Il panorama calcistico italiano sta vivendo una fase di profonda rigenerazione sotto la guida tecnica di Roberto Mancini, un allenatore capace di trasformare le difficoltà in opportunità tattiche. Il recente percorso della Nazionale Italiana, svoltosi tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, ha mostrato un volto duplice ma estremamente promettente. Tutto ha avuto inizio in una serata amara a Roma, lo scorso 25 settembre, quando i fischi dello stadio Olimpico hanno accompagnato una sconfitta netta contro il Belgio. Tuttavia, in soli undici giorni, il clima è radicalmente cambiato, culminando negli applausi scroscianti del pubblico di Bologna al termine della vittoria contro la Turchia presso lo stadio Dall'Ara il 5 ottobre.
Questo mini-ciclo di gare ha rappresentato un vero e proprio banco di prova per la tenuta psicologica del gruppo. Tra la disfatta romana e il trionfo bolognese, gli Azzurri hanno affrontato due trasferte insidiose che hanno definito il carattere della squadra. La prima a Bursa, in un ambiente infuocato dove il rischio di un crollo emotivo era altissimo, e la seconda a Parigi, nello scenario imponente dello Stade de France. Proprio nella capitale francese, l'Italia ha dimostrato di poter competere ai massimi livelli mondiali, gestendo la pressione e portando a casa un pareggio che vale quanto una vittoria per il morale e per la classifica. Sette punti conquistati in undici giorni rappresentano un bottino prezioso che rilancia le ambizioni della squadra in ottica qualificazione.
Il successo ottenuto a Bologna contro la formazione guidata da Vincenzo Montella non deve essere sottovalutato, nonostante le numerose assenze tra le fila turche. La Turchia si è presentata in Emilia-Romagna priva dei suoi diamanti più lucenti: Hakan Calhanoglu, Kenan Yildiz, Yilmaz e il talento del Real Madrid Arda Guler erano infatti indisponibili per infortuni o squalifiche. Questa situazione ha facilitato il compito degli uomini di Roberto Mancini, il quale ha approfittato dell'occasione per operare un massiccio turnover. Cambiare nove undicesimi della formazione titolare rispetto alla gara di Parigi è stata una mossa audace che ha pagato dividendi immediati, confermando che l'Italia dispone oggi di una rosa profonda e intercambiabile.
Tra le note più liete di questo periodo figurano senza dubbio le prestazioni dei giovani innesti. Sulla fascia destra, la spinta di Michael Kayode in fase difensiva e l'intraprendenza di Antonio Vergara in quella offensiva hanno creato grattacapi costanti alle difese avversarie. Queste "scoperte" tattiche permettono al CT di avere alternative valide ai titolari, garantendo freschezza atletica in un calendario internazionale sempre più compresso. Al centro dell'attacco, la staffetta tra Gianluca Scamacca e il giovane Pio Esposito si sta rivelando un'arma letale: entrambi hanno trovato la via del gol, dimostrando che il problema del centravanti, che ha afflitto la Nazionale per anni, sembra essere finalmente in fase di risoluzione.
La solidità difensiva rimane uno dei pilastri della gestione Mancini. Oltre alla garanzia assoluta rappresentata da Gianluigi Donnarumma, capitano e leader carismatico considerato da molti il miglior portiere al mondo, il reparto arretrato ha trovato nuove certezze. Se Alessandro Bastoni è ormai un veterano nonostante la giovane età, l'ascesa di Riccardo Calafiori aggiunge una dimensione moderna al gioco azzurro. La capacità di Calafiori di sganciarsi in avanti e partecipare alla manovra, come dimostrato dal suo inserimento nel tabellino dei marcatori, è un valore aggiunto fondamentale per una squadra che vuole imporre il proprio gioco.
Il centrocampo si conferma il vero motore della squadra. Se il trio composto da Sandro Tonali, Nicolò Barella e Nicolò Fagioli rappresenta l'eccellenza tecnica e dinamica, le alternative non sono da meno. Giocatori come Davide Frattesi, Doumbia e il giovane Romano hanno dimostrato di poter vestire la maglia da titolare senza far rimpiangere nessuno. In particolare, è stata lodata la gestione di Mancini nei confronti di Frattesi, protetto e valorizzato dopo un esordio complicato contro il Belgio, a testimonianza di una gestione del gruppo che punta molto sull'aspetto umano e sulla fiducia reciproca.
Guardando al futuro prossimo, il calendario mette l'Italia di fronte a sfide elettrizzanti. Il prossimo 12 novembre, lo stadio di San Siro a Milano ospiterà la super sfida contro la Francia, un match che promette di essere decisivo per il primato nel girone. Solo tre giorni dopo, il 15 novembre, gli Azzurri voleranno a Bruxelles per chiudere il girone contro il Belgio, cercando di riscattare la sconfitta dell'andata. La qualificazione, che sembrava compromessa dopo la notte del 25 settembre, è ora pienamente alla portata di un gruppo che ha ritrovato entusiasmo, gioco e, soprattutto, una profondità di organico che fa ben sperare per le competizioni internazionali del 2026. La strada verso il successo è ancora lunga, ma le premesse poste in questo autunno indicano che l'Italia è tornata stabilmente nel gotha del calcio europeo.

