La lunga battaglia legale tra VLSI Technology e Intel ha subito un colpo di scena. La corte federale d'appello degli Stati Uniti ha annullato una precedente sentenza del 2024 che vedeva Intel non colpevole di violazione di brevetto nei confronti di VLSI, relativo a un metodo di misurazione della frequenza massima nei chip multi-core. Questa decisione riapre il caso, che risale al 2017, e lo rimanda al vaglio di una giuria.
Il fulcro della questione risiede nell'interpretazione di un brevetto detenuto da VLSI. L'azienda accusava Intel di aver infranto tale brevetto con i suoi processori. La corte d'appello ha stabilito che la complessità del caso non permetteva una risoluzione tramite un giudizio sommario, ritenendo necessario il coinvolgimento di una giuria per valutare la presunta violazione. Questa decisione non implica automaticamente la colpevolezza di Intel, ma annulla un esito anticipato favorevole all'azienda.
Parallelamente, la corte ha confermato l'esclusione di Ryan Sullivan, l'esperto di VLSI in materia di danni, dal processo. Il tribunale ha ritenuto che Sullivan non avesse adeguatamente esplicitato la metodologia e i calcoli alla base delle richieste di risarcimento danni avanzate da VLSI. Tuttavia, VLSI non è preclusa dalla possibilità di ottenere un risarcimento, a condizione che presenti un nuovo esperto in grado di fornire una valutazione più trasparente e documentata.
Un punto a favore di Intel è stata la decisione della corte di circoscrivere il potenziale calcolo dei danni. L'azienda è riuscita a convincere il tribunale che le presunte violazioni del brevetto, legate alle misurazioni, sarebbero avvenute al di fuori degli Stati Uniti, durante le fasi di test e imballaggio, e non durante la produzione delle piastre di silicio sul suolo americano. VLSI contesta questa interpretazione, aprendo un ulteriore fronte nella disputa.
Questo caso rappresenta solo uno degli episodi di una più ampia e articolata battaglia legale tra VLSI e Intel. VLSI ha intentato diverse cause contro Intel negli Stati Uniti e in altre giurisdizioni, sostenendo la violazione di ben 19 brevetti originariamente sviluppati da Freescale, NXP e SigmaTel. Questo contenzioso va avanti da metà degli anni 2010, con alterne fortune per le due parti: in alcuni casi i tribunali hanno dato ragione a VLSI, mentre in altri i brevetti sono stati dichiarati non validi.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla questione se un accordo di licenza stipulato da Intel con Finjan nel 2012 possa estendersi ai brevetti di VLSI. Poiché sia VLSI che Finjan sono controllate da Fortress Investment Group, Intel sostiene che la licenza comprenda i brevetti di Finjan e di altre entità sotto il medesimo controllo, e che quindi debba applicarsi anche al portafoglio di VLSI. Quest'ultima contesta fermamente questa interpretazione, affermando che l'accordo non la riguarda, essendo stata costituita solo quattro anni dopo la concessione della licenza e quindi non vincolata dalle sue condizioni.
A fare da sfondo a questa complessa vicenda, vi sono anche i cambiamenti nella struttura proprietaria di Fortress. Nel 2024, un consorzio guidato da Mubadala Investment Company ha acquisito una quota di maggioranza della società da SoftBank Group. Pur non influenzando direttamente l'esito del caso, questo cambiamento aggiunge ulteriore peso alla disputa sull'estensione degli accordi di licenza preesistenti a diversi portafogli di brevetti.
La riapertura del caso rappresenta un momento cruciale nella battaglia tra VLSI e Intel. L'esito del giudizio della giuria potrebbe avere implicazioni significative per entrambe le aziende, influenzando il valore dei rispettivi portafogli di brevetti e le strategie future nel settore dei microprocessori.

