L'impero di Musk punta al trilione: Anthropic versa 45 miliardi per il supercomputer Colossus

I dettagli dell'IPO di SpaceX rivelano un accordo record con Anthropic e i piani per il primo cloud orbitale entro il 2028

L'impero di Musk punta al trilione: Anthropic versa 45 miliardi per il supercomputer Colossus

L'ecosistema tecnologico costruito da Elon Musk sta per riscrivere le regole della finanza mondiale, puntando a una valutazione complessiva che potrebbe superare la soglia psicologica del trilione di dollari. Secondo i documenti riservati depositati presso le autorità di regolamentazione in vista dell'attesa IPO di SpaceX, emerge un quadro di integrazione profonda tra le aziende del magnate. Il dato più eclatante riguarda Anthropic, la startup di intelligenza artificiale concorrente di OpenAI, che ha siglato un contratto monumentale: verserà circa 1,25 miliardi di dollari al mese per i prossimi tre anni per l'affitto delle capacità di calcolo dei data center di xAI. Questo accordo, che si estende fino al maggio 2029, porterà nelle casse dell'impero di Musk una somma complessiva di 45 miliardi di dollari, sebbene le clausole prevedano la possibilità di risoluzione con un preavviso di soli 90 giorni. La fusione operativa tra SpaceX e xAI, avvenuta all'inizio dell'anno, ha trasformato la società aerospaziale in un vero e proprio fornitore di infrastrutture cloud su scala globale, sfruttando i supercomputer situati a Memphis, nel Tennessee, e nella vicina Southaven.

Nonostante l'entità dei ricavi previsti, il bilancio di xAI mostra le cicatrici di una crescita accelerata e di investimenti in conto capitale senza precedenti. Nel primo trimestre del 2026, l'azienda ha registrato perdite per 2,4 miliardi di dollari, un incremento drammatico rispetto ai 936 milioni di dollari persi nello stesso periodo dell'anno precedente. Queste cifre riflettono l'enorme sforzo finanziario profuso per la costruzione dell'infrastruttura IA: nel 2025 sono stati spesi 12,7 miliardi di dollari, mentre solo nei primi tre mesi del 2026 la spesa ha già toccato quota 7,7 miliardi di dollari. Si stima che entro la fine dell'anno i costi per l'hardware e l'energia supereranno i 30 miliardi di dollari. Al centro di questa strategia c'è il supercomputer Colossus, ospitato nell'ex stabilimento Electrolux di Memphis. Sebbene Elon Musk abbia dichiarato una capacità nominale di 1 GW, l'analisi delle infrastrutture reali solleva dubbi tecnici. Le immagini satellitari indicano che i sistemi di raffreddamento installati sarebbero in grado di gestire solo circa 350 MW di carico termico, suggerendo che gran parte dei chip installati potrebbero non essere ancora operativi a pieno regime.

La documentazione per l'IPO introduce il concetto di "potenza computazionale nominale", calcolata moltiplicando il numero di acceleratori per il loro consumo teorico, arrivando appunto a 1 GW nel marzo 2026. Tuttavia, la potenza effettiva utilizzata rimane un'incognita. Attualmente, i documenti citano esplicitamente solo 330 MW di capacità attiva, suddivisa tra 130 MW per Colossus 1 e 210 MW per Colossus 2, quest'ultimo entrato in funzione nel gennaio 2026. La fase successiva del progetto prevede l'integrazione di almeno 220.000 acceleratori NVIDIA GB300, che dovrebbero spingere la capacità oltre i 400 MW aggiuntivi. Parallelamente alle sfide tecniche, SpaceX deve affrontare ostacoli legali e ambientali. L'azienda ha investito 2,8 miliardi di dollari in turbine a gas per alimentare i propri centri di calcolo in modo indipendente dalla rete elettrica locale, mossa che ha scatenato proteste e cause legali. L'ultima denuncia accusa xAI e la sua controllata MZX Tech di utilizzare illegalmente 27 turbine a gas, aggravando le tensioni con le comunità locali del Tennessee e del Mississippi.

La visione a lungo termine di Elon Musk non si ferma però alla superficie terrestre. La vera rivoluzione contenuta nei documenti per l'IPO riguarda i data center orbitali. SpaceX ha richiesto l'autorizzazione per lanciare fino a un milione di satelliti dedicati al calcolo computazionale nello spazio, con i primi dispiegamenti previsti già per il 2028. Mentre concorrenti come Blue Origin studiano soluzioni simili, SpaceX gode di un vantaggio competitivo incolmabile grazie alla costellazione Starlink. L'infrastruttura sfrutterà la tecnologia di comunicazione laser inter-satellitare, che conta già oltre 23.000 collegamenti ottici attivi, garantendo una trasmissione dati ultra-veloce tra i server spaziali e la Terra. Questi micro-data center saranno progettati per una produzione automatizzata di massa, ereditando le tecnologie di gestione termica già testate sui satelliti Starlink di ultima generazione. Sebbene la società ammetta che molte di queste tecnologie siano ancora sperimentali e richiedano capitali immensi, l'obiettivo è chiaro: creare una rete di intelligenza artificiale onnipresente, resiliente e svincolata dai limiti geografici e politici del suolo terrestre. Il successo di questa scommessa dipenderà dalla capacità di SpaceX di trasformare perdite miliardarie in un monopolio tecnologico totale, rendendo l'orbita terrestre il nuovo cuore pulsante dell'economia digitale mondiale.

Pubblicato Venerdì, 22 Maggio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 22 Maggio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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