Il panorama della mobilità mondiale ha raggiunto un punto di non ritorno che ridefinisce l'intera architettura industriale del secolo. Per la prima volta dalla fine degli anni venti del secolo scorso, epoca in cui l'automobile iniziava la sua capillare diffusione di massa, i veicoli dotati esclusivamente di motore a combustione interna (ICE) non rappresentano più la maggioranza delle nuove immatricolazioni. Al termine del primo semestre dell'anno, la quota di mercato delle auto a benzina e diesel è scivolata al 49%, lasciando il restante 51% alle motorizzazioni elettrificate, che comprendono auto elettriche pure (BEV) e veicoli ibridi di varia natura. Questo declino è sottolineato da numeri impietosi: le vendite di auto termiche sono diminuite del 10% su base annua, fermandosi a 20,25 milioni di unità globali. Si tratta di una metamorfosi rapidissima se si considera che solo nel 2021 la quota delle auto a combustione dominava ancora il mercato con il 73% delle preferenze.
Il cuore pulsante di questa rivoluzione rimane la Cina, un mercato che ha ormai interiorizzato la transizione energetica come un pilastro della propria economia nazionale. Nel gigante asiatico, le vendite di veicoli termici sono crollate del 26%, una flessione drastica figlia di politiche locali aggressive che incentivano l'abbandono dei combustibili fossili. Nonostante una leggera contrazione del 3% nelle vendite di auto elettriche pure dovuta alla rimodulazione dei sussidi statali, la Cina ha comunque immesso sul mercato 3,44 milioni di veicoli elettrici, cifra che corrisponde a circa la metà dell'intero volume mondiale. L'efficienza dei produttori locali e l'infrastruttura di ricarica capillare rendono il possesso di un'auto elettrica non solo una scelta etica, ma una convenienza economica oggettiva per milioni di cittadini cinesi.
Parallelamente, l'Europa ha mostrato una resilienza straordinaria e una crescita vigorosa. Nel corso dell'ultimo semestre, le vendite di veicoli elettrici nel Vecchio Continente sono aumentate del 32%, raggiungendo 1,81 milioni di unità. Questo dato acquisisce un valore storico se si analizza l'andamento nei 31 principali mercati della regione, dove per la prima volta la somma di elettriche e ibride ha superato le auto a combustione pura in ogni singola nazione. Al contrario, le vendite di veicoli ICE in Europa hanno subito una contrazione del 13%, segnale evidente che la strada tracciata dalle normative ambientali sta influenzando profondamente le decisioni d'acquisto dei consumatori europei, sempre più orientati verso soluzioni a basse emissioni.
Diverso è lo scenario che emerge dagli Stati Uniti. Sotto l'amministrazione guidata da Donald Trump, la politica dei sussidi federali per l'acquisto di auto elettriche ha subito una brusca interruzione, portando a una contrazione del 15% delle vendite locali nel primo semestre. Giganti come Honda e General Motors (GM) sono stati costretti a rivedere le proprie strategie produttive a breve termine, adattandosi a un mercato interno meno incentivato. Tuttavia, questa battuta d'arresto americana appare come un'anomalia nel contesto globale. Mercati emergenti come il Sud-Est asiatico hanno registrato un incremento delle vendite dell'81%, raggiungendo le 350.000 unità, mentre l'Oceania ha più che raddoppiato i propri volumi toccando le 110.000 immatricolazioni. Anche in Russia, la domanda di veicoli elettrificati ha mostrato una vitalità sorprendente, con una crescita del 40% registrata nel mese di luglio.
Dal punto di vista tecnico, gli esperti di Mobility Global osservano che le auto elettriche pure hanno ormai superato la soglia critica del 16% di quota di mercato, attestandosi al 17% con 6,87 milioni di unità vendute (+12%). Nel settore automobilistico, il superamento della barriera del 16% è tradizionalmente considerato il segnale dell'inizio della diffusione di massa, il momento in cui una tecnologia smette di essere di nicchia per diventare lo standard. Gli ibridi non ricaricabili mantengono comunque una posizione di forza, con una quota del 18% e una crescita del 10%, confermandosi come la tecnologia di transizione preferita da chi non è ancora pronto al passaggio integrale alla spina.
Il ruolo dei produttori della Cina nel determinare questi equilibri è monumentale. Oggi, le aziende cinesi detengono il 60% del mercato globale dei veicoli a batteria e degli ibridi plug-in. Al di fuori dei tre mercati principali (USA, Europa, Cina), oltre il 55% delle auto elettrificate importate proviene proprio dalle fabbriche della Repubblica Popolare. Le proiezioni per il futuro prossimo sono altrettanto ambiziose: entro il 2030, si prevede che l'elettrico puro costituirà il 30% della produzione automobilistica totale, superando definitivamente non solo i motori termici ma anche le varie declinazioni dell'ibrido. Nonostante l'importanza dei sussidi nel passato, i dati recenti indicano che il mercato sta entrando in una fase di maturità guidata dalla domanda reale. I consumatori che scelgono l'elettrico mostrano un tasso di fedeltà altissimo, tornando raramente alle vecchie tecnologie termiche. Sarà proprio questa soddisfazione d'uso, unita ai costi energetici dei carburanti tradizionali, a decretare il vincitore finale della corsa alla mobilità del futuro.

