TP-Link sotto accusa negli Stati Uniti: la FCC contesta i limiti di potenza dei router
L'autorità statunitense ipotizza il blocco delle vendite per diversi modelli, inclusa la linea Archer, per presunte irregolarità nelle procedure di certificazione tecnica.
La Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti ha inviato un avvertimento formale a TP-Link Systems, azienda con sede in California, segnalando che diversi modelli di router prodotti dalla società superano i limiti di potenza stabiliti dalle normative vigenti. Secondo quanto emerso dalle indagini del regolatore, tale violazione potrebbe portare al divieto di vendita sul mercato statunitense per i modelli coinvolti, compresi quelli già attualmente in commercio.
L’Ufficio per lo sviluppo ingegneristico e tecnico della FCC ha precisato, attraverso due comunicazioni inviate alla società il 15 ottobre, che TP-Link avrebbe fornito informazioni false o non corrette nelle domande di certificazione per quattro modelli di router. I test tecnici condotti dall'ente hanno dimostrato che tre di questi dispositivi operano oltre le soglie di potenza consentite. La gamma di prodotti interessata è ampia e comprende sia router di fascia alta, come i modelli della serie Archer dedicati al gaming con un prezzo al dettaglio di circa 600 dollari, sia dispositivi compatti per chi viaggia, venduti a circa 140 dollari.
La documentazione della FCC richiede a TP-Link una risposta dettagliata, completa di documentazione di supporto, entro la scadenza del 30 ottobre. Un elemento di particolare rilievo riguarda il coinvolgimento diretto di specialisti della sicurezza nazionale nel coordinamento della corrispondenza. Questo aspetto riflette le preoccupazioni di alcuni funzionari statunitensi riguardo alla possibilità che il governo cinese possa coinvolgere l'azienda in attività legate ad attacchi informatici, sebbene TP-Link abbia sempre smentito categoricamente simili ipotesi.
In risposta alle contestazioni, un portavoce di TP-Link ha dichiarato che l'azienda analizzerà i dati tecnici e, se necessario, effettuerà nuovi test sui modelli indicati. La società si è detta pronta a intervenire per risolvere eventuali criticità, descrivendo le possibili violazioni come "isolate deviazioni dalla norma". L'azienda ha inoltre sottolineato che i quattro dispositivi sotto indagine rappresentano complessivamente meno dello 0,33% del volume totale delle sue vendite negli Stati Uniti per l'anno in corso.
Fondata in Cina circa trent'anni fa, TP-Link ha completato nel 2024 un processo di separazione in due entità distinte: una divisione statunitense con quartier generale a Irvine, in California, e una cinese con base a Shenzhen. Nonostante gli sforzi del ramo americano per distanziarsi dalla casa madre originale, un'indagine condotta l'anno scorso da Bloomberg sostiene che l'azienda mantenga ancora attività di vasta portata nella Cina continentale.
Il contesto normativo negli Stati Uniti si è fatto più rigido a partire da marzo, quando la FCC ha introdotto un divieto di vendita per tutti i nuovi modelli di router di produzione straniera, a meno di non ottenere autorizzazioni specifiche. Mentre concorrenti come Netgear, Eero (di proprietà di Amazon) e Asustek Computer hanno già ricevuto tali permessi, TP-Link è ancora in attesa. Per favorire il via libera del regolatore, la società ha recentemente manifestato l'intenzione di investire un miliardo di dollari nella creazione di impianti di produzione direttamente sul suolo statunitense.
Articolo realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione. Come lavoriamo
Pubblicato il 27 ottobre 2026, 18:08 a cura di Anna Sulac per Infogioco.it.


























