Il vulcanico presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, torna a far parlare di sé con dichiarazioni al vetriolo sul futuro del calcio. Intervenuto ai microfoni di CBS da Los Angeles, in occasione della presentazione del documentario sul quarto scudetto partenopeo, "Ag4in", De Laurentiis ha toccato diversi temi, dalla gestione economica dei club alle riforme necessarie per rendere il calcio più moderno e competitivo.
Ripercorrendo le tappe iniziali della sua avventura calcistica, De Laurentiis ha ricordato con ironia lo scetticismo iniziale della sua famiglia: "Dopo il fallimento, il Napoli doveva essere acquistato all'asta. Mio figlio Luigi e mia moglie Jacqueline mi dissero: 'Ma sei pazzo? Non sai nulla di calcio!'. Ma io sono un uomo d'affari e volevo questa nuova avventura, molto divertente. Acquistai un pezzo di carta, non c'erano i giocatori e non sapevo da dove iniziare. Ripartimmo dalla Serie C, per me è stato come il miglior film della mia vita".
Con un balzo in avanti di oltre vent'anni, il presidente azzurro ha celebrato la conquista del quarto scudetto: "Il quarto scudetto è stato bellissimo ed ero molto emozionato, fino alla fine era come vivere in un casino. Tutti i giocatori giocavano per la maglia, per Conte, che urlava eccitato ad ogni partita e chiedeva a tutti di non mollare mai. Lui è un grandissimo motivatore". Tra i protagonisti di quella cavalcata trionfale, De Laurentiis ha elogiato Scott McTominay, definito "uno scozzese vero, elegante, serio, amico, un bravo ragazzo. Ho incontrato tante persone in 22 anni di calcio, ma Scott ha una personalità pazzesca".
Ma al di là dei ricordi e degli aneddoti, De Laurentiis ha affrontato temi cruciali per il futuro del calcio, a partire dalla difficoltà di competere con i top club europei: "Noi guadagniamo un terzo di Milan e Inter, la metà della Juventus, un quarto di Real, PSG, City e United. Così è veramente difficile essere in competizione con loro. Questo è il problema, noi dobbiamo restare molto attenti alla gestione economica del club per competere e rendere la difficile la vita agli altri".
Da qui, la proposta di riforme radicali, a cominciare da una stoccata alla categoria degli agenti: "Il calcio è troppo vecchio, dobbiamo rinnovarlo. Le nuove generazioni hanno passione, ma non pazienza, non riescono a stare 2 ore davanti alla tv. Nelle partite c'è solo uno stupido intervallo di 15 minuti tra un tempo e l'altro e non capisco perché. Si potrebbero dividere i due tempi, magari 25' ognuno con il tempo effettivo come nel basket. Oggi nel calcio sono gli agenti a decidere quanto recuperare, io lotto con la FIGC perché un arbitro non era bravo, un altro fa così...è un'anarchia. Il calcio è un'industria e loro non lo capiscono. Noi investiamo tantissimi soldi, parlano troppe persone. Come gli agenti che si credono i proprietari del calcio, chiedono tantissimi soldi per cosa? Solo per firmare un contratto e poi scomparire? Se un giocatore ha un problema, gli agenti scompaiono".
Il presidente del Napoli ha poi puntato il dito contro l'eccessivo numero di partite, che a suo dire riduce lo spettacolo: "Il numero delle partite è esploso. La UEFA vuole fare più soldi, così fa le competizioni più lunghe. Poi dopo l'arrivo del Re Infantino abbiamo fatto il Mondiale per Club. I giocatori non possono giocare 70 partite in una stagione, altrimenti è un suicidio. Puoi farlo una stagione, ma come possono resistere? Modric ha 40 anni, è un giocatore fantastico, ma se gli dici: 'Caro Luka, vuoi giocare 70 partite all'anno?', direbbe 'assolutamente no'".
La soluzione? Secondo De Laurentiis, passa attraverso una diversa distribuzione dei ricavi e una riduzione del numero di squadre nel campionato italiano: "I soldi guadagnati dovrebbero essere dei club e non della federazione, questa è la prima distinzione. Perché la UEFA fa troppi soldi e anche la FIFA. Loro dicono che distribuiscono, ma non è così. Mentono, non dicono la verità". E in Italia? "Sto spingendo da anni per tornare al campionato a 16 squadre, non a 20. Ridurre il numero di partite di permette di avere 2 mesi per allenare la Nazionale. Poi vorrei sapere perché non c'è un'assicurazione se un giocatore si fa male con le nazionali. Loro vogliono i nostri giocatori? Devono pagare. Perché li devo dare gratuitamente? Sono una mia proprietà, non loro".
Infine, una frecciata alla FIGC e alla scelta del nuovo presidente: "Non serve un ex giocatore, ma qualcuno che possa parlare politicamente con il governo per ottenere qualcosa che non abbiamo mai avuto. Per risolvere problemi fiscali e burocratici. Abbiamo bisogno di persone con credibilità, che possano parlare con i ministri e risolvere i problemi". Parole che suonano come una chiara preferenza per Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI.

