Il primo sakè fermentato nello spazio: record e scienza tra la ISS e la Luna

Dassai e Mitsubishi Heavy Industries firmano un'impresa storica: dalla fermentazione in orbita alla vendita record per finanziare il programma spaziale nipponico

Il primo sakè fermentato nello spazio: record e scienza tra la ISS e la Luna

L'umanità ha compiuto un passo in avanti decisivo non solo nell'esplorazione del cosmo, ma anche nella conservazione e nell'adattamento delle proprie tradizioni millenarie in ambienti extraterrestri. In un annuncio che segna l'inizio di una nuova era per la biotecnologia spaziale, diverse aziende leader del Giappone hanno confermato il successo della prima fermentazione di sakè mai avvenuta interamente in orbita terrestre. Questo esperimento, che fonde l'antica arte della produzione di alcolici con l'ingegneria aerospaziale d'avanguardia, è frutto di una collaborazione strategica tra la rinomata distilleria Dassai (prodotta da Asahi Shuzo) e il colosso industriale Mitsubishi Heavy Industries. L'obiettivo non era solo simbolico, ma parte integrante di una visione a lungo termine volta a stabilire una presenza umana sostenibile e autosufficiente oltre i confini del nostro pianeta.

Le fasi cruciali dell'esperimento hanno avuto inizio nel mese di ottobre 2025, quando una spedizione cargo ha consegnato le materie prime e le attrezzature specializzate a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il cuore del progetto è stato il modulo sperimentale giapponese Kibo, un'eccellenza tecnologica gestita dall'agenzia spaziale JAXA. All'interno di questo laboratorio orbitale, è stato possibile ricreare condizioni di gravità artificiale calibrate per simulare l'attrazione gravitazionale della Luna, che è pari a circa un sesto di quella terrestre. Questo dettaglio è fondamentale: l'esperimento non puntava alla microgravità assoluta, ma cercava di testare come i microrganismi reagirebbero una volta stabiliti i primi insediamenti permanenti sul suolo lunare.

Il processo di fermentazione ha coinvolto circa 520 grammi di una miscela base nota come moromi, ovvero il mosto di fermentazione composto da riso, acqua, lievito e kōji. Monitorato costantemente dai tecnici a terra e dagli astronauti in orbita, il lievito ha lavorato in un ambiente unico, esposto a livelli di radiazioni cosmiche differenti da quelli terrestri e sotto una pressione gravitazionale ridotta. Al termine del periodo di maturazione nello spazio, il preparato è stato riportato sulla Terra con una capsula di rientro, dove è stato finalizzato per ottenere il prodotto finito. Il risultato di questa incredibile operazione è stato un quantitativo estremamente limitato: appena 116 millilitri di sakè purissimo. Di questi, una porzione di 100 millilitri è stata sigillata in un contenitore speciale in titanio, progettato per preservarne le proprietà organolettiche e celebrarne l'origine tecnologica.

L'aspetto commerciale di questa impresa ha scosso il mercato del lusso e del collezionismo scientifico. La bottiglia da 100 ml, denominata ufficialmente Dassai MOON — Space Brewing, è stata acquistata da un collezionista privato per la cifra astronomica di 110 milioni di yen, che corrispondono a circa 689.000 dollari. Tuttavia, l'operazione non è stata guidata dal solo profitto aziendale: la società Dassai ha annunciato che l'intero ricavato della vendita sarà devoluto per sostenere lo sviluppo del programma spaziale nazionale del Giappone, accelerando la ricerca per le future missioni abitate verso il satellite naturale della Terra.

Oltre al clamore mediatico, l'esperimento riveste un valore scientifico inestimabile. I residui della fermentazione e i sedimenti rimasti dopo la produzione sono stati trasferiti nei laboratori della JAXA per analisi biochimiche approfondite. Gli scienziati intendono studiare i cambiamenti genetici subiti dai lieviti sotto l'influenza della gravità lunare e dei raggi cosmici. Precedenti ricerche avevano già suggerito che in condizioni di microgravità alcuni processi metabolici dei microrganismi possono subire accelerazioni o alterazioni strutturali. Comprendere questi meccanismi è essenziale non solo per produrre bevande, ma per sviluppare sistemi di supporto vitale, biocarburanti e farmaci durante le future colonizzazioni spaziali.

Sebbene nel 2022 la distilleria Ninki Ichi Brewery avesse già prodotto un sakè utilizzando lieviti che avevano soggiornato sulla ISS, questa è la prima volta che l'intero processo di fermentazione chimica del mosto avviene fisicamente nello spazio. Questo successo dimostra che la produzione alimentare complessa può essere delocalizzata fuori dal pianeta Terra. Con l'avvicinarsi delle missioni del programma Artemis e l'interesse crescente per la costruzione di basi lunari, il successo di Dassai e Mitsubishi Heavy Industries apre la strada a una gastronomia spaziale che non si limita ai cibi disidratati, ma aspira a ricreare i piaceri e le tradizioni della vita terrestre anche nel vuoto cosmico, trasformando il sogno di una distilleria sulla Luna in una possibilità concreta e scientificamente validata.

Pubblicato Mercoledì, 29 Aprile 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 29 Aprile 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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