IA, scontro frontale tra Anthropic e Alibaba: accuse di furto dati e spionaggio tecnologico

La tech-war tra USA e Cina si infiamma: il colosso di Hangzhou vieta Claude Code ai dipendenti dopo le accuse di distillazione dei modelli americani

IA, scontro frontale tra Anthropic e Alibaba: accuse di furto dati e spionaggio tecnologico

Il panorama dell'intelligenza artificiale globale sta vivendo una delle fratture più profonde e significative degli ultimi anni, segnando un punto di non ritorno nelle relazioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina. Al centro della disputa si trovano oggi due giganti del settore: la statunitense Anthropic, nota per il suo impegno nella sicurezza dell'IA, e il colosso cinese Alibaba. La tensione è precipitata dopo che Anthropic ha formalmente accusato Alibaba di aver praticato la cosiddetta distillazione dei dati, una tecnica che consiste nel sottrarre l'intelligenza e le capacità logiche dei modelli più avanzati per addestrare sistemi meno performanti, rendendoli competitivi in tempi rapidi e a costi ridotti. Questa pratica, definita da molti esperti come una vera e propria forma di spionaggio industriale digitale, avrebbe permesso ad Alibaba di potenziare i propri algoritmi sfruttando l'enorme lavoro di ricerca e sviluppo svolto a San Francisco.

La reazione di Alibaba non si è fatta attendere, assumendo contorni che richiamano le dinamiche della sicurezza nazionale. L'azienda di Hangzhou ha infatti imposto un divieto categorico ai propri dipendenti e sviluppatori di utilizzare Claude Code, il potente assistente alla programmazione lanciato da Anthropic. La motivazione ufficiale risiede nel fatto che il software conterrebbe meccanismi di identificazione granulare volti a monitorare gli utenti collegati dalla Cina. Secondo i vertici di Alibaba, Claude Code non sarebbe solo uno strumento di produttività, ma un mezzo di sorveglianza capace di rilevare fusi orari, configurazioni di rete e l'utilizzo di server proxy, inserendo metadati specifici in ogni richiesta inviata ai server americani. Questo clima di reciproca diffidenza riflette fedelmente le complessità geopolitiche tra Pechino e Washington, dove l'intelligenza artificiale è ormai considerata l'asset strategico principale per l'egemonia globale.

Nel corso del mese di giugno, Anthropic ha dichiarato di aver rilevato attacchi su larga scala provenienti dalle infrastrutture di Alibaba, finalizzati a estrarre la logica di ragionamento del loro modello di punta, il Mythos Preview. La distillazione, in questo contesto, non è solo una questione di efficienza tecnica, ma una scorciatoia per colmare il divario tecnologico che separa i modelli americani da quelli cinesi. Attraverso milioni di query mirate, il modello ricevente impara a replicare le risposte del modello sorgente, assorbendone la struttura cognitiva senza dover affrontare i costi miliardari dell'addestramento originale. Per Anthropic, questa azione rappresenta una violazione sistematica della proprietà intellettuale, volta a potenziare l'ecosistema tecnologico cinese a scapito dell'innovazione occidentale.

Parallelamente alle restrizioni su Claude Code, Alibaba ha accelerato l'adozione interna della propria piattaforma proprietaria, denominata Qoder, basata sulla famiglia di modelli Qwen. Questo passaggio forzato non è un caso isolato: l'intero comparto tecnologico in Cina sta facendo quadrato attorno a soluzioni autarchiche per evitare la dipendenza da API soggette a restrizioni o monitoraggio estero. Aziende come DeepSeek, Moonshot e Zhipu stanno emergendo come alternative solide e sempre più competitive. La vera sorpresa, tuttavia, risiede nel fatto che questi modelli cinesi stanno iniziando a guadagnare quote di mercato anche tra gli utenti e le aziende degli Stati Uniti, attratti da un'efficienza computazionale che in alcuni casi supera quella dei rivali californiani, sollevando nuove preoccupazioni tra i regolatori americani circa la sovranità dei dati.

La controversia evidenzia una trasformazione fondamentale: il software di programmazione non è più uno strumento neutro, ma un terreno di scontro ideologico e tecnico. Se da un lato Anthropic ammette l'esistenza di controlli sull'ambiente utente per prevenire l'uso improprio dei propri servizi in paesi soggetti a embargo, dall'altro Alibaba interpreta queste misure come un'arma di esclusione e tracciamento. Il risultato è una frammentazione del mercato dell'IA, dove il mondo si sta dividendo in due blocchi tecnologici distinti e non comunicanti. Gli esperti prevedono che questa escalation porterà a normative ancora più stringenti sulle esportazioni di chip e sull'accesso ai dati di addestramento, rendendo la collaborazione scientifica internazionale sempre più difficile.

In conclusione, la disputa tra Anthropic e Alibaba è il sintomo di una competizione che va oltre il profitto aziendale. Mentre il 2026 vede una diffusione capillare dell'intelligenza artificiale in ogni processo produttivo, la sicurezza e la provenienza del codice sorgente diventano questioni di rilevanza statale. La capacità di una nazione di proteggere i propri modelli dalla distillazione e, contemporaneamente, di garantire l'autonomia dei propri sviluppatori definirà gli equilibri di potere dei prossimi decenni. Per ora, il muro alzato da Alibaba contro Claude Code e le accuse di furto mosse da Anthropic restano i simboli di una guerra fredda digitale che non accenna a placarsi, ma che anzi trova nel cuore del software moderno il suo fronte più caldo e imprevedibile.

Pubblicato Domenica, 05 Luglio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Domenica, 05 Luglio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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