La società Super Micro Computer si trova al centro di una controversa inchiesta che la vede coinvolta in presunte attività di contrabbando di acceleratori di Intelligenza Artificiale (AI) verso la Cina. Le accuse, mosse dalle autorità di regolamentazione statunitensi, puntano il dito contro figure chiave dell'azienda, gettando un'ombra sulla sua reputazione e scatenando ripercussioni finanziarie immediate.
Secondo quanto riportato da CNBC, l'atto d'accusa emesso dall'Ufficio del Procuratore Federale degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York, menziona individui legati a un produttore americano di apparecchiature server. Tuttavia, i nomi degli accusati rivelano che si tratta proprio di Super Micro Computer. Tra i soggetti coinvolti figurano Yih-Shyan Liaw, co-fondatore e membro del consiglio di amministrazione, Ruei-Tsan Chang, responsabile delle vendite a Taiwan, e Ting-Wei Sun, rappresentante di un appaltatore di Supermicro.
Le accuse delineano un presunto schema illecito orchestrato dai tre individui per esportare illegalmente server con acceleratori Nvidia in Cina. Il piano prevedeva l'utilizzo di una società di comodo nel Sud-Est asiatico, formalmente designata come destinatario finale delle merci. Un'ulteriore società sarebbe stata coinvolta per riconfezionare le spedizioni e occultare la loro destinazione finale in Cina.
Gli accusati avrebbero presumibilmente presentato agli ispettori delle scatole fittizie contenenti attrezzature diverse da quelle effettivamente spedite in Cina. Inoltre, avrebbero esercitato pressioni sugli organi di controllo e tentato di ingannare un funzionario del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti incaricato di verificare le spedizioni. Il rappresentante commerciale di Supermicro a Taiwan sarebbe stato coinvolto nella manipolazione dei documenti e avrebbe cercato di coinvolgere un revisore compiacente nell'ispezione.
Le indagini suggeriscono che Yih-Shyan Liaw avrebbe tentato di organizzare spedizioni di acceleratori Nvidia B200 in Cina tramite la società di comodo alla fine del 2024. Gli inquirenti avrebbero intercettato corrispondenza tra il rappresentante di Supermicro e i presunti complici. Nel 2025, egli avrebbe sollecitato i fornitori ad accelerare le spedizioni verso la Cina prima dell'entrata in vigore di nuove restrizioni ufficiali sull'export di tecnologie.
Al momento, due dei tre accusati sono stati arrestati, mentre il rappresentante di Supermicro a Taiwan è attualmente ricercato. La notizia ha avuto un impatto immediato sul valore delle azioni della società, che hanno subito un calo del 12%.
Questo caso solleva interrogativi cruciali sulle misure di controllo dell'export di tecnologie sensibili verso paesi considerati a rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Le accuse contro Supermicro evidenziano le sfide nel prevenire l'elusione delle normative e nel garantire la trasparenza delle catene di approvvigionamento globali. Le implicazioni per l'azienda potrebbero essere significative, con possibili sanzioni finanziarie, restrizioni commerciali e danni alla sua reputazione. Resta da vedere come si evolverà la situazione e quali saranno le conseguenze a lungo termine per Supermicro e per il settore tecnologico nel suo complesso.

