Stangata da 890 milioni per Google: l'Europa non ferma la lotta ai monopoli tech

La Commissione Europea sanziona Mountain View per auto-preferenza nei risultati di ricerca e restrizioni sul Play Store, minacciando il futuro dei servizi IA

Stangata da 890 milioni per Google: l'Europa non ferma la lotta ai monopoli tech

La Commissione Europea ha inferto un altro colpo durissimo a Google, sanzionando il gigante tecnologico con due multe distinte per un totale di 890 milioni di euro. Questa decisione, maturata nel corso di lunghe indagini concluse nel 2026, sottolinea la determinazione di Bruxelles nel far rispettare il Digital Markets Act (DMA). La prima sanzione, pari a 460 milioni di euro, riguarda la pratica sistematica di favorire i propri servizi verticali — come Google Shopping, Google Hotels e le sezioni dedicate allo sport — all'interno dei risultati del motore di ricerca principale. La seconda multa, di 430 milioni di euro, colpisce invece il Play Store, accusato di impedire agli sviluppatori di app di indirizzare liberamente gli utenti verso offerte esterne più vantaggiose tramite link o canali di pagamento alternativi. Con queste nuove sanzioni, il totale delle penali accumulate da Google in Europa negli ultimi vent'anni raggiunge la cifra astronomica di 10,38 miliardi di euro, confermando una tendenza normativa che non ammette eccezioni per le cosiddette Big Tech.

Il cuore della contestazione risiede nell'architettura stessa dei servizi di ricerca. Secondo i regolatori dell'Unione Europea, l'ecosistema avrebbe abusato della propria posizione dominante per spingere i propri prodotti a discapito della concorrenza, limitando di fatto la scelta dei consumatori. In particolare, il DMA impone che i gatekeeper digitali garantiscano la massima trasparenza e non discriminino i fornitori di servizi terzi. La Commissione Europea ha evidenziato come la visibilità privilegiata data ai servizi di prenotazione voli e hotel di Google abbia danneggiato operatori storici e nuove startup nel settore del turismo e dei viaggi. Parallelamente, il caso del Play Store ricalca battaglie legali già viste in passato, puntando il dito contro le commissioni elevate e l'impossibilità per i creatori di software di comunicare alternative di prezzo più basse al di fuori dell'ecosistema proprietario di Google.

La risposta del colosso californiano non si è fatta attendere ed è intrisa di una forte nota polemica. Google ha dichiarato che, per conformarsi alle richieste europee entro il termine perentorio di 60 giorni, sarà costretta a eliminare funzioni essenziali che gli utenti hanno imparato ad apprezzare nel corso degli anni. Si parla della rimozione delle informazioni in tempo reale sui prezzi dei voli, della disponibilità dei tavoli nei ristoranti e dei widget sportivi immediati. Secondo i portavoce dell'azienda, questo non favorirebbe affatto la concorrenza, ma degraderebbe la qualità dei prodotti a danno delle imprese e dei consumatori europei. La difesa di Mountain View sostiene che il regolamento attuale stia agendo in favore di un ristretto gruppo di competitor pronti a capitalizzare sulle limitazioni imposte ai servizi più efficienti, piuttosto che stimolare l'innovazione tecnologica.

Tuttavia, la Commissione Europea ha mantenuto un tono fermo ma aperto, descrivendo l'attuale fase come un dialogo costruttivo. Sebbene le sanzioni siano state comminate, l'ente regolatore ha riconosciuto che Google ha già iniziato a testare diverse modifiche grafiche e algoritmiche per dare maggiore risalto ai risultati di ricerca gratuiti e ai servizi di contenuto di terze parti. L'obiettivo dell'Unione Europea è creare un campo di gioco livellato (level playing field) dove la meritocrazia algoritmica prevalga sul posizionamento forzato. Questo scenario è particolarmente delicato in un momento in cui l'intelligenza artificiale sta ridisegnando il modo in cui cerchiamo informazioni. La Commissione ha infatti specificato che le regole applicate oggi saranno il modello per le future integrazioni di IA nel motore di ricerca. In particolare, i nuovi strumenti come AI Overviews e la modalità AI Mode dovranno essere progettati fin dall'inizio per non essere discriminatori verso i dati e i servizi provenienti da fonti esterne.

In conclusione, la multa da 890 milioni di euro rappresenta non solo una sanzione economica, ma un avvertimento politico chiaro: l'Europa del 2026 non è disposta a scendere a compromessi sulla sovranità digitale e sulla protezione del mercato unico. Mentre Google valuta i prossimi passi legali e tecnici, il settore tecnologico globale osserva con attenzione, consapevole che i precedenti creati a Bruxelles definiranno gli standard operativi per il resto del decennio. La sfida per il colosso sarà ora quella di bilanciare la necessità di mantenere un prodotto user-friendly con l'obbligo di aprire le proprie porte a una concorrenza che, grazie al DMA, ha finalmente gli strumenti legali per competere ad armi pari nei mercati digitali più redditizi del mondo.

Pubblicato Venerdì, 24 Luglio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 24 Luglio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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