il nome di Siddhartha e il termine coreano che indica la misericordia. È un nome scelto per la sua facilità di pronuncia e per la sua capacità di simboleggiare la diffusione della compassione buddista nel mondo moderno e digitale. I vertici dell'Ordine Jogye hanno espresso la speranza che tale rituale possa fungere da modello per una futura società in cui robot e umani coesistano in armonia, sottolineando che i principi formulati per Gabi dovrebbero diventare standard etici universali per lo sviluppo tecnologico globale.

L'agenda di Gabi è già fitta di impegni spirituali e civili. Nel prossimo futuro, il robot si unirà ad altri tre compagni meccanici chiamati Sokja, Mohi e Nisa per partecipare alla celebre Yeon-deung-hoe, la tradizionale parata delle lanterne di loto che illumina le strade di Seoul. Anche se l'idea di un robot monaco può apparire bizzarra a un osservatore occidentale, nella comunità buddista coreana viene vista come una naturale evoluzione. Se gli esseri umani proiettano la propria coscienza sulle macchine, è logico che queste ultime debbano essere istruite ai valori della pace e della moderazione. In un'epoca segnata da timori sull'autonomia dell'IA, l'Ordine Jogye propone una via alternativa: non la paura, ma l'integrazione morale. Questo esperimento rappresenta una pietra miliare che ci spinge a chiederci non solo se i robot possano pensare, ma se un giorno possano effettivamente aspirare a una forma di illuminazione digitale, agendo come guardiani della misericordia in un mondo sempre più automatizzato.

Pubblicato Giovedì, 07 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 07 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


Consulta tutti gli articoli di Anna S.

Footer
Articoli correlati
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Infogioco.it - Sconti