Google dichiara guerra ai bot AI: arriva il redirect google.com/goto per proteggere i dati
Una nuova barriera tecnica crittografata impedisce il monitoraggio dei clic e il furto di dati da parte degli scraper di intelligenza artificiale
In un'epoca in cui l'informazione digitale rappresenta il bene più prezioso per l'addestramento dei modelli linguistici, Google ha deciso di alzare drasticamente le proprie difese. La notizia, che ha iniziato a circolare con insistenza tra gli addetti ai lavori nelle ultime ore, riguarda l'implementazione massiva di un indirizzo intermedio denominato google.com/goto. Questa nuova infrastruttura di redirect è stata progettata con un obiettivo preciso: agire come uno scudo impenetrabile contro la raccolta indiscriminata di dati operata da aziende terze specializzate in intelligenza artificiale. L'esigenza di proteggere l'ecosistema di ricerca non è mai stata così pressante come in questo 2026, dove la competizione tra i giganti tecnologici e le startup emergenti di AI ha raggiunto livelli di scontro frontale senza precedenti.
Secondo quanto riportato inizialmente da Search Engine Roundtable, il colosso dei motori di ricerca ha iniziato a instradare una parte significativa del traffico in uscita attraverso questo nuovo gateway crittografato. Le analisi tecniche effettuate dagli specialisti di ottimizzazione per i motori di ricerca hanno evidenziato che, negli ultimi quattro mesi, c'è stato un incremento esponenziale nell'uso dei parametri di reindirizzamento sotto il dominio google.com/goto. La particolarità di questi link risiede nella loro natura indecifrabile: a differenza dei tradizionali parametri di tracciamento, le stringhe generate da questo sistema sono protette da algoritmi che ne impediscono la lettura automatizzata. Ciò significa che i bot e i crawler utilizzati per monitorare il comportamento degli utenti e le performance delle pagine web non possono più estrarre informazioni utili senza dover effettivamente simulare una navigazione umana completa, rendendo il processo di scraping infinitamente più costoso e complesso in termini di risorse computazionali.
Un rappresentante ufficiale di Google ha confermato l'esistenza di queste misure, dichiarando che l'azienda vanta una lunga esperienza nell'implementazione di soluzioni tecniche contro le forme evolute di abuso digitale. L'obiettivo dichiarato è la protezione dei servizi e, soprattutto, della privacy degli utenti, prevenendo che attori malintenzionati o aziende concorrenti possano mappare con precisione millimetrica l'interazione tra i risultati di ricerca e i siti di destinazione. In passato, gli scraper potevano facilmente intercettare gli URL di destinazione e i relativi dati di posizionamento; oggi, con l'introduzione di google.com/goto, questa finestra di vulnerabilità sembra essersi chiusa definitivamente. Gli esperti di cybersecurity negli Stati Uniti e in Europa concordano sul fatto che questa mossa rappresenti un cambio di paradigma nella gestione del traffico web, spostando il controllo del dato interamente nelle mani dell'infrastruttura di origine.
L'impatto di questa innovazione si fa sentire in modo particolare nel settore della SEO e dell'analisi di mercato. Molte aziende che basano il proprio modello di business sulla fornitura di dati relativi alla visibilità organica si sono trovate improvvisamente di fronte a un muro di gomma. Se prima era possibile automatizzare la raccolta dei dati tramite script leggeri, ora la necessità di passare attraverso il redirect di Google costringe i bot a esporsi maggiormente, facilitando l'individuazione e il conseguente blocco degli indirizzi IP sospetti. Questa strategia di difesa dinamica non è ancora attiva per la totalità degli utenti mondiali: la distribuzione sembra avvenire a ondate, con test A/B che coinvolgono diversi browser e aree geografiche, da San Francisco a Milano, fino a Tokyo. Gli utenti comuni potrebbero non accorgersi mai del cambiamento, poiché il reindirizzamento avviene in pochi millisecondi, ma per l'industria dell'AI, questo rappresenta un ostacolo monumentale.
Guardando al futuro, è evidente che la battaglia per la sovranità del dato sia solo all'inizio. Mentre Google continua a raffinare i propri algoritmi per distinguere tra traffico legittimo e attività automatizzata, le aziende di intelligenza artificiale sono costrette a ripensare radicalmente le proprie strategie di acquisizione. Il rischio è che si crei un web a due velocità, dove solo chi possiede le chiavi di accesso alle infrastrutture primarie può godere di una visione completa del mercato. In conclusione, il lancio di google.com/goto non è solo un aggiornamento tecnico, ma una dichiarazione di intenti politica: nel 2026, il controllo del traffico web è il vero ago della bilancia del potere tecnologico globale. Resta da vedere come reagiranno le autorità di regolamentazione di fronte a quello che alcuni definiscono un eccessivo accentramento di potere, ma per ora, ha segnato un punto decisivo nella protezione della propria proprietà intellettuale e del proprio ecosistema digitale.
Articolo realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come lavoriamo
Pubblicato il 27 agosto 2026, 11:56 a cura di Anna Sulac per Infogioco.it.
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