UE impone a Google di condividere i dati di ricerca: rivoluzione nel mercato

La Commissione Europea obbliga Google a cedere i dati, inclusi quelli dell'AI, aprendo nuove sfide per la concorrenza e la privacy

UE impone a Google di condividere i dati di ricerca: rivoluzione nel mercato

La Commissione Europea ha ordinato a Google di aprire l'accesso ai suoi dati di ricerca a servizi terzi, inclusi i dati provenienti dai chatbot di intelligenza artificiale. Questa richiesta è parte integrante del "Digital Markets Act" (DMA) dell'UE, una legge volta a limitare il potere dei giganti tecnologici e promuovere una maggiore concorrenza nel mercato digitale.

In sostanza, la Commissione Europea vuole assicurarsi che i concorrenti di Google abbiano la possibilità di competere ad armi pari, accedendo a informazioni preziose che altrimenti sarebbero precluse. Si tratta di una mossa significativa che potrebbe rimodellare il panorama della ricerca online e dell'innovazione nel settore dell'intelligenza artificiale.

La reazione di Google non si è fatta attendere. Il colosso tecnologico ha espresso forte opposizione alla misura, definendola eccessiva e potenzialmente dannosa per la privacy degli utenti. "Centinaia di milioni di europei si affidano a Google per le loro ricerche più riservate, incluse domande personali sulla salute, la famiglia e le finanze", ha dichiarato un portavoce di Google. "La proposta della Commissione ci obbligherebbe a condividere questi dati con terze parti, con protezioni della privacy inefficaci".

Secondo quanto riferito, Google si prepara a contestare la decisione della Commissione Europea, aprendo un potenziale contenzioso legale che potrebbe durare anni.

Ma cosa prevede esattamente la richiesta della Commissione Europea? Google sarebbe tenuta a fornire dati dettagliati sull'uso del suo motore di ricerca, inclusi il volume delle query, la frequenza e le modalità di presentazione. Dovrebbe inoltre rivelare le misure adottate per garantire l'anonimato dei dati personali, i processi di gestione dell'accesso degli utenti ai propri dati e i parametri utilizzati per stabilire i prezzi dei dati di ricerca.

L'obiettivo dichiarato della Commissione Europea è quello di "dare ai motori di ricerca terzi o ai 'destinatari dei dati' la possibilità di ottimizzare i propri sistemi di ricerca e di sfidare la posizione di Google Search". In altre parole, si tratta di creare un campo di gioco più equo, dove le aziende più piccole possano competere con Google senza essere svantaggiate dalla mancanza di accesso ai dati.

La decisione della Commissione Europea si inserisce in un contesto più ampio di crescente controllo normativo nei confronti dei giganti tecnologici. Google, in particolare, è da tempo sotto la lente d'ingrandimento delle autorità antitrust europee. Già in passato, la società è stata multata per un totale di 9,71 miliardi di euro dal 2017 per violazioni delle norme sulla concorrenza. Ora, la violazione del "Digital Markets Act" potrebbe costare a Google una sanzione pari al 10% del suo fatturato globale annuo.

La vicenda solleva una serie di interrogativi cruciali. Da un lato, c'è l'esigenza di promuovere la concorrenza e l'innovazione nel mercato digitale, garantendo che le aziende più piccole non siano soffocate dal potere dei giganti tecnologici. Dall'altro, c'è la preoccupazione per la privacy degli utenti, che vedono i propri dati personali potenzialmente esposti a un numero maggiore di soggetti terzi.

La decisione della Commissione Europea potrebbe avere conseguenze di vasta portata per il futuro del web. Se da un lato potrebbe stimolare la nascita di nuovi motori di ricerca e servizi online, dall'altro potrebbe sollevare nuove sfide in termini di protezione dei dati e sicurezza informatica. Resta da vedere come si evolverà la situazione e quali saranno gli effetti concreti di questa storica decisione.

Il "Digital Markets Act" (DMA) rappresenta un tentativo ambizioso di regolamentare il potere delle grandi piattaforme online, considerate ormai dei veri e propri gatekeeper dell'economia digitale. La legge impone una serie di obblighi e divieti ai cosiddetti "gatekeeper", ovvero le aziende che controllano l'accesso a servizi essenziali come motori di ricerca, social network e sistemi operativi. Tra le misure previste dal DMA, oltre alla condivisione dei dati, vi sono anche il divieto di favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti, l'obbligo di garantire l'interoperabilità tra diverse piattaforme e la possibilità per gli utenti di disinstallare le app preinstallate sui propri dispositivi.

La battaglia tra la Commissione Europea e Google è quindi solo l'inizio di una lunga e complessa partita, che vedrà contrapporsi gli interessi dei giganti tecnologici, le esigenze di regolamentazione delle autorità pubbliche e le preoccupazioni dei cittadini per la propria privacy e sicurezza online. Il futuro del web è in gioco.

Pubblicato Giovedì, 16 Aprile 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 16 Aprile 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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