Tra il 2014 e il 2023, la Cina ha investito circa 142 miliardi di dollari nell'industria dei semiconduttori, una cifra che supera di 3,6 volte gli 39 miliardi di dollari spesi dalle autorità americane nello stesso periodo. Questi dati emergono da un'analisi del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS) degli Stati Uniti, che mette in luce l'ambiziosa spinta di Pechino nel settore tecnologico.
Gli ingenti investimenti tecnologici della Cina hanno rafforzato sia le sue capacità operative che la sua influenza sulla scena internazionale. Il think tank raccomanda agli altri governi di reagire in modo pragmatico per mitigare le conseguenze negative di questa crescente potenza tecnologica. La Corea del Sud si posiziona al secondo posto nella classifica degli investimenti, con 55 miliardi di dollari destinati al settore dei semiconduttori, seguita dall'Europa con 47 miliardi di dollari. Il Giappone ha investito 17,5 miliardi di dollari, mentre Taiwan ha stanziato 16 miliardi di dollari. È importante notare che il periodo coperto dallo studio non include la maggior parte dei pagamenti effettivi previsti dal "CHIPS Act" americano, né il terzo programma di investimenti statali cinesi ("Big Fund III"), con un budget di circa 47,5 miliardi di dollari. Il CHIPS and Science Act, firmato dal presidente Biden nell'agosto 2022, mira a rafforzare la leadership americana nella scienza e nella tecnologia, creando posti di lavoro e sostenendo la sicurezza nazionale. Questo atto prevede incentivi per la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, investimenti nella ricerca e sviluppo e misure per proteggere la catena di approvvigionamento.
Nonostante gli enormi investimenti, la Cina non è ancora riuscita a emergere come leader mondiale nel settore dei semiconduttori. Secondo i dati della Semiconductor Industry Association (SIA) relativi al 2025, le aziende produttrici di chip americane detengono il 50% delle forniture globali, mentre la quota cinese si ferma al 4,5%. Tuttavia, tra i produttori a contratto, SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corporation) si colloca al terzo posto a livello mondiale, con una quota del 6% dei chip globali a metà del 2025, posizionandosi dietro a TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) e Samsung. SMIC, pur essendo un attore importante, rimane indietro rispetto a TSMC di due o tre generazioni tecnologiche, con un tasso di resa produttiva di solo il 20% per il processo a 5 nm e del 46% per il processo a 7 nm. In confronto, aziende come Intel, Samsung e TSMC lavorano con processi a 2 nm con tassi di resa fino al 90%.
Un ostacolo significativo per SMIC è la mancanza di accesso alla litografia EUV (e, potenzialmente, anche DUV) di ASML, un'azienda olandese leader nel settore. Questa restrizione implica che il divario tra la Cina e le soluzioni più avanzate è destinato ad aumentare piuttosto che a diminuire, secondo gli analisti. I laboratori cinesi stanno tentando di sviluppare apparecchiature EUV attraverso il reverse engineering, ma finora non sono riusciti a produrre alcun chip utilizzando questa tecnologia. Il governo olandese, sotto pressione degli Stati Uniti, ha imposto restrizioni all'esportazione di apparecchiature per la produzione di chip avanzati verso la Cina, limitando ulteriormente le capacità di SMIC e di altre aziende cinesi.
Anche le aziende di progettazione cinesi sono in ritardo rispetto ai leader mondiali. Nvidia detiene una quota del 90% nel mercato globale delle GPU (Graphics Processing Units), mentre i prodotti cinesi, tra cui Huawei Ascend, Alibaba T-Head, Cambricon e Moore Threads, mostrano prestazioni inferiori. Le aziende americane investono in media il 17,7% del loro fatturato in ricerca e sviluppo, mentre le aziende cinesi si fermano al 9,2%. Il programma "Big Fund III", lanciato nel 2024, mira a colmare questo divario e a ridurre il divario con i leader mondiali.
Gli analisti descrivono l'industria cinese dei semiconduttori come un settore perennemente "inseguente" e prevedono che questa situazione non cambierà a causa delle sanzioni americane e del crescente divario nella spesa per la ricerca e sviluppo. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti hanno lo scopo di limitare l'accesso della Cina a tecnologie avanzate e di rallentare la sua ascesa nel settore dei semiconduttori. Tuttavia, la Cina continua a investire massicciamente nel settore, cercando di sviluppare tecnologie proprie e di ridurre la sua dipendenza dalle importazioni straniere. La competizione tra la Cina e gli Stati Uniti nel settore dei semiconduttori è destinata a intensificarsi nei prossimi anni, con implicazioni significative per l'economia globale e la sicurezza nazionale.

