La strategia degli Stati Uniti per limitare l'avanzata tecnologica cinese nel settore dei chip sta subendo un duro colpo. Nonostante le restrizioni imposte sull'export di attrezzature per la produzione di semiconduttori, la Cina ha trovato nuove vie per approvvigionarsi, incrementando significativamente le importazioni da paesi come Malesia e Singapore. Questo cambiamento nelle rotte commerciali, evidenziato da dati statistici recenti, suggerisce una resilienza della domanda cinese e una capacità di adattamento alle misure restrittive.
Le importazioni dirette dagli USA verso la Cina hanno toccato un minimo storico degli ultimi otto anni. Tuttavia, il vuoto lasciato è stato rapidamente colmato da altri fornitori. Singapore ha visto un aumento delle sue esportazioni verso la Cina del 17%, raggiungendo i 5,7 miliardi di dollari, mentre la Malesia ha registrato una crescita esponenziale, superando il raddoppio fino a raggiungere i 3,4 miliardi di dollari. In contrasto, le spedizioni dirette dagli Stati Uniti sono crollate di oltre il 34%, attestandosi a soli 2 miliardi di dollari, un livello paragonabile a quello del 2017.
Nonostante il calo delle esportazioni dirette, il mercato cinese rimane cruciale per i produttori americani di attrezzature per chip. Aziende come Applied Materials, Lam Research e KLA ricavano oltre il 30% del loro fatturato dalle vendite in Cina. Gli esperti del settore ritengono che l'aumento delle importazioni cinesi da Malesia e Singapore sia una conseguenza della delocalizzazione delle attività produttive di queste aziende, che cercano di aggirare le restrizioni statunitensi servendo il mercato cinese attraverso paesi terzi. Lam Research, ad esempio, produce attrezzature in Malesia, mentre KLA e Applied Materials hanno stabilimenti a Singapore. Complessivamente, queste tre società americane hanno generato quasi 19 miliardi di dollari di entrate dalle vendite di attrezzature in Cina nell'ultimo anno fiscale.
Anche altri importanti fornitori globali di attrezzature per la produzione di chip beneficiano del mercato cinese. La società olandese ASML ha ottenuto oltre il 29% del suo fatturato in Cina l'anno scorso, mentre la giapponese Tokyo Electron ha superato il 40%. Tra il 2020 e il 2025, la Cina ha importato attrezzature dal Giappone per un valore di oltre 42 miliardi di dollari, posizionandosi al primo posto, seguita dai Paesi Bassi con 35 miliardi di dollari. Questo scenario si inserisce in un contesto di rapida crescita dell'industria nazionale dei semiconduttori in Cina. I ricavi dei fornitori locali di attrezzature sono quadruplicati tra il 2020 e il 2025, raggiungendo i 4 miliardi di dollari. L'aumento della concorrenza interna potrebbe portare a una guerra dei prezzi, creando ulteriori sfide per il settore.
L'efficacia delle sanzioni statunitensi è compromessa dalla mancanza di coordinamento con altri paesi chiave come i Paesi Bassi e il Giappone. Una situazione simile si verifica nel settore dell'aviazione civile, dove le aziende cinesi sviluppano i propri aerei acquistando componenti negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, il governo cinese è determinato a raggiungere l'autosufficienza nel settore dei chip, riducendo la dipendenza dalle importazioni. Anche se le alternative cinesi potrebbero non essere ancora all'altezza in termini di qualità e prestazioni, la necessità di sostituire le importazioni occidentali, unite alla loro scarsità forzata, ne favorisce l'adozione.
Il Congresso americano sta valutando ulteriori misure restrittive per rallentare il progresso tecnologico della Cina, ma la solidarietà degli altri paesi fornitori rimane incerta. La resilienza del settore cinese dei semiconduttori dimostra la complessità della situazione e la necessità di un approccio più coordinato a livello internazionale per raggiungere gli obiettivi prefissati. La capacità della Cina di adattarsi e trovare nuove soluzioni evidenzia i limiti delle sanzioni unilaterali e la crescente importanza di una strategia globale condivisa.

