Il panorama del calcio italiano torna a tremare sotto il peso di un’inchiesta che minaccia di riscrivere i rapporti di forza e la credibilità delle istituzioni arbitrali. Al centro del ciclone, coordinato dalla Procura di Milano, si trova la figura di Gianluca Rocchi, l'ex designatore nazionale, oggi al centro di un’indagine delicatissima che ipotizza una vera e propria frode sportiva basata su designazioni arbitrali pilotate. L'ultimo tassello di questo complesso mosaico investigativo, emerso in data 7 maggio 2026, riguarda un presunto incontro avvenuto presso lo stadio San Siro di Milano il 2 aprile 2025. Secondo le ricostruzioni del pubblico ministero Maurizio Ascione, a quel vertice avrebbe partecipato non solo Gianluca Rocchi, ma anche Giorgio Schenone, figura chiave in quanto club referee manager dell'Inter. Sebbene Giorgio Schenone non risulti attualmente iscritto nel registro degli indagati, la sua posizione è oggetto di estrema attenzione da parte della Guardia di Finanza, che intende chiarire se la sua presenza possa aver influenzato le scelte tecniche per favorire o tutelare la società nerazzurra.
Le accuse mosse dalla magistratura milanese si concentrano su una presunta «combine» volta a schermare o garantire specifiche direzioni di gara. In particolare, sotto la lente degli inquirenti sono finite le designazioni dei fischietti Daniele Doveri e Andrea Colombo. L'ipotesi accusatoria suggerisce che, durante il match di andata della semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, si siano gettate le basi per una gestione strategica degli arbitri. Nello specifico, Gianluca Rocchi avrebbe agito per assicurare che Daniele Doveri, arbitro apparentemente non gradito alla dirigenza dell'Inter, venisse impiegato nella gara di ritorno della semifinale. Questa mossa, secondo la Procura di Milano, sarebbe servita a "bruciare" la candidatura di Daniele Doveri per l'eventuale finale o per i big match decisivi di campionato, garantendo così ai nerazzurri una strada libera da direttori di gara considerati ostili nelle fasi calde della stagione.
Parallelamente, l'indagine si focalizza sulla figura di Andrea Colombo, definito invece un arbitro "gradito". Il patto siglato all'ombra dello stadio Meazza avrebbe previsto la sua designazione per la sfida cruciale Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Questi movimenti, se confermati, delineerebbero un sistema di controllo del campionato che va ben oltre la semplice dialettica sportiva, configurandosi come una manipolazione sistematica del merito e dell'imparzialità. Le prove a supporto di tale tesi poggerebbero su una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali captate nell'aprile del 2025. In una conversazione tra Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore VAR anch'egli indagato e autosospeso, si farebbe esplicito riferimento a un tale «Giorgio». L’incrocio dei tabulati telefonici e le testimonianze raccolte hanno spinto gli investigatori a identificare questo misterioso interlocutore proprio in Giorgio Schenone, la cui audizione davanti ai magistrati è prevista a breve.
Mentre la giustizia ordinaria procede a passo spedito nel tentativo di scoperchiare quello che viene definito il "nuovo sistema", la giustizia sportiva rimane per ora alla finestra. Il pm Maurizio Ascione ha infatti confermato che, a causa del segreto investigativo che ancora copre gran parte degli atti, non è possibile trasmettere i fascicoli alla Procura della FIGC. Questo stallo burocratico crea una situazione di incertezza all'interno dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA), già scossa dalle autosospensioni dei suoi massimi vertici. La domanda che appassionati e addetti ai lavori si pongono riguarda la reale portata di queste pressioni: si è trattato di semplici lamentele di un club, seppur veicolate attraverso canali non istituzionali, o di un vero e proprio condizionamento esterno capace di alterare la regolarità delle competizioni in Italia?
Le prospettive future dell'inchiesta sono legate alla capacità della Guardia di Finanza di trovare riscontri oggettivi alle pretese avanzate nei confronti del designatore. Se venisse provato che Gianluca Rocchi abbia ceduto alle pressioni per favorire l'Inter o per penalizzare altre squadre attraverso le designazioni di Daniele Doveri o Andrea Colombo, il danno d'immagine per il calcio italiano sarebbe incalcolabile. In questo scenario, la posizione di Giorgio Schenone diventa cruciale: pur non essendo indagato, le sue dichiarazioni potrebbero aprire nuovi squarci sui metodi di comunicazione tra i club di Serie A e i vertici arbitrali. Resta da capire se il ruolo di club referee manager, nato con l'intento di migliorare il dialogo tecnico, non sia stato invece utilizzato come grimaldello per esercitare influenze indebite. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se l'inchiesta di Milano porterà a un rinvio a giudizio per frode sportiva, segnando un punto di non ritorno per il sistema calcio in Italia.

