La competizione nel settore degli aerotaxi elettrici si fa sempre più intensa, e la battaglia legale tra Archer Aviation e Joby Aviation ha raggiunto nuove vette. Archer ha infatti depositato una contro-denuncia contro Joby, accusandola di frode nei confronti del governo degli Stati Uniti e di intrattenere rapporti opachi con la Cina.
Secondo l'accusa di Archer, Joby utilizzerebbe una divisione produttiva cinese per approvvigionarsi di componenti cruciali da fornitori cinesi, con il supporto del governo cinese stesso. Ma non è tutto: Archer sostiene che Joby avrebbe tentato di occultare questi legami, classificando i componenti provenienti dalla Cina come beni di consumo (ad esempio, fermagli per capelli, calzini, album fotografici) per evitare dazi doganali e controlli sull'influenza straniera.
Questa contro-denuncia arriva quattro mesi dopo che Joby aveva citato in giudizio Archer per presunto furto di segreti commerciali. In quella causa, depositata presso la Corte Suprema della California, Joby accusava un suo ex dipendente, George Kivork, di aver sottratto informazioni riservate prima di passare ad Archer, che le avrebbe poi utilizzate a proprio vantaggio.
Entrambe le società sono impegnate nello sviluppo di aerotaxi elettrici e di applicazioni tecnologiche con potenziali impieghi militari. La denuncia di Archer fa riferimento a un recente decreto dell'ex presidente Donald Trump, che incaricava il Dipartimento dei Trasporti e la Federal Aviation Administration (FAA) di avviare un programma pilota per accelerare lo sviluppo e la commercializzazione di velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVTOL). Entrambe le aziende avevano presentato domanda per partecipare a questo programma, noto come "Advanced Air Mobility and Electric Vertical Takeoff and Landing Integration Pilot Program".
"Dietro una facciata di patriottismo e di impegno verso l'innovazione americana, Joby ha ricevuto centinaia di milioni di dollari di finanziamenti dal governo degli Stati Uniti, inclusi contratti con l'Aeronautica Militare, e si presenta come un attore chiave negli sforzi del presidente Trump per accelerare l'integrazione degli aerotaxi negli USA", si legge nella denuncia di Archer.
La tempistica della contro-denuncia di Archer sembra tutt'altro che casuale: è stata depositata lo stesso giorno in cui il Dipartimento dei Trasporti e la FAA hanno approvato otto proposte per il programma pilota, coinvolgendo 26 stati. Archer ha ottenuto l'autorizzazione a partecipare a tre di questi progetti, mentre Joby a cinque. La battaglia legale è destinata a infiammare ulteriormente la competizione in un settore in rapida crescita e di importanza strategica per il futuro della mobilità urbana.
Le accuse di Archer sollevano interrogativi significativi sull'integrità della catena di approvvigionamento e sulla trasparenza delle operazioni di Joby, soprattutto in un contesto geopolitico sempre più teso tra Stati Uniti e Cina. Se le accuse dovessero essere confermate, potrebbero avere gravi conseguenze per Joby, mettendo a rischio i finanziamenti governativi e la sua posizione di leader nel settore degli aerotaxi elettrici.
L'intera vicenda evidenzia la complessità e le sfide legate allo sviluppo di nuove tecnologie e alla loro integrazione nel tessuto economico e sociale. La competizione tra Archer e Joby, al di là delle accuse reciproche, rappresenta anche una spinta all'innovazione e al miglioramento continuo, a beneficio dei consumatori e dell'intero settore della mobilità aerea urbana.

