Una recente ricerca condotta da scienziati giapponesi dell'Università di Scienze di Tokyo ha portato alla luce un meccanismo preoccupante legato all'assunzione di integratori anti-età molto popolari. Lo studio si concentra sull'effetto delle poliammine, un gruppo di composti naturali che include sostanze come la spermidina e la putrescina, spesso promosse per le loro presunte proprietà di allungamento della vita e anti-invecchiamento.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Biological Chemistry, esamina nel dettaglio come queste sostanze potrebbero involontariamente favorire lo sviluppo del cancro. Le poliammine sono molecole essenziali presenti in tutte le cellule viventi, dove regolano la crescita cellulare e la sintesi proteica. Precedenti studi sugli animali avevano suggerito che la spermidina potesse migliorare la memoria e aumentare la longevità. Tuttavia, la stessa capacità di stimolare i processi cellulari rende le poliammine potenzialmente pericolose nel contesto delle malattie oncologiche.
L'obiettivo dei ricercatori era comprendere come queste sostanze influenzano il metabolismo delle cellule tumorali, in particolare la loro tendenza alla glicolisi aerobica, un processo in cui le cellule consumano zucchero senza utilizzare ossigeno, diventando una fonte primaria di energia per le formazioni maligne. Durante gli esperimenti su colture cellulari di cancro cervicale e al seno, i ricercatori hanno manipolato i livelli di poliammine e osservato la reazione di due proteine chiave: eIF5A1 e eIF5A2. Nonostante la somiglianza strutturale, queste proteine svolgono ruoli diversi: la prima è essenziale per mantenere la salute delle cellule normali, mentre la seconda è associata allo sviluppo e alla crescita dei tumori.
I risultati hanno mostrato che le poliammine non solo spingono le cellule cancerose ad adottare un metabolismo più attivo (glicolisi aerobica), ma aumentano anche direttamente la produzione della proteina "cattiva" eIF5A2. Questo processo avviene attraverso la rimozione di un "freno" naturale, rappresentato da una molecola di RNA chiamata miR-6514-5p, che normalmente inibisce la sintesi di questa proteina. Quando i ricercatori hanno rimosso le poliammine o la proteina eIF5A2 dalle cellule, la crescita delle cellule tumorali è rallentata significativamente. L'aggiunta di spermidina ha ripristinato la capacità del tumore di espandersi, dimostrando che le poliammine possono svolgere un ruolo critico nella proliferazione delle cellule cancerose esistenti.
Il biochimico Kyohei Higashi ha spiegato che l'attività biologica delle poliammine attraverso le proteine eIF5A differisce tra tessuti sani e cancerosi: nei tessuti normali, supportano la funzione dei mitocondri, mentre in quelli patologici promuovono la riproduzione delle cellule tumorali. È importante sottolineare che lo studio non afferma che le poliammine causino il cancro. Piuttosto, suggerisce che, se un processo canceroso è già in atto nell'organismo, le cellule maligne possono sfruttare le proprietà benefiche di questi composti per alimentare la loro crescita. L'individuazione del ruolo preciso della proteina eIF5A2 e della molecola regolatrice miR-6514-5p apre nuove prospettive per la terapia. La comprensione di questo meccanismo consente di sviluppare farmaci in grado di bloccare l'interazione tra le poliammine e le cellule tumorali, sopprimendo lo sviluppo del tumore senza danneggiare i tessuti sani.
Questi risultati potrebbero avere un impatto significativo sulle strategie di prevenzione e trattamento del cancro, suggerendo una maggiore cautela nell'uso di integratori contenenti poliammine, soprattutto in individui con predisposizione genetica o storia familiare di cancro. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati e per valutare il potenziale terapeutico di farmaci mirati a questo specifico meccanismo.

