Il 28 marzo 2026 ha segnato un punto di svolta nella storia di internet: per la prima volta, oltre il 50% degli utenti Google a livello globale si è connesso ai servizi del colosso di Mountain View tramite il protocollo IPv6. Un traguardo significativo, che testimonia la crescente adozione di questo standard destinato a superare il vetusto IPv4.
Secondo le statistiche di APNIC, l'IPv6 è già utilizzato dal 43% della popolazione mondiale, con le regioni asiatica e americana prossime a superare la soglia del 50%. Cloudflare, dal canto suo, stima che il 40% del traffico internet globale transiti attraverso IPv6, un dato che non si limita al conteggio degli indirizzi client, ma riflette l'effettivo volume di dati trasferiti.
L'IPv4, nato negli anni '80, con i suoi teorici 4,3 miliardi (e pratici 3,7 miliardi) di indirizzi, sembrava una risorsa inesauribile. Tuttavia, la crescita esponenziale di internet, l'avvento dei dispositivi mobili e, soprattutto, l'esplosione dell'Internet of Things (IoT) hanno rapidamente saturato questo spazio. L'IANA, l'ente che controlla il segmento nordamericano della rete, ha esaurito le scorte di indirizzi IPv4 già nel 2011, seguita nel 2019 dal suo omologo europeo, il RIPE NCC, e dalle regioni Asia e America Latina.
La scarsità di indirizzi IPv4 ha fatto lievitare i prezzi: nel 2019, un singolo indirizzo veniva venduto a 50 dollari, mentre oggi interi blocchi sono utilizzati come garanzia per prestiti. Anche avviare un server cloud è diventato più costoso: Amazon, ad esempio, addebita dal 2024 una tariffa di 0,005 dollari all'ora per ogni indirizzo IPv4 assegnato.
Oggi, le ragioni per non abbracciare l'IPv6 sono sempre meno. Le prime soluzioni di tunneling IPv6 in IPv4 erano complesse e instabili, e la diffusione è stata rallentata dalla tecnologia NAT, che permette a più dispositivi di condividere un singolo indirizzo IPv4. Alcuni sostenevano che i 20 byte aggiuntivi nell'header del pacchetto IPv6 avrebbero comportato una perdita di banda e un maggiore carico del processore. Tuttavia, test condotti da Facebook già 11 anni fa dimostravano un aumento della velocità di connessione del 10-15% con IPv6, mentre Akamai rilevava un'accelerazione nel caricamento delle pagine mobile.
La capacità di IPv6, pari a 2¹²⁸ indirizzi, elimina la necessità del NAT, consentendo a qualsiasi dispositivo di connettersi direttamente a qualsiasi altro, con conseguente accelerazione delle connessioni. L'adozione di IPv6 rappresenta quindi un passo fondamentale per un internet più veloce, efficiente e capace di supportare la continua crescita del numero di dispositivi connessi.

