L'era della propulsione chimica tradizionale, caratterizzata da costi esorbitanti e consumi di carburante mastodontici, potrebbe presto essere affiancata da un'innovazione che sembra uscita dalle pagine di un romanzo di fantascienza, ma che in Cina sta diventando una solida realtà ingegneristica. Gli esperti del settore aerospaziale cinese non hanno mai abbandonato l'idea del cosiddetto "avvio elettrico", ovvero la fornitura di un impulso iniziale ai vettori spaziali mediante una gigantesca catapulta elettromagnetica. Questo sistema è progettato per sostituire la fase più dispendiosa di un lancio: il distacco da terra, dove la gravità e la densità dell'aria impongono il massimo sforzo ai motori dei razzi.
Per massimizzare l'efficienza di questa tecnologia, Pechino ha scelto una location strategica: le vette dell'altopiano del Tibet, il celebre "tetto del mondo". L'obiettivo è sfruttare l'aria rarefatta delle alte quote per minimizzare la resistenza aerodinamica durante la fase di accelerazione iniziale del vettore. Il centro nevralgico di questa ambiziosa operazione è il Ziyang Commercial Aerospace Launch Technology Research Institute, una struttura d'avanguardia situata nella città di Ziyang, al confine orientale del massiccio tibetano. L'istituto, nato nel 2023 come costola dell'accademia HIWING nell'ambito della China Aerospace Science and Industry Corporation (CASIC), ha recentemente confermato progressi fondamentali che avvicinano la nazione all'operatività commerciale del sistema.
La base teorica e legale di questa impresa risale al 2019, anno in cui è stato depositato in Cina il primo brevetto nazionale per una catapulta elettromagnetica dedicata ai sistemi di lancio orbitale. Da allora, il coordinamento tra vari istituti di ricerca ha permesso di trasformare i disegni tecnici in prototipi funzionanti. Una pietra miliare è stata posta il 7 settembre 2023, quando la Terza Accademia della CASIC ha condotto con successo un test su una pista sperimentale di 380 metri. In quell'occasione, un carrello a sospensione elettrodinamica superconduttrice ad alta temperatura ha raggiunto la velocità di 234 km/h, dimostrando la fattibilità del controllo magnetico su carichi pesanti.
Oggi, nel 2026, i nuovi test condotti a Ziyang hanno permesso di validare soluzioni applicative ancora più avanzate. Gli ingegneri sono riusciti a testare con successo magneti superconduttori ad alta temperatura in un ampio spettro di regimi operativi, garantendo un controllo millimetrico del motore lineare superconduttore, anche nelle fasi critiche di frenata del sistema di spinta. Secondo quanto riportato dai media locali, come il Sichuan Daily, i parametri di stabilità del sistema hanno pienamente soddisfatto i requisiti progettuali. Un dettaglio tecnico di rilievo riguarda la capacità dei magneti di operare in modo indipendente dal sistema di raffreddamento criogenico per brevi periodi, un fattore determinante per garantire la rapidità di riutilizzo dell'infrastruttura di lancio.
Nonostante l'entusiasmo, le sfide tecniche che la Cina deve affrontare rimangono di portata monumentale. Per lanciare un razzo in orbita, la pista di accelerazione elettromagnetica dovrebbe estendersi per diversi chilometri con un allineamento perfetto, possibilmente all'interno di tunnel a basso vuoto per eliminare del tutto l'attrito dell'aria. Inoltre, l'infrastruttura richiede sistemi di accumulo energetico capaci di rilasciare potenze istantanee nell'ordine dei gigawatt. Non meno complessa è la progettazione dei vettori stessi: i satelliti e le componenti strutturali dei razzi devono essere rinforzati per resistere a accelerazioni gravitazionali (G) estreme, tipiche di un lancio via catapulta, che superano di gran lunga quelle dei decolli verticali classici.
Il potenziale ritorno economico giustifica però ogni sforzo. Se il sistema dovesse entrare in funzione su scala industriale, il costo per portare un chilogrammo di carico utile in orbita potrebbe ridursi di un ordine di grandezza. Questo abbattimento dei prezzi renderebbe lo spazio accessibile non solo alle agenzie governative, ma a una vasta gamma di attori commerciali, accelerando la costruzione di costellazioni satellitari e infrastrutture orbitali. La Cina, posizionando le proprie basi in Tibet, si candida così a diventare il leader indiscusso della logistica spaziale del futuro, trasformando il mito della catapulta spaziale in uno strumento geopolitico ed economico di inestimabile valore.

