Negli ultimi anni, l'esperienza di navigazione online è stata costellata da finestre pop-up che richiedono agli utenti di accettare o rifiutare il salvataggio dei cookie pubblicitari. Tuttavia, una recente indagine rivela una realtà preoccupante: i colossi tecnologici sembrano ignorare sistematicamente le preferenze degli utenti, continuando a tracciare le loro attività online anche in caso di esplicito rifiuto. La motivazione? Apparentemente, pagare le sanzioni previste risulta economicamente più vantaggioso che rispettare la volontà degli utenti.
Secondo uno studio condotto dalla società americana webXray, Google, Microsoft e Meta continuano a memorizzare cookie utilizzati per il tracciamento, anche quando gli utenti li rifiutano esplicitamente. Le tre società hanno respinto le conclusioni degli esperti, ma i dati emersi dall'indagine sollevano seri interrogativi sulle loro pratiche di gestione della privacy.
Dopo anni di lamentele riguardo alla complessità dei moduli di consenso sui cookie, le autorità di regolamentazione hanno richiesto che le aziende forniscano agli utenti un modo semplice per rifiutarli. Nonostante ciò, l'indagine di webXray, condotta nel marzo 2026, ha rivelato che quasi duecento servizi pubblicitari ignorano questa azione dell'utente. Sorprendentemente, il 55% dei siti web analizzati continua a salvare i cookie anche dopo che gli utenti li hanno esplicitamente rifiutati, mentre il 78% delle finestre pop-up non offre nemmeno una scelta adeguata. Tali violazioni potrebbero comportare sanzioni per le società pubblicitarie pari a circa 5,8 miliardi di dollari.
L'indagine ha inoltre rivelato che sui siti web che utilizzano le reti pubblicitarie di Google o Microsoft, il comando per salvare i cookie viene impartito anche dopo aver ricevuto il divieto. Gli autori dello studio hanno scoperto queste azioni direttamente nel traffico di rete aperto, suggerendo che i trasgressori non si preoccupano nemmeno di nascondere le loro pratiche.
La rete di Microsoft ignora circa la metà dei segnali di rifiuto del tracciamento e continua a monitorare gli utenti sul 35% dei siti web dei clienti. Queste violazioni potrebbero comportare una multa di circa 390 milioni di dollari. Nel caso di Google, il rifiuto del tracciamento viene ignorato nell'86% dei casi, e il tracciamento stesso viene effettuato sul 71% dei siti web, il che potrebbe comportare una sanzione di 2,31 miliardi di dollari. L'implementazione di Meta si distingue per il fatto che il suo codice non verifica affatto i segnali di rifiuto del tracciamento; sui siti web in cui tali segnali vengono rilevati, vengono ignorati nel 69% dei casi; nel 21% dei casi gli utenti vengono attivamente tracciati. Per queste azioni, Meta potrebbe dover pagare una multa fino a 9,3 miliardi di dollari.
Il fondatore e CEO di webXray, Timothy Libert, ex dipendente di Google, ha affermato che il gigante della ricerca non distingue tra tasse e multe. Tutti e tre i giganti tecnologici hanno contestato le conclusioni dello studio. Microsoft ha precisato che alcuni cookie sono necessari per la funzionalità del sito web, mentre Meta ha aggiunto che, in determinate implementazioni, i siti web possono ignorare i comandi di rifiuto del tracciamento.
Questa vicenda, soprannominata "Cookiegate", solleva interrogativi cruciali sulla reale efficacia delle normative sulla privacy online e sulla capacità degli utenti di controllare i propri dati. Se da un lato le aziende tecnologiche giustificano le loro azioni con la necessità di garantire la funzionalità dei servizi, dall'altro emerge un quadro in cui il profitto sembra prevalere sul rispetto della privacy degli utenti. Resta da vedere se le autorità di regolamentazione interverranno con sanzioni esemplari per porre fine a queste pratiche opache e riaffermare il diritto degli utenti a una navigazione online più trasparente e consapevole.

