"Non capiscono l'arte": lo sfogo dello sviluppatore di Doom contro Microsoft

Dopo i massicci licenziamenti in id Software, Chris Hays lancia un duro atto d'accusa: l'impossibilità di creare titoli AAA mette a rischio il futuro della saga

Non capiscono l'arte: lo sfogo dello sviluppatore di Doom contro Microsoft

Il panorama dell'industria videoludica nel corso di questo 2026 sta attraversando una fase di trasformazione profonda e, per molti versi, dolorosa. Al centro di questa tempesta si trova oggi id Software, lo storico studio texano che ha ridefinito il concetto di sparatutto in prima persona. La recente ondata di licenziamenti decisa da Microsoft e dalla divisione Xbox ha lasciato un segno indelebile, scatenando reazioni di rara veemenza da parte di chi quel DNA creativo lo ha costruito giorno dopo giorno. Chris Hays, Lead Services Programmer presso id Software, ha deciso di rompere il silenzio, offrendo una testimonianza cruda e priva di filtri sulla realtà che si respira dietro le quinte del colosso di Redmond.

Durante un'intervista fiume rilasciata ad Andre Peschke per il celebre podcast Auf ein Bier, Chris Hays ha espresso un malessere che va ben oltre la semplice perdita del posto di lavoro per molti colleghi. Secondo lo sviluppatore, la dirigenza di Xbox ha dimostrato una preoccupante mancanza di sensibilità artistica, arrivando a dichiarare che "fondamentalmente non capiscono l'arte". Questa frase non è solo un attacco frontale alle logiche finanziarie di Microsoft, ma una denuncia verso un sistema che sembra voler ridurre la creazione di mondi digitali a una mera equazione contabile, ignorando il valore inestimabile del capitale umano e dell'alchimia creativa che si instaura all'interno di un team affiatato.

La situazione descritta da Chris Hays è allarmante: a partire dal mese di luglio 2026, id Software è stata privata di circa la metà della sua forza lavoro. Questo taglio drastico non ha colpito solo figure marginali, ma ha letteralmente svuotato interi reparti critici. Hays è stato categorico su questo punto: produrre un gioco AAA moderno, con gli standard qualitativi a cui id Software ha abituato il pubblico globale, è diventato un obiettivo non solo difficile, ma tecnicamente impossibile con le risorse attuali. La perdita di competenze specifiche e la frammentazione dei flussi di lavoro rendono la strada verso il futuro estremamente incerta, specialmente in un'epoca in cui la complessità tecnologica dei motori grafici, come l'evoluto id Tech, richiede una specializzazione estrema.

Le rassicurazioni ufficiali fornite dalla direzione di Xbox, secondo cui id Software rimarrebbe la stessa entità di prima, sono state respinte da Chris Hays con amarezza. "Non siamo la stessa id. Siamo la metà della stessa id", ha ribadito lo sviluppatore, sottolineando come l'essenza di uno studio sia definita dalle persone che lo compongono e dai rapporti che queste coltivano negli anni. Il timore espresso è che il marchio venga utilizzato come un guscio vuoto, una facciata per nascondere lo smantellamento di una cultura lavorativa che ha portato alla nascita di capolavori immortali. Il Lead Services Programmer ha inoltre rivelato come la direzione dello studio sia costretta a seguire linee guida rigide su cosa comunicare, nel tentativo di prevenire una fuga di massa di talenti che vedono ormai compromesso il proprio futuro professionale.

Un dato particolarmente significativo emerso dall'intervista riguarda il paragone con il passato. Chris Hays ha affermato che attualmente il personale rimasto in id Software è numericamente inferiore a quello che lavorò all'acclamato reboot di Doom nel 2016. Se si considera l'incremento esponenziale dei costi e della manodopera necessari per i titoli contemporanei, la proiezione è impietosa: con le attuali forze, lo studio potrebbe al massimo ambire alla realizzazione di un titolo single player dalle ambizioni paragonabili a quelle dell'era Xbox 360. Questa regressione produttiva rappresenta un paradosso incredibile per una delle proprietà intellettuali più forti sotto l'ombrello di Microsoft, capace di influenzare la cultura popolare per decenni.

Non va dimenticato, infatti, che l'importanza di questa saga trascende il semplice intrattenimento. Persino il Washington Post ha recentemente inserito Doom tra le 25 opere culturali americane più influenti di sempre, elevando il Doom Slayer a icona globale paragonabile ai grandi miti del cinema e della letteratura. Vedere uno studio di tale importanza ridotto ai minimi termini solleva interrogativi inquietanti sulla strategia a lungo termine di Xbox. Mentre il mercato chiede esperienze sempre più immersive e tecnicamente all'avanguardia, la scelta di depotenziare uno dei suoi motori creativi più brillanti sembra andare in una direzione opposta a quella dell'eccellenza. Il grido d'allarme di Chris Hays risuona dunque come un monito per l'intera industria: senza il rispetto per l'arte e per chi la crea, anche i giganti più solidi rischiano di crollare sotto il peso della propria miopia burocratica.

Pubblicato Lunedì, 10 Agosto 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 10 Agosto 2026

Marco P.

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