Nvidia e il predominio asiatico: la dipendenza produttiva sale al 90%

Mentre i nuovi chip Jetson Thor per la robotica conquistano il mercato, il legame con TSMC e Samsung diventa vitale per il futuro dell'intelligenza artificiale fisica

Nvidia e il predominio asiatico: la dipendenza produttiva sale al 90%

Il panorama tecnologico globale sta assistendo a un consolidamento senza precedenti della catena di approvvigionamento di Nvidia verso il continente asiatico. Secondo le recenti analisi pubblicate da Bloomberg, la quota dei fornitori orientali nei costi di produzione del colosso di Santa Clara ha raggiunto la vertiginosa cifra del 90%, segnando un balzo clamoroso rispetto al 65% registrato soltanto un anno fa. Questo spostamento non è solo un dato statistico, ma riflette una trasformazione strutturale del settore dei semiconduttori, dove l'integrazione tra progettazione americana e manifattura asiatica è diventata il pilastro fondamentale per sostenere l'esplosione dell'intelligenza artificiale generativa e fisica. Il fulcro di questa rete vede protagonisti giganti come TSMC per la fusione dei chip, Samsung e SK hynix per le memorie ad altissime prestazioni, e aziende del calibro di Foxconn e Quanta per l'assemblaggio finale dei server destinati ai data center di tutto il mondo. Tuttavia, la strategia di Nvidia sta andando oltre la semplice fornitura per i grandi elaboratori cloud, puntando con decisione verso nuove categorie di prodotti che promettono di rivoluzionare la robotica e il settore automobilistico.

Nel cuore di questa nuova era troviamo la piattaforma Jetson Thor, una soluzione dedicata alla robotica avanzata che è stata lanciata nell'agosto 2023 e che poggia le sue fondamenta sulla sofisticata architettura grafica Blackwell. La produzione di questi componenti è affidata esclusivamente ai processi a 3 nanometri di TSMC, una tecnologia talmente avanzata che la competizione per accaparrarsi le quote di produzione è diventata una sfida geopolitica oltre che commerciale. La gamma si divide in modelli di potenza differente: l'ammiraglia T5000 è capace di sprigionare una performance di 2070 Tflops in modalità FP4, supportata da ben 128 GB di memoria LPDDR5X. Recentemente, durante il CES 2026, Nvidia ha presentato anche il modello T4000, una versione più accessibile ma comunque potentissima, con 1200 Tflops e 64 GB di memoria, proposta a un prezzo di listino di 1999 dollari. Entrambe le versioni utilizzano nuclei processore Arm Neoverse-V3AE, integrando memorie fornite da Samsung o SK hynix, sottolineando come ogni singolo componente critico provenga dai centri di eccellenza asiatici. Partner strategici come Boston Dynamics e Amazon Robotics hanno già integrato queste piattaforme nei loro sistemi, mentre il colosso coreano LG ha confermato di voler esplorare collaborazioni strategiche con Nvidia proprio nel campo dell'intelligenza artificiale fisica.

Parallelamente allo sviluppo della robotica, Nvidia sta spingendo sull'acceleratore nel settore automotive con il sistema Drive AGX Thor. Anche questo SoC (System on a Chip) sfrutta l'architettura Blackwell e i processi a 3 nanometri, entrando in diretta competizione con i chip per data center per l'accesso alle limitate linee di produzione di TSMC. Un aspetto interessante evidenziato dagli esperti riguarda il fatto che, sebbene questi prodotti per l'IA fisica non richiedano il complesso packaging CoWoS (Chip-on-Wafer-on-Substrate) — che rappresenta attualmente il principale collo di bottiglia per le GPU dei data center — essi dipendono comunque in modo critico dai wafer a 3nm e dalle memorie LPDDR5X di produzione asiatica. Questa dinamica sta portando a una saturazione del mercato che costringe l'azienda a scelte drastiche: alla fine di aprile 2024, è emerso che Nvidia ha accelerato il ritiro dal mercato dei vecchi moduli Jetson TX2 e Xavier. Il motivo risiede nella scarsità di memorie LPDDR4, la cui produzione è stata progressivamente abbandonata da Samsung per favorire prodotti più redditizi legati all'intelligenza artificiale, spingendo forzatamente i clienti verso le nuove architetture Orin o Thor.

Nonostante i massicci investimenti annunciati per diversificare geograficamente la produzione, la strada verso l'indipendenza dall'Asia appare ancora lunga e tortuosa. Nvidia ha infatti investito circa 500 miliardi di dollari per potenziare la produzione di server negli Stati Uniti in collaborazione con Foxconn, Wistron, Amkor e SPIL. In particolare, in Arizona si stanno costruendo impianti all'avanguardia per il packaging avanzato, ma queste strutture non hanno ancora raggiunto la piena capacità operativa. Al momento, si verifica una situazione paradossale: i chip prodotti nelle fabbriche TSMC in Arizona devono ancora essere spediti a Taiwan per le fasi finali di confezionamento prima di poter essere immessi sul mercato. Mentre la domanda di intelligenza artificiale continua a crescere esponenzialmente, con il packaging CoWoS che vede un incremento produttivo dell'80% annuo, la realtà industriale conferma che il baricentro dell'innovazione e della produzione rimane saldamente ancorato in Oriente. La sfida per Nvidia nei prossimi anni sarà quella di bilanciare questa estrema efficienza asiatica con le crescenti pressioni per una catena di approvvigionamento più resiliente e localizzata, in un contesto dove la velocità di evoluzione tecnologica non sembra concedere pause.

Pubblicato Lunedì, 04 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 04 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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