Il panorama del basket italiano ha un solo padrone assoluto e il suo nome è inciso indelebilmente sul trofeo alzato al cielo della Nova Arena di Tortona. L'Olimpia Milano scrive una nuova, leggendaria pagina della sua storia centenaria, piegando la resistenza di una indomita Umana Reyer Venezia con il punteggio finale di 94-87, al termine di una battaglia sportiva risolta solo dopo un tempo supplementare. Questa vittoria, arrivata nella serata di domenica 20 settembre 2026, non è soltanto il primo successo della stagione, ma rappresenta il raggiungimento di un traguardo senza precedenti: l'EA7 Emporio Armani Milano conquista infatti la sua settima Supercoppa Italiana, staccando definitivamente la Mens Sana Siena nel palmarès storico della competizione e issandosi solitaria sul tetto d'Italia.
La sfida, che ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni nell'avveniristico impianto di Tortona, è stata la perfetta prosecuzione dell'ultimo atto dello scorso campionato. Si sono affrontate, infatti, le medesime compagini che soltanto tre mesi fa si erano date battaglia per lo Scudetto. Se il risultato finale ha premiato ancora una volta i meneghini, l'andamento del match ha raccontato una storia fatta di sorpassi, sofferenza e giocate di altissimo livello tecnico. Il protagonista assoluto della serata è stato Moses Wright, il pivot originario della Carolina del Nord, che ha dominato sotto i tabelloni mettendo a referto ben 23 punti e confermandosi come il terminale offensivo più affidabile per le rotazioni di coach Peppe Poeta.
L'approccio dell'Olimpia Milano alla gara è stato fulminante. Fin dalle prime battute, il quintetto milanese ha imposto un ritmo forsennato, capitalizzando ogni minimo errore della difesa veneta. Wright ha aperto le danze con una serie di schiacciate e tiri dalla media distanza che hanno mandato in tilt il sistema difensivo orchestrato da Neven Spahija. Al termine del primo quarto, il parziale di 22-8 sembrava presagire un dominio assoluto e una serata tranquilla per i campioni d'Italia in carica. La fluidità della manovra milanese, orchestrata con sapienza da Leandro Bolmaro e supportata dall'esperienza di Pippo Ricci, ha permesso all'Armani di toccare anche il massimo vantaggio di +19 durante la seconda frazione, mandando le squadre negli spogliatoi sul punteggio di 42-32.
Tuttavia, il basket è sport di parziali e la Reyer Venezia ha dimostrato per l'ennesima volta di possedere un carattere d'acciaio. Al rientro in campo dopo l'intervallo lungo, i lagunari hanno cambiato marcia. Kyle Wiltjer ha iniziato a segnare con regolarità dal perimetro, ben supportato dall'energia di Jordan Parks e dalle intuizioni di Bowman. In meno di dieci minuti, il vantaggio di Milano è evaporato sotto i colpi di una Venezia trasformata, capace di portarsi addirittura in vantaggio sul 50-49. La partita si è trasformata in una guerra di trincea, dove ogni possesso pesava come un macigno e la tensione nervosa iniziava a farsi sentire su entrambi i lati del campo.
L'ultimo quarto è stato un inno alla pallacanestro moderna. In un finale punto a punto mozzafiato, le due squadre si sono risposte colpo su colpo. Quando la tripla di Bolmaro sembrava aver chiuso i conti a poco più di un minuto dalla sirena, una prodezza balistica di Watson ha riportato avanti i veneti a venti secondi dalla fine. È stato ancora una volta Bolmaro a mantenere la freddezza necessaria dalla lunetta, siglando i due tiri liberi del 79-79 che hanno trascinato la contesa all'overtime. Nei cinque minuti addizionali, l'esperienza e la profondità del roster di Milano hanno fatto la differenza. Le giocate decisive di Peters e la gestione magistrale del pallone da parte del blocco azzurro hanno spento le ultime speranze della Reyer, fissando il risultato sul definitivo 94-87.
Per coach Peppe Poeta si tratta di un successo che lo proietta nell'olimpo degli allenatori più vincenti del basket contemporaneo. Completando il suo personale "triplete" domestico dopo aver conquistato Scudetto e Coppa Italia, il tecnico campano ha dimostrato di saper gestire alla perfezione le pressioni di una piazza esigente come quella milanese. La vittoria della Supercoppa Italiana 2026 non è solo un trofeo da aggiungere alla bacheca, ma un segnale chiarissimo inviato a tutto il campionato e ai rivali europei della Euroleague: l'Olimpia Milano è ancora il punto di riferimento, una macchina da canestri capace di rigenerarsi e vincere anche nelle serate più difficili. Ora l'attenzione si sposta sulla stagione regolare, ma con questo settimo record in tasca, le Scarpette Rosse guardano al futuro con una consapevolezza rinnovata e la fame di chi non vuole smettere di stupire.

