A poche settimane dalla denuncia delle autorità di New York, Valve si trova nuovamente al centro di una bufera legale. Questa volta, si tratta di una class action intentata da un gruppo di consumatori, che accusa il colosso videoludico di pratiche illecite legate alle lootbox nei suoi titoli più popolari, tra cui Counter-Strike 2, Team Fortress 2 e Dota 2.
I querelanti sostengono che il sistema delle lootbox, implementato nei giochi di Valve, sia stato "meticolosamente progettato per estorcere denaro ai consumatori, inclusi i bambini, attraverso tattiche psicologiche ingannevoli e tipiche dei casinò". Il meccanismo è noto: i giocatori ricevono casse premio bloccate, le cui chiavi vengono vendute a circa 2,5 dollari. All'interno, si possono trovare oggetti digitali di valore variabile, da pochi centesimi a diverse centinaia o addirittura migliaia di dollari.
L'accusa si concentra sulla presentazione delle lootbox, descritta come una simulazione di una slot machine: "Le immagini dei possibili oggetti scorrono sullo schermo, ruotando velocemente e poi rallentando fino a fermarsi sul 'premio' del giocatore. I giocatori acquistano le chiavi e aprono le lootbox per la stessa ragione per cui le persone giocano alle slot machine: nella speranza di una vincita di valore".
Secondo i firmatari della class action, le lootbox non sono semplici elementi casuali all'interno dei giochi, ma un "modello di estrazione di denaro intenzionale e meticolosamente progettato". L'accusa si estende anche al Steam Community Market e alla piattaforma Steam stessa, ritenute "create appositamente" per facilitare lo scambio di beni digitali attraverso "URL di scambio".
La class action si appella alla legislazione dello stato di Washington, dove il gioco d'azzardo è definito come "una scommessa o il rischio di qualcosa di valore sull'esito di una competizione casuale o di un evento futuro imprevisto che non è sotto il controllo o l'influenza della persona". I querelanti sostengono che le lootbox di Valve rientrino perfettamente in questa definizione.
"Gli utenti scommettono denaro (il prezzo della chiave) sull'esito di una competizione casuale (la selezione casuale di un oggetto virtuale), e gli oggetti ottenuti sono 'cose che rappresentano valore' ai sensi dell'articolo RCW 9.46.0285, poiché possono essere venduti per denaro reale attraverso il mercato di proprietà di Valve e marketplace di terze parti che Valve ha creato e mantenuto", si legge nel documento.
Vale la pena notare che il sistema delle lootbox è presente in Counter-Strike e Dota 2 rispettivamente dal 2013 e 2012. In passato, Valve ha subito pressioni da parte delle autorità di regolamentazione nei Paesi Bassi e in Belgio. Recentemente, in Germania, i giocatori di Counter-Strike 2 hanno ottenuto una funzione di "scansione a raggi X" che permette di visualizzare il contenuto dei contenitori virtuali prima di aprirli. Questa mossa, pur non eliminando completamente il sistema delle lootbox, rappresenta un tentativo di mitigare le preoccupazioni legate alla trasparenza e al potenziale impatto psicologico sui giocatori, soprattutto i più giovani.
La battaglia legale è appena iniziata e le implicazioni per Valve e per l'industria videoludica nel suo complesso potrebbero essere significative. La decisione dei tribunali potrebbe infatti ridefinire i confini tra intrattenimento e gioco d'azzardo, influenzando il modo in cui le aziende progettano e commercializzano i propri prodotti.

