Una scoperta rivoluzionaria nel campo dell'astrofisica potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui rileviamo le onde gravitazionali. Un team di scienziati dell'Università di Stoccolma, Nordita e dell'Università di Tubinga ha proposto un metodo innovativo per individuare queste increspature nello spazio-tempo: analizzare le variazioni di colore della luce emessa dagli atomi, ovvero i fotoni. Questa scoperta, se confermata, potrebbe portare alla creazione di dispositivi compatti capaci di intercettare una nuova classe di onde gravitazionali, finora inaccessibili alle tecnologie attuali.
Attualmente, le onde gravitazionali vengono rilevate attraverso interferometri chilometrici come LIGO, Virgo e KAGRA. Questi osservatori, grazie alle loro dimensioni considerevoli (bracci di circa tre chilometri), sono in grado di registrare le onde gravitazionali generate dalla fusione di buchi neri di massa relativamente piccola e stelle di neutroni. In altre parole, riescono a captare le onde gravitazionali ad alta frequenza.
Tuttavia, per rilevare le onde gravitazionali a bassa frequenza, come quelle prodotte dalla fusione di buchi neri supermassicci con periodi fino a diversi anni, sono necessari rivelatori con specchi distanziati di centinaia o addirittura migliaia di chilometri. Queste distanze sono realizzabili solo nello spazio, e progetti in tal senso sono già in fase di sviluppo, con previsioni di implementazione nella seconda metà degli anni '30. La teoria sviluppata dai ricercatori svizzeri apre invece la strada alla creazione di rivelatori compatti per l'osservazione di eventi cosmici di grande portata, con un potenziale di sviluppo più semplice, economico e rapido.
L'idea alla base di questa nuova tecnica è che le onde gravitazionali, durante il loro passaggio, modulano il campo elettromagnetico quantistico. Questo campo, a sua volta, è legato all'emissione spontanea di fotoni da parte degli atomi. Gli atomi assorbono quanti di energia, si eccitano e, dopo un certo periodo di tempo, emettono fotoni ritornando al loro stato di stabilità. La modulazione del campo elettromagnetico quantistico causata dal passaggio delle onde gravitazionali provoca un leggero spostamento nella frequenza dei fotoni emessi. Questo cambiamento, percepibile come una variazione nel colore della luce, dipende dalla direzione di movimento dei fotoni stessi.
Finora, questo fenomeno era rimasto inosservato perché le onde gravitazionali non influenzano l'intensità dei fotoni emessi spontaneamente. Il loro contributo non si manifesta in cambiamenti quantitativi nella luminosità. Tuttavia, le caratteristiche spettrali della luce variano in funzione dell'intensità e della direzione delle onde gravitazionali, un principio che è stato teoricamente dimostrato. Questo apre la possibilità di registrare onde gravitazionali a frequenze estremamente basse su scale millimetriche, anziché su distanze di decine di migliaia di chilometri.
I rivelatori di onde gravitazionali basati su questo nuovo principio si avvarranno delle moderne tecnologie degli orologi atomici a atomi ultra-freddi. Questi orologi atomici sono estremamente stabili e possono monitorare eventi prolungati, anche per diversi anni, rendendo possibile la registrazione delle fusioni di buchi neri supermassicci. Questa tecnologia si presenta come una valida alternativa ai giganteschi interferometri laser spaziali, con tempi di realizzazione potenzialmente più brevi rispetto alle classiche configurazioni di LIGO e altri osservatori.
I ricercatori sottolineano che la realizzazione pratica di questa idea richiede un'analisi approfondita dei rumori di fondo, ma le prime stime appaiono promettenti. Se questa tecnologia si dimostrerà efficace, potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dell'universo e permetterci di esplorare fenomeni cosmici finora inaccessibili.

