Il panorama dell'intelligenza artificiale sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da una delle battaglie legali più significative del decennio: il confronto giudiziario tra Elon Musk e OpenAI. Recentemente, il tribunale ha accolto la testimonianza di una figura chiave in questa complessa ragnatela di interessi, Satya Nadella, CEO di Microsoft, portando alla luce dettagli finanziari e strategici finora rimasti confinati nelle stanze del potere della Silicon Valley. Dalle deposizioni emerse questa settimana, è diventato pubblico un dato sbalorditivo: investendo inizialmente nel progetto, il colosso di Redmond prevedeva un ritorno economico complessivo pari a 92 miliardi di dollari. Questa cifra, contenuta in documenti interni risalenti all'inizio del 2023, è stata discussa apertamente in aula, evidenziando come la scommessa di Microsoft su OpenAI non fosse un semplice atto di supporto tecnologico, ma una manovra finanziaria di portata storica.
Durante la sua testimonianza, Satya Nadella ha ammesso con pragmatismo che tali investimenti hanno dato i loro frutti proprio perché l'azienda ha accettato di correre rischi considerevoli in un momento in cui il futuro dell'IA generativa era ancora incerto. Entro l'inizio del 2023, l'esborso totale di Microsoft non aveva superato i 13 miliardi di dollari, rendendo la società il principale sostenitore esterno della startup. Tuttavia, il valore di questa partecipazione è esploso parallelamente al successo globale di ChatGPT. Già nell'ottobre dell'anno precedente, la quota detenuta da Microsoft era stimata intorno ai 135 miliardi di dollari, mentre la capitalizzazione di OpenAI ha raggiunto l'incredibile cifra di 852 miliardi di dollari entro la fine di marzo 2025. Il legame tra le due realtà è iniziato nel 2019 con un primo miliardo di dollari, raddoppiato nel 2021 e seguito da una massiccia iniezione di ulteriori 10 miliardi di dollari nel 2023, decisioni di cui Nadella si è detto estremamente orgoglioso davanti ai giudici.
Dall'altra parte della barricata, Elon Musk muove accuse pesantissime verso i suoi ex soci. Il fondatore di Tesla e SpaceX sostiene che OpenAI abbia tradito la sua missione filantropica originale per trasformarsi in una realtà puramente commerciale, spinta proprio dai capitali di Microsoft. Secondo Musk, l'alleanza avrebbe snaturato la natura open-source della startup, rendendola di fatto una sussidiaria chiusa del gigante informatico. Nel tempo, Microsoft e OpenAI sono diventate concorrenti dirette in diversi settori, pur mantenendo un legame strutturale profondo: dopo la ristrutturazione dello scorso anno, Microsoft detiene circa il 27% delle azioni. I vertici di entrambe le aziende respingono però le accuse, definendole prive di fondamento e strumentali agli interessi di xAI, la nuova startup di intelligenza artificiale creata da Musk nel 2023 per sfidare i suoi vecchi alleati. Musk ha dichiarato che sono stati proprio quei dieci miliardi di dollari versati nel 2023 a convincerlo definitivamente della deviazione etica di OpenAI, portandolo alla decisione di procedere per vie legali nel 2024.
Interrogato su questo punto, Satya Nadella ha rivelato un dettaglio interessante: Elon Musk non lo avrebbe mai contattato direttamente per esprimere preoccupazioni circa gli investimenti di Microsoft o la direzione commerciale della società. Nadella ha risposto per ore alle domande degli avvocati, sottolineando che non ha mai considerato i fondi versati come donazioni di beneficenza, ma come un serio calcolo commerciale basato sull'offerta di potenza di calcolo tramite Azure a prezzi scontati, in cambio di futuri ritorni finanziari. Questi ritorni stanno già diventando tangibili: a marzo 2025, i ricavi di Microsoft direttamente correlati alle tecnologie di OpenAI hanno toccato i 9,5 miliardi di dollari. Il CEO ha anche affrontato il tema della crisi interna di OpenAI avvenuta a fine 2023, quando il consiglio di amministrazione licenziò improvvisamente Sam Altman. Nadella si è detto sorpreso e preoccupato in quel frangente, temendo per la stabilità della collaborazione, sospettando che dietro quella mossa ci fossero gelosie interne e una cattiva comunicazione tra i vertici, sebbene non avesse insistito personalmente per il reintegro immediato di Altman, preferendo monitorare la situazione con il CTO Kevin Scott.
Un momento particolarmente evocativo del processo è stato il riferimento alla storia dell'informatica. Nadella ha menzionato una corrispondenza del 2022 in cui discuteva con altri dirigenti il timore che il rapporto tra Microsoft e OpenAI potesse ricalcare quello tra IBM e la stessa Microsoft negli anni ottanta. All'epoca, Microsoft era una piccola realtà che forniva il sistema operativo DOS per i PC di IBM; con il tempo, però, Microsoft è diventata un gigante da 3.000 miliardi di dollari, mentre IBM è rimasta confinata in nicchie di mercato con una capitalizzazione decisamente inferiore. Nadella ha chiarito di voler evitare che la sua azienda finisca per giocare il ruolo di IBM in questa nuova era tecnologica. La testimonianza proseguirà ora con Sam Altman, mentre il mondo osserva come questo scontro tra titani definirà non solo la proprietà intellettuale dei modelli linguistici, ma l'intero equilibrio di potere nel settore dell'innovazione globale, tra ambizioni di profitto e la promessa, ormai messa in discussione, di un'intelligenza artificiale al servizio dell'umanità.

