L'adozione diffusa dell'Intelligenza Artificiale (IA) sta mettendo a dura prova le infrastrutture di rete esistenti, con molte organizzazioni che si trovano impreparate a gestire le nuove esigenze computazionali. Un recente studio di Omdia, citato da The Register, evidenzia come anche alcuni provider di servizi cloud, i cosiddetti 'neo-cloud', stiano riscontrando difficoltà. Questi provider, specializzati nell'offerta di risorse GPUaaS (GPU-as-a-Service) per l'elaborazione di carichi di lavoro IA, hanno sì scalato la loro infrastruttura computazionale, ma le loro reti si rivelano un collo di bottiglia critico.
Gli analisti avvertono le aziende che, nella scelta di fornitori di servizi IA, è fondamentale valutare attentamente l'intera gamma di capacità offerte, e non solo la potenza di calcolo. I 'neo-cloud' sono nati sull'onda della crescente domanda di risorse GPU per applicazioni IA e sono utilizzati attivamente anche da colossi come Microsoft. Tuttavia, l'IA dipende sempre più dalla capacità di elaborare e trasferire dati in modo sicuro tra ambienti distribuiti e regioni geografiche diverse. Questo fenomeno sta già modificando il panorama della rete globale.
Secondo Omdia, le capacità di rete dei vari 'neo-cloud' variano notevolmente, da quelle elementari a quelle più avanzate, a seconda della loro storia. Alcuni, come CoreWeave, hanno iniziato con il mining di criptovalute, mentre altri, come Gcore, si sono specializzati nella distribuzione di contenuti o nell'hosting. Altri ancora non hanno alcuna esperienza pregressa con le infrastrutture di rete. Di conseguenza, le strategie di sviluppo delle reti dei 'neo-cloud' sono in continua evoluzione, con molti che cercano partnership con fornitori di servizi di rete, o che puntano all'acquisto o alla creazione di infrastrutture proprietarie per far fronte alla crescente dipendenza dalle tecnologie di rete.
"L'infrastruttura di rete determinerà il successo o il fallimento delle piattaforme 'neo-cloud'", afferma Omdia. "Una connessione a bassa latenza, resiliente e sicura, dalla dorsale alla periferia, è essenziale, anche perché la sovranità si estende a tutti i luoghi in cui vengono spostati i carichi di lavoro IA". In questo contesto, Lumen, un importante provider di servizi di rete, ha pubblicato una lettera aperta rivolta ai dirigenti aziendali di tutto il mondo, interrogandoli sulla preparazione delle loro reti all'adozione dell'IA e sollecitando una modernizzazione per supportare le future applicazioni di intelligenza artificiale.
Secondo Lumen, le reti sono state tradizionalmente relegate in secondo piano, ma sono loro a controllare, coordinare e determinare la velocità di progressione e il ritorno sugli investimenti in IA. Il funzionamento dei sistemi di IA implica un continuo flusso di dati tra cloud, data center e dispositivi periferici, richiedendo reti adattive e capaci di scalare dinamicamente.
"La nuova forza lavoro aziendale è composta da agenti e bot di IA. Si moltiplicano rapidamente, lavorano ininterrottamente, consumano e generano dati in modo insaziabile e interagiscono dinamicamente con altri agenti, bot e persone", si legge nella lettera di Lumen. Nonostante l'adozione dell'IA sia ancora in fase iniziale in molte aziende, oltre il 50% del traffico internet è già generato da questi 'lavoratori autonomi', secondo Lumen, citando il report "Bad Bot Report 2025" di Imperva, secondo cui il traffico automatizzato ha superato quello umano, raggiungendo il 51%. Questo dato sottolinea l'urgenza di un adeguamento infrastrutturale per supportare la crescente presenza dell'IA nel panorama digitale.

