Scoperta la prima coppia di supernovae in un sistema binario

Un team di astrofisici individua i resti di due esplosioni stellari legate da un passato comune, aprendo nuove frontiere sull'evoluzione degli astri massicci

Scoperta la prima coppia di supernovae in un sistema binario

Nel cuore della costellazione dei Gemelli, a circa 6000 anni luce di distanza dal nostro pianeta, gli scienziati hanno identificato quello che potrebbe essere il primo esempio documentato di un sistema stellare binario in cui entrambi i componenti hanno terminato la propria esistenza con una catastrofica esplosione di supernova. Questa scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications il 21 luglio, segna un punto di svolta nella comprensione dell'evoluzione stellare e dei sistemi multipli, che costituiscono la maggior parte delle strutture stellari nell'universo osservabile. Per anni, gli astronomi hanno immaginato sistemi simili a quello dell'iconico pianeta Tatooine della saga cinematografica Star Wars, caratterizzati dalla presenza di due soli, ma l'osservazione di una coppia in cui entrambi gli astri hanno già raggiunto lo stadio di supernova non era mai stata confermata prima d'ora.

Le stelle massicce, con masse che superano di oltre venti volte quella del Sole, vivono vite frenetiche e brevi, concludendosi in esplosioni spettacolari che possono oscurare per giorni la luce di un'intera galassia. Questi eventi lasciano dietro di sé quelli che gli scienziati chiamano resti di supernova (SNR), nubi di gas e polveri in rapida espansione che trasportano con sé la storia chimica e fisica della stella madre. Nonostante nella nostra Via Lattea siano stati identificati circa 300 resti di supernova, non era mai stata rilevata una coppia di SNR così vicina da suggerire un'origine comune all'interno di un sistema binario. L'astrofisico Miltiadis Michailidis, autore principale dello studio, ha sottolineato come la rarità di tale osservazione risieda nella dinamica stessa delle esplosioni: spesso, la prima supernova può agire come un potente calcio gravitazionale, scagliando la stella compagna lontano dal centro del sistema o rendendo la sovrapposizione dei resti indistinguibile da una singola esplosione.

Il focus della ricerca si è concentrato su IC 443, popolarmente nota come Nebulosa Medusa, situata nei Gemelli. Questo oggetto è tra i resti di supernova più studiati grazie alla sua struttura a gusci concentrici, formata dall'urto tra le onde d'urto dell'esplosione e le dense nubi di gas interstellare circostanti. Tuttavia, è stato l'esame del suo vicino meno appariscente, G189.6+3.3, a fornire la prova definitiva. Identificato per la prima volta nel 1994 dalla missione tedesca ROSAT per la sua debole emissione di raggi X, l'oggetto è stato successivamente mappato con estrema precisione dall'osservatorio spaziale russo-tedesco Spektrum-Roentgen-Gamma (SRG), che ha rivelato strutture a guscio interne inequivocabili.

Per confermare il legame fisico tra i due resti, il team di ricerca ha incrociato dati raccolti in oltre sedici anni dal Fermi Gamma-ray Space Telescope della NASA, insieme a misurazioni ottiche, radio e ai raggi X. Le analisi hanno dimostrato che sia IC 443 che G189.6+3.3 stanno interagendo con la medesima nube di idrogeno interstellare, un indizio geologico cosmico che le colloca nello stesso spazio tridimensionale. I centri delle due esplosioni distano tra i 30 e i 50 anni luce, una distanza che, secondo i calcoli statistici, ha solo una probabilità su mille di essere frutto di un allineamento casuale. Questo dato conferma che ci troviamo di fronte alla prima coppia documentata di resti nati da un sistema binario originario di stelle massicce.

La cronologia degli eventi ricostruita dagli scienziati rivela una differenza temporale significativa tra le due esplosioni. La stella che ha originato G189.6+3.3 è stata la prima a morire, tra 20.000 e 110.000 anni fa, mentre la supernova che ha dato origine alla Nebulosa Medusa è molto più recente, risalendo a circa 8.000 o 9.000 anni fa. Questo intervallo temporale permette di studiare come la prima esplosione abbia influenzato l'evoluzione della seconda stella, potenzialmente modificandone la traiettoria o la perdita di massa prima del suo atto finale. Queste scoperte non sono solo curiosità astronomiche, ma forniscono dati vitali per i modelli di evoluzione stellare che predicono la formazione di sistemi binari compatti, come coppie di stelle di neutroni o buchi neri, che in futuro potrebbero diventare sorgenti di onde gravitazionali rilevabili sulla Terra.

Guardando al futuro, questo studio apre la strada a nuove indagini sistematiche in tutta la Galassia. Grazie ai nuovi algoritmi di elaborazione dei dati e alla potenza dei telescopi di nuova generazione disponibili nel 2026, gli astronomi sperano di identificare altri sistemi binari di supernova nascosti. Comprendere la fine di questi giganti stellari significa comprendere l'origine degli elementi pesanti nell'universo e i meccanismi che regolano la vita e la morte delle strutture più imponenti del cosmo. Il caso di IC 443 e G189.6+3.3 rimarrà come un esempio fondamentale di come la pazienza nell'osservazione e l'integrazione di dati multidisciplinari possano rivelare segreti celati per millenni dietro la coltre di gas e polveri dello spazio profondo.

Pubblicato Mercoledì, 22 Luglio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 22 Luglio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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