Apple e il dominio di iCloud: l'Antitrust italiano avvia una nuova indagine per violazione del DMA

L'AGCM sospetta che il colosso di Cupertino limiti l'integrazione di servizi cloud terzi su iOS, favorendo il proprio ecosistema a danno della concorrenza

Apple e il dominio di iCloud: l'Antitrust italiano avvia una nuova indagine per violazione del DMA

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come AGCM, ha ufficialmente aperto un'istruttoria nei confronti di Apple per presunte pratiche anticoncorrenziali legate al servizio di archiviazione cloud iCloud. Questa mossa dell'autorità italiana si inserisce in un quadro normativo europeo sempre più stringente, guidato dal Digital Markets Act (DMA), che impone ai cosiddetti gatekeeper di garantire un'equa interoperabilità tra i propri sistemi operativi e i servizi di terze parti.

Secondo quanto emerso dalle prime fasi del procedimento, l'AGCM avrebbe raccolto prove sostanziali che indicano una disparità di accesso alle API (Application Programming Interface) e ai componenti di sistema di iOS e iPadOS. Mentre iCloud gode di un'integrazione profonda e senza soluzione di continuità, che permette backup automatici, sincronizzazione istantanea delle foto e gestione trasparente dei file, i concorrenti come Dropbox, Google Drive e Microsoft OneDrive si scontrerebbero con limitazioni tecniche che rendono l'esperienza utente meno fluida e meno efficiente. Tale disparità non solo influenzerebbe le scelte dei consumatori, spingendoli verso la soluzione proprietaria di Apple, ma ostacolerebbe attivamente l'innovazione nel settore del cloud computing.

Il contesto in cui si muove Apple è segnato da una tensione costante con le autorità di regolamentazione globali. Solo negli ultimi ventiquattro mesi, l'azienda guidata da Tim Cook ha dovuto far fronte a sanzioni pecuniarie che sfiorano complessivamente i 3 miliardi di dollari. Nonostante la mole delle multe, la strategia di Cupertino rimane improntata a una strenua difesa del proprio "giardino recintato". In diverse occasioni, la società ha preferito minacciare o attuare il ritiro di determinate funzionalità dai mercati europei piuttosto che scendere a compromessi sulla struttura dei propri software. Un esempio emblematico è rappresentato dal pacchetto Apple Intelligence e dalle nuove funzionalità avanzate di Siri, le cui versioni beta per iOS 27 hanno visto limitazioni significative nell'Unione Europea a causa delle dispute sulla sicurezza e sulla condivisione dei dati con terze parti.

La tesi di Apple si fonda da sempre sul concetto di sicurezza e privacy dell'utente. L'azienda sostiene che l'apertura indiscriminata dei componenti core del sistema operativo a fornitori esterni potrebbe esporre i dati sensibili dei consumatori a vulnerabilità informatiche. Tuttavia, la Commissione Europea e l'AGCM sembrano meno inclini ad accettare questa giustificazione come assoluta. Per le autorità, la sicurezza non deve trasformarsi in un pretesto per blindare il mercato e impedire la libera concorrenza. La richiesta è chiara: i servizi di intelligenza artificiale e di cloud storage di terze parti devono poter operare con gli stessi privilegi e le stesse prestazioni di quelli nativi, senza che l'utente debba subire degradazioni del servizio scegliendo un'alternativa a iCloud.

L'esito dell'indagine italiana sarà fondamentale per definire i prossimi passi a livello comunitario. L'AGCM ha già annunciato che i risultati delle verifiche saranno trasmessi alla Commissione Europea, che potrebbe decidere di avviare una procedura centralizzata con sanzioni ancora più pesanti, che potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo dell'azienda. In un mercato digitale dove i dati sono la risorsa più preziosa, il controllo del cloud rappresenta il fulcro del potere economico e tecnologico. Se venisse accertato che Apple ha deliberatamente limitato l'accesso ai componenti di sistema per favorire iCloud, si tratterebbe di una violazione strutturale dei principi di apertura stabiliti dai nuovi regolamenti sui mercati digitali.

Per i consumatori italiani ed europei, questa battaglia legale potrebbe tradursi in una maggiore libertà di scelta. Una possibile vittoria dell'Antitrust costringerebbe Apple a riprogettare parti significative di iOS, permettendo ad esempio di impostare un servizio cloud di terze parti come destinazione predefinita per tutti i backup di sistema, esattamente come accade oggi per iCloud. Resta da vedere se Cupertino accetterà di adattarsi o se, come già accaduto in passato, sceglierà la via del contenzioso prolungato, rallentando l'adozione di standard aperti in nome della protezione del proprio ecosistema. La decisione dell'AGCM è attesa entro i prossimi mesi del 2026 e segnerà un punto di svolta nel rapporto tra Big Tech e sovranità normativa nazionale.

Pubblicato Martedì, 16 Giugno 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Martedì, 16 Giugno 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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