Il destino dell'osservatorio spaziale Swift della NASA, ufficialmente noto come Neil Gehrels Swift Observatory, è ormai segnato, ma l'agenzia spaziale americana ha deciso che il suo epilogo sarà all'insegna della scienza pura. Dopo mesi trascorsi in una modalità di risparmio e riduzione dell'attrito atmosferico, l'osservatorio ha ripreso le sue attività di monitoraggio dell'universo violento. Questa scelta, pur garantendo una preziosa mole finale di dati astrofisici, accelererà inevitabilmente il rientro incontrollato del satellite negli strati densi dell'atmosfera terrestre, dove finirà per disintegrarsi. La decisione della NASA giunge in un momento critico del 2026, segnando la fine di un'era per uno degli strumenti più prolifici mai messi in orbita per lo studio dei fenomeni transitori ad alta energia.
Le difficoltà tecniche che hanno portato a questa situazione estrema risalgono all'inizio dell'anno, quando tutti e tre gli strumenti scientifici a bordo sono stati disattivati o messi in standby. Due di questi strumenti, per la loro conformazione strutturale, agivano come veri e propri freni aerodinamici, aumentando l'attrito con le tracce di atmosfera ancora presenti alla quota operativa del satellite. Il terzo strumento, pur non avendo un impatto diretto sulla resistenza, richiedeva una quantità di energia tale da costringere i pannelli solari in una posizione non ottimale sotto il profilo aerodinamico. Queste misure erano state adottate nel tentativo disperato di mantenere l'apparecchio a una quota superiore ai 300 chilometri, limite oltre il quale il decadimento orbitale diventa irreversibile e rapidissimo.
La speranza di salvare Swift era stata riposta nella missione privata LINK, sviluppata dalla compagnia Katalyst Space. Il piano prevedeva l'impiego di un rimorchiatore spaziale capace di agganciare l'osservatorio e innalzare la sua orbita fino a oltre 600 chilometri, estendendone la vita operativa di diversi anni. Il lancio del rimorchiatore LINK è avvenuto a luglio tramite un razzo Northrop Grumman Pegasus, ma purtroppo la missione ha incontrato gravi problemi tecnici ai sistemi di orientamento subito dopo l'immissione in orbita. Il 19 agosto, la NASA ha dovuto ufficialmente dichiarare fallito il tentativo di aggancio. Senza la possibilità di un recupero esterno, mantenere Swift in una sorta di "coma farmacologico" spaziale non aveva più senso scientifico, portando alla decisione di riattivare i sensori per sfruttare ogni singolo giorno rimanente.
Nella giornata di mercoledì, i tecnici del Goddard Space Flight Center hanno riattivato con successo due dei tre strumenti principali: il telescopio a raggi X (XRT) e il telescopio ultravioletto/ottico (UVOT). Il cuore pulsante dell'osservatorio, il Burst Alert Telescope (BAT), che opera nelle frequenze dei raggi gamma e X duri, rimane per ora spento. La sua riattivazione è prevista nelle prossime settimane, poiché richiede una gestione energetica complessa e un orientamento specifico dei pannelli solari che aumenterà ulteriormente la superficie d'impatto con l'atmosfera. Gli scienziati prevedono che, mentre in modalità dormiente Swift avrebbe potuto resistere in orbita fino a novembre o oltre, il ritorno alla piena attività ridurrà la sua aspettativa di vita a soli uno o due mesi.
La causa principale del prematuro declino orbitale di Swift risiede nell'eccezionale attività solare registrata negli ultimi anni. Il Ciclo Solare 25 si è rivelato molto più intenso del previsto, e le frequenti espulsioni di massa coronale hanno riscaldato e fatto espandere gli strati superiori dell'atmosfera terrestre. Questo fenomeno aumenta la densità del mezzo in cui si muovono i satelliti in orbita bassa (LEO), incrementando drasticamente la resistenza aerodinamica. Poiché Swift è stato progettato nel 2004 senza un sistema di propulsione proprio per correggere l'orbita, la sua sopravvivenza dipendeva esclusivamente dalla stabilità atmosferica e da eventuali interventi esterni che, come visto nel caso di Katalyst Space, non sono andati a buon fine.
Nonostante la fine imminente, l'eredità di Swift è immensa. Per oltre due decenni, questo cacciatore di lampi di raggi gamma (GRB) ha permesso di osservare i fenomeni più energetici dell'universo, dalla nascita dei buchi neri alle collisioni di stelle di neutroni. La sua capacità unica di ruotare rapidamente per puntare i propri strumenti verso un'esplosione rilevata in pochi secondi ha rivoluzionato l'astronomia multi-messaggera. Ora, in questa sua fase finale, l'obiettivo è raccogliere dati cruciali su eventi transitori rari, offrendo un ultimo contributo alla comunità scientifica internazionale prima di trasformarsi in una scia luminosa nel cielo terrestre. La NASA continuerà a monitorare la traiettoria di rientro per garantire che la distruzione avvenga in totale sicurezza, mentre il rimorchiatore LINK, rimasto orfano della sua missione primaria, verrà utilizzato come piattaforma sperimentale per test di prossimità orbitale, cercando di trarre un insegnamento tecnologico da un fallimento operativo.

