Il clima all'interno di id Software, lo storico studio di Richardson in Texas, è diventato incandescente a seguito delle recenti dichiarazioni di Hugo Martin, game director dell'attesissimo Doom: The Dark Ages. In un momento di profonda trasformazione per l'industria videoludica, le parole del leader dello studio hanno innescato una reazione a catena tra ex dipendenti e attuali collaboratori, portando alla luce una frattura interna che sembra insanabile. La polemica nasce dalla gestione della recente ondata di licenziamenti che ha colpito duramente l'azienda, ridimensionando drasticamente una delle realtà più iconiche del gruppo Xbox e Microsoft.
Secondo quanto emerso da diverse fonti vicine allo studio, ben 136 professionisti sono stati allontanati da id Software. Questa mannaia non ha risparmiato settori vitali: sono stati smantellati il team dedicato a Quake Champions, gran parte del reparto di controllo qualità (QA) e, dato ancora più allarmante, quasi l'intero corpo di programmatori e specialisti del motore grafico idTech. Questi tagli hanno riportato l'organico dello studio ai livelli numerici del lontano 2016, annullando anni di espansione e crescita professionale avvenuti durante lo sviluppo di capitoli di successo come Doom Eternal.
Durante una recente diretta streaming, Hugo Martin ha cercato di rassicurare la community e gli investitori affermando che il motore idTech è "vivo e vegeto" e negando categoricamente che lo studio sia stato "ridotto in polvere o sventrato". Martin ha insistito sul fatto che il team di Doom è ancora al suo posto, ma queste affermazioni sono state accolte con rabbia e sdegno da chi ha vissuto i tagli sulla propria pelle. Le testimonianze raccolte da testate di settore indicano infatti che circa due terzi degli sviluppatori veterani che avevano lavorato al reboot di Doom (2016) e che erano ancora in forza nel 2026 sono stati licenziati senza troppi complimenti. Tra questi figurano figure poliedriche e fondamentali per l'architettura tecnica dello studio.
La discrepanza tra la narrativa ufficiale e la realtà quotidiana dei lavoratori è evidente. Un dipendente attuale, che ha preferito rimanere anonimo per timore di ritorsioni, ha commentato amaramente che "la verità è che il team di Doom è per metà presente e per l'altra metà gettato via". Questa situazione proietta un'ombra sinistra sulla produzione di Doom: The Dark Ages, poiché la perdita di competenze tecniche così specifiche potrebbe compromettere l'ottimizzazione e l'innovazione tecnologica che da sempre contraddistinguono i titoli di id Software. La storia stessa dello studio rivela quanto sia fragile l'equilibrio produttivo: tra il 2010 e il 2011, l'azienda si trovava in una posizione disastrosa, con un turnover di personale così elevato da rischiare la chiusura definitiva.
Per portare a termine il miracoloso rilancio del 2016, id Software aveva dovuto accelerare massicciamente le assunzioni tra il 2013 e il 2014, ricorrendo pesantemente anche a collaborazioni esterne con studi come Escalation Studios (poi diventata Bethesda Dallas) e Certain Affinity, che fornirono rispettivamente 21 e 140 sviluppatori per completare il progetto. Molti di quei veterani che avevano affrontato turni di lavoro massacranti e un volume assurdo di straordinari per salvare il franchise di Doom sono oggi tra le vittime dell'attuale ondata di licenziamenti. È un paradosso crudele che proprio le persone responsabili della rinascita dello studio siano state considerate sacrificabili nell'ambito della ristrutturazione globale di Xbox.
Questi tagli non sono infatti isolati, ma rientrano in un piano di ridimensionamento più vasto orchestrato da Microsoft, che ha già visto l'allontanamento di 1600 dipendenti in varie divisioni, con la previsione di ulteriori 1600 esuberi entro il prossimo anno. In questo contesto, l'ottimismo di facciata dei dirigenti appare come un tentativo disperato di mantenere alta la fiducia del mercato in vista del lancio di nuovi prodotti, ignorando il costo umano e tecnico di tali decisioni. Il rischio concreto è che id Software perda la sua identità di pioniere tecnologico, diventando una struttura più snella ma priva di quella memoria storica necessaria per spingere il motore idTech verso nuovi orizzonti nel panorama competitivo del 2026.
In conclusione, mentre Hugo Martin continua a promuovere Doom: The Dark Ages come il culmine del lavoro dello studio, le voci che arrivano dall'interno raccontano una storia di risentimento e incertezza. Il futuro di id Software dipenderà non solo dal successo commerciale del prossimo gioco, ma dalla capacità dello studio di ricostruire la fiducia con i propri dipendenti e di preservare un'eredità tecnica che sembra essere stata messa seriamente a repentaglio da logiche puramente finanziarie. La comunità dei giocatori osserva con attenzione, consapevole che dietro ogni grande titolo ci sono persone il cui contributo non può essere cancellato con un semplice comunicato stampa o una rassicurazione in streaming.

