Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Mircea Lucescu, allenatore di fama internazionale, spentosi all'età di 80 anni a Bucarest. La sua carriera, costellata di successi e caratterizzata da un approccio innovativo al gioco, lo ha consacrato come una figura iconica nel panorama calcistico mondiale.
Nato il 29 luglio 1945 a Bucarest, Lucescu ha avuto una brillante carriera da calciatore, vestendo la maglia della Dinamo Bucarest e della nazionale rumena, con cui ha partecipato ai Mondiali del 1970 in Messico. Tuttavia, è come allenatore che ha raggiunto l'apice della sua carriera, guidando numerose squadre di club e la nazionale rumena con grande successo.
La sua avventura da allenatore è iniziata nel 1979 al Corvinul Hunedoara, per poi proseguire con la nazionale rumena negli anni Ottanta, portandola alla sua prima partecipazione a un Campionato Europeo. In Italia, ha guidato il Pisa, il Brescia, la Reggiana e l'Inter, lasciando un segno indelebile soprattutto nel club lombardo, dove ha saputo valorizzare giovani talenti e portare la squadra a competere ai massimi livelli.
All'estero, Lucescu ha costruito gran parte della sua leggenda, trionfando in Turchia con il Galatasaray, in Ucraina con lo Shakhtar Donetsk, con cui ha vinto la Coppa UEFA 2007-08, e in Russia con lo Zenit San Pietroburgo. Il suo stile di gioco, basato sul possesso palla e sull'organizzazione tattica, ha ispirato molti allenatori e ha contribuito a modernizzare il calcio europeo.
Nonostante una carriera da calciatore limitata dai confini politici della Romania comunista, Lucescu ha saputo trasformarsi in un allenatore di successo grazie alla sua intelligenza, alla sua passione per il calcio e alla sua apertura mentale. Parlava correntemente sei lingue oltre al romeno (inglese, portoghese, italiano, francese e russo) e si interessava di arte, letteratura e teatro, dimostrando una cultura enciclopedica che lo distingueva dagli altri allenatori.
Il suo rapporto con l'Italia è stato caratterizzato da alti e bassi, con esperienze alterne al Pisa, al Brescia, alla Reggiana e all'Inter. Tuttavia, il suo sorriso, il suo garbo e la sua capacità di farsi volere bene da tutti gli hanno fatto guadagnare l'affetto dei tifosi italiani, che lo ricorderanno sempre con affetto.
La sua bacheca è ricca di trofei: due campionati, tre Coppe e una Supercoppa in Romania (con Dinamo e Rapid), due campionati turchi (Galatasaray e Besiktas), nove campionati e sette Coppe d’Ucraina più una Supercoppa ucraina (Shakhtar e Dinamo Kiev), una Supercoppa di Russia (Zenit San Pietroburgo), una Coppa Uefa (Shakhtar) e una Supercoppa europea (Galatasaray). Ma più che per i trofei, Lucescu verrà ricordato per la sua umanità, per la sua capacità di ispirare i giocatori e per il suo contributo alla crescita del calcio europeo.
Il decesso è avvenuto presso l'Ospedale Universitario di Bucarest, dove era ricoverato in terapia intensiva a causa di gravi problemi cardiaci. La Federcalcio romena ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Lucescu, definendolo un uomo che ha insegnato che il calcio non è solo uno sport, ma un modo di vivere con dignità.
Mircea Lucescu lascia un vuoto incolmabile nel mondo del calcio, ma la sua eredità continuerà a vivere attraverso i suoi successi, i suoi insegnamenti e il suo esempio di uomo e di allenatore.

