Maxi causa contro Meta e Zuckerberg: l'editoria insorge per il furto di dati dell'intelligenza artificiale

Cinque colossi dell'editoria e lo scrittore Scott Turow accusano Meta di pirateria di massa per l'addestramento del modello Llama

Maxi causa contro Meta e Zuckerberg: l'editoria insorge per il furto di dati dell'intelligenza artificiale

Il panorama tecnologico e quello legale si scontrano in una battaglia senza precedenti che vede protagonista la società madre di Facebook. Nel cuore di New York, presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale, è stata depositata una denuncia collettiva che potrebbe segnare un punto di svolta definitivo per il futuro della proprietà intellettuale. Cinque dei più influenti editori mondiali — Hachette, Macmillan, McGraw Hill, Elsevier e Cengage — insieme al rinomato scrittore di thriller legali Scott Turow, hanno citato in giudizio Meta Platforms Inc. e il suo amministratore delegato, Mark Zuckerberg. L’accusa è pesantissima: aver orchestrato una delle più vaste operazioni di violazione del diritto d’autore nella storia moderna per alimentare lo sviluppo dei propri modelli di intelligenza artificiale della serie Llama.

Secondo quanto emerge dai documenti legali depositati in data recente, Meta avrebbe attinto illegalmente a una quantità colossale di dati protetti. Si parla di milioni di libri, saggi, articoli scientifici e testi accademici scaricati tramite canali illeciti e protocolli torrent da siti pirata ben noti, tra cui spicca il nome di LibGen. Gli attori della causa sostengono che la società non si sia limitata a un semplice web scraping dell’internet pubblico, ma abbia deliberatamente cercato archivi di materiale sotto copyright per affinare le capacità linguistiche e creative del proprio software. Questo processo di estrazione selvaggia avrebbe portato Meta a gestire oltre 267 Terabyte di dati ottenuti illegalmente, una mole di informazioni che, per intenderci, supera di gran lunga l’intero patrimonio cartaceo conservato nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

L’elemento che distingue questo procedimento giudiziario dai precedenti tentativi di autori e creativi risiede nel coinvolgimento diretto di Mark Zuckerberg. Gli avvocati dell’accusa sostengono di avere prove tangibili del fatto che il CEO abbia personalmente autorizzato e incoraggiato queste pratiche, ignorando i rischi legali a favore di una crescita accelerata nel settore dell’IA generativa. Nel corso del 2023, all’interno di Meta si sarebbe consumato un acceso dibattito interno: tra i mesi di gennaio e aprile dello stesso anno, il dipartimento di business development avrebbe considerato seriamente la possibilità di negoziare licenze con gli editori, ipotizzando un budget fino a 200 milioni di dollari per regolarizzare l'uso delle opere. Tuttavia, proprio nell’aprile del 2023, ogni trattativa è stata bruscamente interrotta. La ragione, secondo l'accusa, sarebbe una direttiva verbale di Zuckerberg volta a proteggere la strategia della difesa legale: ammettere il bisogno di una licenza per anche solo un libro avrebbe indebolito la tesi del Fair Use, ovvero il principio del 'giusto utilizzo' che l'azienda intende far valere in tribunale.

La documentazione interna citata nell'atto mette in luce una consapevolezza inquietante tra i ranghi dirigenziali di Menlo Park. Una nota interna datata 13 dicembre 2023 descriveva esplicitamente LibGen come un dataset basato sulla pirateria, consigliando di non rivelarne mai pubblicamente l'utilizzo. Nonostante ciò, i vertici avrebbero proceduto con l'addestramento di Llama, configurando un sistema capace di emulare non solo i contenuti, ma persino lo stile espressivo unico di autori come Scott Turow. Gli editori sottolineano come l’IA così istruita sia in grado di generare surrogati delle opere originali, sottraendo valore commerciale e dignità professionale ai creatori umani. Sebbene nel giugno 2025 (secondo i riferimenti della causa) il giudice federale Vincent Chhabria avesse parzialmente respinto istanze simili presentate da figure come Sarah Silverman, questa nuova offensiva si preannuncia molto più solida grazie alla documentazione sulle decisioni personali di Zuckerberg.

L'esito di questa disputa avrà ripercussioni globali. Da un lato, Meta promette una difesa aggressiva basata sulla libertà di innovazione e sulla dottrina del Fair Use, sostenendo che l'addestramento dei modelli non costituisca una copia diretta delle opere ma un apprendimento trasformativo. Dall'altro, il mondo dell'editoria internazionale chiede tutele ferree e una compensazione equa per il lavoro intellettuale. Se il tribunale di New York dovesse dare ragione agli editori, il colosso dei social media potrebbe trovarsi a pagare risarcimenti miliardari e a dover ridisegnare da zero le fondamenta tecnologiche di Llama, un evento che rallenterebbe drasticamente la corsa di Meta nel campo dell'intelligenza artificiale, ristabilendo però il primato del diritto d'autore nell'era delle macchine sapienti.

Pubblicato Mercoledì, 06 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 06 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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