Apple e lo stallo di Siri AI in Europa: la Commissione nega ogni deroga

Cupertino accusa il DMA per i ritardi, ma Bruxelles risponde con fermezza: la sicurezza dei dati e la concorrenza non sono negoziabili

Apple e lo stallo di Siri AI in Europa: la Commissione nega ogni deroga

Il panorama tecnologico del 2026 è segnato da una tensione senza precedenti tra i giganti della Silicon Valley e le autorità di regolamentazione del Vecchio Continente. Al centro del conflitto troviamo Apple e la sua nuova architettura di intelligenza artificiale, nota come Siri AI, il cui debutto nell'Unione Europea è diventato un vero e proprio caso diplomatico e legale. La Commissione Europea ha recentemente espresso una durissima critica nei confronti della società di Cupertino, rea di aver tentato di eludere le proprie responsabilità riguardo al ritardo nell'integrazione delle funzionalità avanzate di intelligenza artificiale sui dispositivi destinati al mercato comunitario. Secondo quanto emerso dai tavoli di Bruxelles, il colosso americano avrebbe cercato di ottenere una deroga di ben 18 mesi dagli obblighi previsti dal Digital Markets Act (DMA), una richiesta che è stata però categoricamente respinta dai regolatori europei.

La posizione di Apple è chiara quanto controversa: l'azienda sostiene che le rigide normative imposte dal DMA impediscano una distribuzione sicura e coerente di Siri AI, citando rischi per la privacy degli utenti e l'integrità del sistema operativo iOS. Questa situazione ha portato alla decisione, da parte di Apple, di non rendere inizialmente disponibile l'intelligenza artificiale su iPhone e iPad all'interno dei confini dell'UE. La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Thomas Regnier, portavoce ufficiale della Commissione Europea, ha sottolineato come la scelta di privare i cittadini europei di queste tecnologie sia una decisione unilaterale di Apple e non una conseguenza inevitabile della legge. Secondo Regnier, invece di collaborare per trovare soluzioni tecniche che garantiscano l'interoperabilità richiesta dalle norme europee, l'azienda avrebbe preferito puntare i piedi, chiedendo una sospensione temporanea degli obblighi che non è prevista né accettabile.

Il nodo della questione risiede nella filosofia stessa del Digital Markets Act, entrato pienamente a regime per garantire che i mercati digitali rimangano aperti e competitivi. Per Apple, permettere a terze parti di interagire profondamente con i modelli linguistici di Siri AI rappresenterebbe una vulnerabilità di sicurezza. Al contrario, l'Unione Europea ritiene che questa sia una tattica per mantenere un ecosistema chiuso, limitando la scelta dei consumatori e penalizzando gli sviluppatori europei. Non è la prima volta che si verifica una simile frizione: già negli scorsi mesi, Apple aveva posticipato il lancio di funzioni chiave come il Mirroring dell'iPhone su Mac e le traduzioni in tempo reale tramite AirPods, oltre a diverse ottimizzazioni per l'app Mappe, sempre citando la necessità di conformarsi al DMA senza compromettere la sicurezza degli utenti.

L'importanza della partita economica è enorme. L'Europa ha rappresentato quasi il 27% delle vendite totali di Apple nell'ultimo esercizio finanziario, e un ritardo tecnologico prolungato in questa regione potrebbe influenzare pesantemente le quote di mercato nel 2026. I consumatori di paesi come Italia, Francia e Germania si trovano ora di fronte a prodotti che, pur avendo lo stesso prezzo di quelli americani o asiatici, mancano delle funzionalità più innovative basate sull'intelligenza artificiale generativa. Questa disparità sta sollevando interrogativi sulla strategia di lungo periodo di Tim Cook e sulla capacità di Apple di adattarsi a un mondo in cui la sovranità digitale è diventata una priorità per i governi. Gli esperti del settore suggeriscono che la resistenza di Cupertino potrebbe essere un tentativo di creare pressione politica attraverso l'insoddisfazione dei clienti, ma la Commissione Europea sembra intenzionata a non cedere, ricordando che il mancato rispetto delle regole può comportare sanzioni devastanti.

Le sanzioni previste dal DMA non sono simboliche: le aziende che violano sistematicamente le norme possono essere multate fino al 10% del loro fatturato globale annuo, una cifra che per Apple si tradurrebbe in decine di miliardi di dollari. In questo scenario, il rifiuto della deroga di 18 mesi è un segnale forte: Bruxelles esige che le grandi piattaforme tecnologiche, definite come gatekeeper, mettano l'innovazione al servizio della concorrenza e non la usino come scudo per proteggere monopoli di fatto. Mentre negli Stati Uniti e in Cina l'integrazione tra hardware e intelligenza artificiale procede a ritmi serrati, l'Europa si trova in una posizione delicata, cercando di bilanciare il progresso tecnologico con la tutela dei diritti dei cittadini. Il braccio di ferro tra Apple e l'UE è destinato a definire gli standard globali della tecnologia per i prossimi anni, segnando il confine tra il potere delle multinazionali e la forza dei regolatori sovrannazionali.

Pubblicato Mercoledì, 10 Giugno 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 10 Giugno 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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