Il 2025 segna un punto di svolta epocale nel panorama degli investimenti infrastrutturali, con un boom senza precedenti nel settore dei centri elaborazione dati (CED). Secondo un'analisi della società Rystad Energy, la spesa globale in questo ambito ha toccato quota 770 miliardi di dollari, un valore che non solo eguaglia gli investimenti nel solare, ma supera addirittura quelli destinati all'estrazione di petrolio e gas.
Questo cambiamento strutturale nei flussi di capitale energetico globale è destinato a rimodellare il settore energetico. Dal 2024, gli investimenti nei CED hanno costantemente superato quelli nel solare, elevando i data center a una nuova classe di asset ad alta intensità di capitale, con un impatto diretto sulla produzione di energia, sulle reti e sulle catene di approvvigionamento.
Gli investimenti nei CED si suddividono principalmente in due categorie: circa il 40% è destinato all'infrastruttura IT, comprendendo server e apparecchiature di calcolo avanzate. La restante parte, pari all'investimento globale nel solare, è assorbita dall'infrastruttura energetica, che include sistemi di raffreddamento, distribuzione dell'energia e termoregolazione. L'espansione dei data center genera un effetto moltiplicatore, incentivando ulteriori investimenti nella produzione di energia, nell'ammodernamento delle reti e nella produzione di componenti per le reti energetiche, dai trasformatori ai componenti più piccoli.
Questo processo si sta sviluppando a un ritmo accelerato rispetto ai precedenti cicli industriali, grazie alla digitalizzazione diffusa e all'interesse crescente per l'intelligenza artificiale (IA). La domanda di IA, in particolare, sta alimentando una crescita esponenziale nella necessità di potenza di calcolo, richiedendo data center sempre più grandi e potenti. Questo trend si riflette anche negli investimenti in hardware specializzato, come le GPU (Graphics Processing Units) di Nvidia, che sono diventate componenti essenziali per l'addestramento di modelli di IA complessi.
I progetti dominanti nel settore dei CED sono quelli su larga scala, con una potenza superiore a 100 MW. Questi progetti richiedono investimenti paragonabili a quelli per grandi asset energetici, ma vengono realizzati molto più rapidamente. Questa rapidità di implementazione pone una sfida significativa, poiché la capacità di generazione di energia non tiene il passo con la velocità di approvazione dei progetti. Di conseguenza, si prevede una rimodulazione della geografia dei CED.
Attualmente, i CED sono concentrati principalmente negli Stati Uniti (con il 42% della capacità installata), seguiti dalla Cina (con circa la metà della capacità statunitense) e dall'India. Tuttavia, in alcuni paesi, la quota di consumo di energia da parte dei data center supera già il 10% del bilancio energetico nazionale, creando limiti all'accesso alle reti e al territorio. Questa situazione dovrebbe portare a una migrazione dei CED verso altre nazioni. Secondo gli analisti, entro il 2030, la Finlandia, il Portogallo e la Thailandia potrebbero diventare centri strategici per i data center, grazie alla disponibilità di risorse energetiche e a un quadro normativo statale trasparente.
Il principale motore della domanda per i CED nei prossimi anni rimarrà l'intelligenza artificiale. Sebbene si preveda un equilibrio tra la domanda di energia e la capacità dei CED nei prossimi anni, il settore della produzione di energia e delle apparecchiature continuerà a essere caratterizzato da un'elevata domanda, stimolando la crescita degli investimenti. L'evoluzione del mercato dei data center è strettamente legata all'innovazione tecnologica e all'adozione di soluzioni più efficienti dal punto di vista energetico, come i sistemi di raffreddamento avanzati e l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Inoltre, la crescente attenzione alla sostenibilità sta spingendo i gestori dei data center a ridurre la loro impronta ecologica e a implementare pratiche più responsabili.

