Il burrascoso ritorno della MotoGP in Brasile, segnato da alluvioni, una voragine in pista e un asfalto problematico, ha lasciato un segno indelebile. In particolare, la riduzione improvvisa della distanza di gara, da 31 a 23 giri, ha scatenato polemiche e interrogativi. Piero Taramasso, responsabile Michelin MotoGP, ha voluto chiarire la posizione del fornitore unico di pneumatici, sottolineando che la decisione è stata presa esclusivamente a causa delle precarie condizioni dell'asfalto tra le curve 11 e 12 dell'Autodromo di Goiania.
"Quando è arrivata questa decisione a cinque minuti dalla partenza, tanta gente ci ha chiesto se fosse stata una cosa che veniva da noi" ha spiegato Taramasso. "In passato è successo che i fornitori di pneumatici avessero chiesto di accorciare le gare o di obbligare il cambio moto, ma noi sapevamo che le soluzioni che avevamo portato a Goiania non avrebbero avuto problemi a finire la corsa. Anzi, siamo stati sorpresi, perché non sapevamo neanche che ci fosse questo problema con l'asfalto alle curve 11 e 12. Per questo abbiamo voluto chiarire anche nel comunicato stampa che abbiamo fatto domenica che non è stata una decisione nostra".
Il deterioramento dell'asfalto, con la formazione di buche e la dispersione di detriti, ha inevitabilmente influenzato le prestazioni degli pneumatici. "Quando la pista è rovinata in quel modo, può accentuare chiaramente l'usura ed anche alzare la temperatura degli pneumatici" ha confermato Taramasso. Alcuni piloti hanno cercato di evitare le zone danneggiate, mentre altri le hanno affrontate direttamente, sollevando pietruzze pericolose per chi li seguiva. Nonostante ciò, Michelin non ha riscontrato anomalie significative nelle gomme a fine gara.
Taramasso ha inoltre espresso il parere che sarebbe stato più opportuno ritardare la partenza per permettere ai team di adeguare le strategie. "Sì, senza dubbio sarebbe stato meglio fermare tutto e posticipare la partenza, mettendo al corrente tutti i piloti ed i team, che come noi non hanno saputo niente fino all'ultimo secondo. In questo modo si sarebbero potute fare anche delle valutazioni differenti sia a livello di scelte per la gomma posteriore che a livello di pressioni, ma avrebbero potuto anche ridurre la quantità di benzina nel serbatoio. Diciamo che oggi è tutto talmente spinto al limite che questi sono tutti parametri che pesano quando riduci di 8 giri una gara di 31. Tra l'altro, avendo accorciato la gara, non ci sarebbero stati neppure problemi di timing ritardando il via di qualche minuto".
Nonostante le difficoltà logistiche e strutturali, il GP del Brasile ha offerto spunti interessanti sul fronte sportivo, con la vittoria di Marc Marquez nella Sprint del sabato e il trionfo di Marco Bezzecchi (Aprilia) nella gara domenicale. Taramasso ha confermato che le simulazioni Michelin si sono rivelate accurate, prevedendo le difficoltà del circuito sia per le gomme anteriori che posteriori. L'usura degli pneumatici è stata contenuta grazie al buon grip offerto dalla pista nuova, ma la gestione delle temperature elevate, soprattutto domenica con l'asfalto a 57 gradi, ha rappresentato una sfida cruciale per team e piloti.
In merito alle scelte degli pneumatici, i piloti si sono orientati verso la mescola dura all'anteriore, per il maggior sostegno e tenuta sul lato destro, mentre al posteriore hanno optato per la soft o la media. "Al posteriore, la soft e la media hanno fatto bene il loro lavoro. Venerdì si è visto subito che la pista era molto sporca e la poiggia non ha aiutato, quindi non ci sono mai state delle condizioni ideali per spingere. Infatti i tempi sono stati attorno all'1'20"-1'21", quando dalle nostre simulazioni si sarebbe dovuti stare sull'1'17". Il sabato è andata già un po' meglio, perché la pista era asciutta e cominciava a gommarsi. Il grosso problema era che appena uscivi dalla traiettoria la pista era ancora molto sporca, quindi abbiamo visto tante cadute e anche tanti giri abortiti. Dopo la Sprint però era già abbastanza chiaro che entrambe le gomme avrebbero potuto fare la gara lunga. All'anteriore invece si sono indirizzati tutti verso la dura, perché era l'opzione che offriva un po' più di sostegno ed anche un po' più di tenuta sul lato destro, che era quello di cui avevano bisogno i piloti su una pista con un layout così asimmetrico".
La mescola media ha offerto maggiore stabilità e un equilibrio più neutro alla moto, mentre la soft ha generato un extra-grip che ha richiesto una maggiore attenzione nella gestione dell'anteriore. Pedro Acosta, che ha osato la soft nella gara lunga, sembra averne pagato le conseguenze nella seconda parte. Tuttavia, Taramasso ritiene che la scelta della mescola sia stata una questione di feeling personale, dato che le performance erano simili. In generale, il degrado degli pneumatici è stato limitato grazie al buon grip dell'asfalto.

