Una sentenza storica scuote il mondo dei social media: la Corte Suprema del Massachusetts ha stabilito che Instagram, di proprietà di Meta, è stato intenzionalmente progettato per creare dipendenza nei bambini e negli adolescenti. Questa decisione si inserisce in un contesto di migliaia di cause legali intentate da privati cittadini, municipalità, stati e distretti scolastici in tutti gli Stati Uniti, con l'obiettivo di ritenere Meta e altre piattaforme social responsabili per aver deliberatamente indotto dipendenza nei giovani utenti.
Meta e Google, dominanti nel mercato statunitense della pubblicità digitale, si trovano sempre più spesso a dover rispondere a simili azioni legali. Tutte queste cause cercano di aggirare l'articolo 230 del "Communications Decency Act", una legge del 1996 nata agli albori di internet, che protegge i siti web dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti, relegandoli al ruolo di semplici moderatori. Anche altre società come TikTok e Snap si trovano in una posizione difficile.
Nella sua sentenza, il tribunale del Massachusetts ha respinto l'applicabilità dell'articolo 230 nella causa contro Meta e ha stabilito all'unanimità che "il danno è stato causato dalle stesse azioni di Meta, sia attraverso la creazione di una piattaforma di social media che sfrutta la vulnerabilità dello sviluppo dei bambini, sia attraverso l'induzione intenzionale dei consumatori in errore riguardo alla sicurezza della piattaforma Instagram".
La causa sosteneva che funzionalità di Instagram come le notifiche push, i "mi piace" ai post degli utenti e lo scorrimento infinito, sono state progettate per trarre profitto dalle debolezze psicologiche degli adolescenti e dalla loro "paura di perdere qualcosa di importante" (FOMO, Fear Of Missing Out). Ricerche interne di Meta avrebbero dimostrato che la piattaforma crea dipendenza e danneggia i bambini, ma l'alta dirigenza avrebbe respinto modifiche che avrebbero potuto migliorare la situazione.
Questa decisione segue un processo significativo in cui una giuria di Los Angeles, il 25 marzo, ha riconosciuto Meta e Google colpevoli di negligenza per aver progettato piattaforme di social media dannose per i giovani. Le aziende dovranno pagare un totale di 6 milioni di dollari a una donna che è diventata dipendente dai social media durante l'infanzia. Un'altra giuria, il giorno prima, aveva multato Meta per 375 milioni di dollari con l'accusa di aver ingannato gli utenti sulla sicurezza di Facebook e Instagram e di aver facilitato lo sfruttamento sessuale dei bambini su queste piattaforme.
Attualmente, altri 34 stati hanno avviato cause simili contro Meta in un tribunale federale. Meta nega le accuse e afferma di aver adottato ampie misure per garantire la sicurezza degli adolescenti sulle sue piattaforme. La società ha dichiarato di investire in tecnologie e collaborazioni con esperti per proteggere i giovani online e fornire risorse per genitori e educatori. Tuttavia, le crescenti pressioni legali e l'attenzione pubblica potrebbero costringere Meta a rivedere le proprie strategie e ad adottare misure più incisive per tutelare la salute mentale dei giovani utenti.
Questa sentenza rappresenta un punto di svolta nella battaglia legale contro le grandi aziende tecnologiche e potrebbe aprire la strada a nuove regolamentazioni e responsabilità nel settore dei social media. Resta da vedere quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa decisione e come influenzerà il futuro di Instagram e di altre piattaforme simili.

