In casa Audi, l'attenzione è focalizzata sulla power unit della R26, un elemento che si è rivelato cruciale nelle prime gare della stagione 2026. Da tempo si sapeva che il cuore pulsante delle monoposto avrebbe giocato un ruolo fondamentale, e i primi Gran Premi hanno confermato questa previsione.
La R26 ha mostrato il potenziale per competere nel centro gruppo e persino puntare alla top 10 su circuiti diversi. Tuttavia, i punti conquistati finora non riflettono appieno le capacità della vettura sviluppata a Hinwil. A limitare le prestazioni è soprattutto la power unit, che ha evidenziato due criticità principali: la velocità sui rettilinei e le partenze.
Nel Gran Premio del Giappone, Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg hanno perso rispettivamente 5 e 6 posizioni al via, un problema che si è ripetuto anche in altre occasioni. La power unit Audi, come quelle di altri costruttori, è dotata di un turbo di grandi dimensioni, che fatica a fornire la spinta necessaria in tempi brevi. L'inerzia del turbo richiede più tempo per generare la pressione di sovralimentazione desiderata, influenzando negativamente l'accelerazione iniziale.
Questa problematica si ripercuote anche sul primo giro di gara, dove l'apporto della parte elettrica della power unit è fondamentale per compensare le carenze del motore termico. L'energia elettrica diventa quindi cruciale per fornire la coppia necessaria durante la fase di spinta del turbo.
Mattia Binotto, team principal di Audi, ha ammesso le difficoltà: “È stata una partenza negativa in Giappone, e non è la prima volta. Chiaramente, non è il nostro punto di forza. Stiamo lavorando per risolvere questo problema, ma non è una cosa facile da sistemare”. Binotto ha inoltre sottolineato che migliorare le partenze è una priorità assoluta, poiché vanifica il lavoro svolto in qualifica.
Quasi tutti i produttori di motori di F1, ad eccezione di Mercedes, sperano di poter usufruire dell'ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), un sistema della FIA che consente a chi ha un propulsore con prestazioni inferiori del 2-4% rispetto al riferimento di apportare modifiche per migliorare le prestazioni. Chi è al di sotto del 4% può ricevere ulteriori concessioni, come maggiore tempo al banco prova e flessibilità nel budget.
Tuttavia, l'ADUO non è una soluzione immediata. I risultati delle misurazioni saranno disponibili tra diverse gare, e le squadre dovranno studiare, sviluppare e implementare le modifiche ai propri propulsori. Questo processo richiederà tempo, e le modifiche potrebbero essere introdotte solo sul terzo motore termico a disposizione per l'intera stagione.
Binotto ha spiegato che i tempi di sviluppo di un motore sono molto lunghi e che gran parte del divario rispetto ai top team deriva dalla power unit. Audi ha un piano per recuperare, ma lo sviluppo di un motore, soprattutto per quanto riguarda determinati concetti, richiede tempo. Per questo motivo, l'obiettivo di lottare per il titolo mondiale è stato fissato per il 2030.
“Dobbiamo essere pazienti”, ha concluso Binotto. “Siamo ambiziosi e vorremmo risolvere i problemi in poche gare, ma a volte non è possibile. Dobbiamo capire esattamente dove siamo come squadra, quali sono i piani e seguirli. I miracoli non sono possibili”. La sfida per Audi è quindi quella di affrontare le criticità della power unit con un approccio pragmatico e paziente, sfruttando al meglio le opportunità offerte dall'ADUO per colmare il divario con i concorrenti.

