Un recente studio della ONG Open Rights Group (ORG) ha sollevato serie preoccupazioni riguardo alla dipendenza eccessiva del Regno Unito da un ristretto gruppo di giganti tecnologici americani. Questi colossi forniscono data center, software e infrastrutture digitali essenziali, creando una situazione di vulnerabilità per la sicurezza nazionale britannica, come riportato da Computer Weekly.
Il rapporto, sostenuto da diversi membri del parlamento britannico, avverte che questa dipendenza mette il Regno Unito a rischio, soprattutto in un contesto di relazioni potenzialmente deteriorate con gli Stati Uniti. Le divergenze politiche e strategiche potrebbero esporre il paese a sanzioni americane, con un impatto significativo sulle infrastrutture critiche (CII).
Secondo l'ORG, i giganti tecnologici hanno sfruttato il loro potere e le loro risorse per controllare i mercati, limitare l'innovazione e fare attività di lobbying, arrivando a dominare il mercato delle infrastrutture critiche. Questa dipendenza da aziende straniere crea problemi significativi, poiché l'attività di politica estera degli Stati Uniti introduce una "geopolitica incerta". L'ORG sottolinea che gli USA hanno la capacità di imporre sanzioni che potrebbero interrompere la fornitura di servizi da parte di questi giganti tecnologici sia alle istituzioni governative che ai clienti privati.
Gli Stati Uniti hanno già applicato sanzioni contro entità europee, come la Corte penale internazionale (CPI) e i suoi membri. Ad esempio, Microsoft ha bloccato le e-mail di alcuni funzionari dopo l'emissione di mandati di arresto contro politici israeliani. Il rapporto suggerisce che, in caso di peggioramento delle relazioni bilaterali, gli USA potrebbero sfruttare il loro dominio tecnologico sul mercato delle infrastrutture critiche britanniche.
Inoltre, i servizi cloud americani potrebbero essere utilizzati per monitorare i dati sovrani del Regno Unito, poiché le agenzie di intelligence statunitensi hanno accesso legale a tali dati in conformità con la legislazione americana. Microsoft ha già dichiarato l'impossibilità di garantire una reale sovranità dei dati europei, data la necessità di conformarsi alle leggi statunitensi. Il rapporto evidenzia anche la dipendenza del governo britannico da fornitori esterni di servizi IT e società di consulenza, il che rende gli enti governativi "vincolati" alle tecnologie di fornitori specifici e vulnerabili all'aumento dei prezzi.
Un rapporto del 2025 della Competition and Markets Authority (CMA) ha indicato che l'assenza di un mercato realmente concorrenziale costringe il Regno Unito a pagare fino a 500 milioni di sterline in più ogni anno. L'Open Rights Group esorta le autorità britanniche a seguire l'esempio dei paesi dell'UE (Germania, Francia, Paesi Bassi e Danimarca), che stanno investendo attivamente in tecnologie basate su standard aperti e software open source. È stato stimato che ogni sterlina investita in tecnologie open source genera un ritorno di quattro sterline.
I parlamentari britannici chiedono anche una modifica delle regole sugli appalti pubblici per aiutare i fornitori locali di servizi cloud a espandere le loro attività, con una discriminazione dei giocatori esterni a favore delle aziende britanniche. Si propone inoltre di prestare maggiore attenzione all'open source e allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale sovrani. I deputati sottolineano che la dipendenza da grandi aziende tecnologiche come Palantir rende il paese "pericolosamente vulnerabile" e, in un contesto di incertezza, è necessario garantire il controllo sulle infrastrutture critiche per assicurare la sovranità digitale.

