Gelo tra Trump e Xi sui semiconduttori: i mercati affondano e Nvidia trema

Il fallimento del vertice di Pechino sulla vendita dei chip IA scatena un'ondata di vendite a Wall Street e nelle borse asiatiche ed europee

Gelo tra Trump e Xi sui semiconduttori: i mercati affondano e Nvidia trema

Il panorama geopolitico e tecnologico globale ha subito uno scossone senza precedenti nelle ultime ore, in seguito all'esito deludente del vertice tenutosi a Pechino tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader cinese Xi Jinping. Nonostante le aspettative altissime da parte degli investitori internazionali, l'incontro si è concluso senza la firma di accordi significativi nel comparto strategico dei semiconduttori, segnando un punto di rottura nelle relazioni commerciali legate all'intelligenza artificiale. Il mancato sblocco delle vendite di hardware avanzato di Nvidia verso la Cina ha immediatamente innescato un'ondata di panico sui listini azionari mondiali, bruciando miliardi di dollari di capitalizzazione in una singola sessione di borsa.

La missione diplomatica americana era stata interpretata come un tentativo di distensione, data la presenza di una delegazione di altissimo profilo che comprendeva i pesi massimi della tecnologia mondiale. Accanto a Donald Trump, sono sbarcati in Cina figure del calibro di Jensen Huang, CEO di Nvidia, Elon Musk, alla guida di Tesla e SpaceX, e Tim Cook, amministratore delegato di Apple. La presenza di questi leader industriali aveva alimentato la speranza che si potesse giungere a un compromesso per allentare le restrizioni all'export, permettendo al colosso dei chip Nvidia di tornare a dominare il mercato cinese con i suoi acceleratori di punta. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali rilasciate al termine del summit hanno gelato l'entusiasmo della vigilia, confermando che il tema dei microchip non è stato al centro dei colloqui risolutivi.

In particolare, Washington aveva già formalmente autorizzato l'esportazione degli avanzati acceleratori Nvidia H200, una mossa interpretata come un ramoscello d'ulivo teso verso il Dragone. La sorpresa più amara per i mercati è arrivata dalla reazione di Pechino: la Cina ha infatti deciso di non procedere con gli acquisti, optando per una strategia di totale autosufficienza tecnologica. Donald Trump ha ammesso che il governo cinese sembra ora intenzionato a sviluppare internamente le proprie soluzioni hardware per l'intelligenza artificiale, rifiutando la dipendenza dai componenti americani proprio nel momento in cui le restrizioni stavano venendo allentate. Questo rifiuto ha scosso profondamente la fiducia degli investitori, che vedono ora svanire una fetta consistente dei ricavi futuri per le aziende occidentali.

Le ripercussioni sui mercati sono state immediate e brutali. Il titolo di Nvidia ha perso il 4% in poche ore, mentre Intel è sprofondata del 6% e AMD ha registrato un calo del 4%. In Corea del Sud, la società SK hynix, fornitore cruciale di memorie ad alte prestazioni per le GPU di Nvidia, ha subito un crollo del 7,7%. Anche l'Europa non è rimasta immune: STMicroelectronics, fornitore chiave per Tesla e Apple, ha ceduto il 5,4%, mentre la tedesca Infineon Technologies è arretrata del 5,5%. Particolarmente significativa la flessione del 5% di ASML, l'azienda olandese che detiene il monopolio delle macchine per la litografia ultravioletta estrema, essenziali per la produzione di qualsiasi chip moderno. La contrazione ha colpito un settore che fino a pochi giorni fa era in piena euforia, trainato dal successo della quotazione di nuove realtà come Cerebras, il cui debutto in borsa aveva fatto segnare un rialzo record del 68%.

Il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha cercato di ridimensionare la portata del fallimento durante un'intervista rilasciata a Bloomberg, sottolineando come la Cina percepisca le alte tecnologie americane come una minaccia esistenziale alla propria crescita sovrana. Secondo Greer, la leadership cinese è profondamente impegnata nel potenziamento della manifattura interna, temendo che l'adozione di standard statunitensi possa frenare lo sviluppo di un ecosistema digitale autoctono. Questa determinazione cinese a perseguire l'indipendenza tecnologica rappresenta una sfida monumentale per la strategia economica di Donald Trump, che puntava a riequilibrare la bilancia commerciale proprio attraverso l'export di prodotti ad alto valore aggiunto.

Analizzando il contesto attuale, emerge una trasformazione radicale del mercato globale. Se fino al 2024 e 2025 le frizioni erano dominate dai controlli alle esportazioni imposti dagli Stati Uniti per motivi di sicurezza nazionale, nel 2026 la situazione sembra essersi ribaltata: è ora la Cina a porre barriere all'ingresso, preferendo investire massicciamente in fonderie locali e architetture proprietarie. Questo scenario di "decoupling" tecnologico rischia di creare due ecosistemi separati e incompatibili, con gravi conseguenze per la catena di approvvigionamento globale e per i margini di profitto delle big tech. La mancanza di un accordo tra Trump e Xi non è solo una battuta d'arresto commerciale, ma il segnale che la guerra fredda dei semiconduttori è entrata in una nuova, più gelida fase, dove la diplomazia dei miliardari non sembra più sufficiente a colmare il divario tra le due superpotenze.

Pubblicato Lunedì, 18 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 18 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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