L'idea che l'adozione dell'intelligenza artificiale (IA) generativa possa liberare i dipendenti da compiti ripetitivi, consentendo loro di dedicarsi ad attività più creative o strategiche, sembra smentita dai dati. Al contrario, diverse ricerche indicano che l'introduzione dell'IA nelle aziende sta portando a un aumento del carico di lavoro, dell'intensità e della complessità delle attività svolte dai lavoratori.
Uno studio condotto da ActivTrak, ha analizzato l'attività digitale di 164.000 dipendenti in 1.111 aziende, monitorando oltre 443 milioni di ore di lavoro. La ricerca ha confrontato i dati relativi a 180 giorni precedenti e successivi all'introduzione di tecnologie basate sull'IA. I risultati mostrano un aumento significativo dell'intensità del lavoro in quasi tutti i settori di attività. In particolare, il tempo dedicato alla gestione delle email e delle chat è più che raddoppiato, mentre l'utilizzo di applicazioni aziendali è cresciuto del 94%.
Parallelamente, la ricerca ha evidenziato una diminuzione del 9% dei periodi di lavoro concentrato e senza interruzioni, suggerendo un peggioramento delle condizioni di lavoro in termini di capacità di focalizzarsi su compiti complessi. Le aziende che non hanno implementato l'IA non hanno registrato cambiamenti significativi in questi parametri.
Gli autori dello studio ipotizzano che, sebbene l'IA possa inizialmente liberare tempo, questo viene immediatamente riempito con nuove attività, aumentando la pressione sui dipendenti. Queste osservazioni contrastano con le previsioni di alcuni esperti, come Elon Musk, che immaginano un futuro in cui l'IA renderà superfluo il lavoro per la maggior parte delle persone, garantendo il benessere materiale a tutti.
I datori di lavoro che hanno già implementato l'IA nei processi aziendali hanno notato che l'aumento della produttività genera automaticamente la necessità di svolgere più lavoro, anziché concedere più tempo libero ai dipendenti. Di conseguenza, i lavoratori non solo lavorano più intensamente, ma dedicano anche più tempo alle attività lavorative durante la giornata. Secondo i ricercatori, si crea una sorta di "appetito" per lo svolgimento di compiti aggiuntivi, che a lungo termine può portare ad affaticamento cronico, aumento degli errori, esaurimento emotivo (burnout) e riduzione della qualità del lavoro.
Inoltre, l'utilizzo di strumenti di IA può richiedere ai dipendenti di approfondire aspetti specifici che prima venivano trascurati, richiedendo un ulteriore investimento di tempo. Attualmente, circa l'80% dei dipendenti utilizza l'IA nel proprio lavoro, rispetto al 53% di due anni fa. Il tempo medio dedicato all'utilizzo di strumenti di IA è aumentato di otto volte. I dipendenti più produttivi sono quelli che utilizzano l'IA per il 7-10% del loro tempo di lavoro, ma rappresentano solo il 3% della forza lavoro. La maggior parte dei dipendenti dedica solo l'1% del proprio tempo all'IA.
In sintesi, i dati suggeriscono che l'adozione dell'IA, almeno nella fase iniziale, non sta portando a una riduzione del carico di lavoro e dello stress per i dipendenti, ma piuttosto a un aumento dell'intensità e della complessità delle attività svolte. Questo solleva importanti interrogativi sulle strategie di implementazione dell'IA e sulla necessità di adottare misure per proteggere il benessere dei lavoratori in questa fase di transizione.

