Il tramonto del Lunar Gateway: la NASA abbandona l'orbita lunare per la ruggine e i costi

I moduli HALO e I-HAB presentano gravi segni di corrosione prima del lancio, segnando il fallimento miliardario della stazione spaziale orbitale

Il tramonto del Lunar Gateway: la NASA abbandona l'orbita lunare per la ruggine e i costi

Il sogno di una stazione spaziale orbitale in grado di fungere da avamposto per l'esplorazione umana del sistema solare sembra aver subito una battuta d'arresto definitiva. Per oltre dieci anni, la NASA ha promosso con vigore l'idea del Lunar Gateway, un'infrastruttura ambiziosa posizionata nell'orbita della Luna progettata per testare tecnologie di sopravvivenza nello spazio profondo e supportare le missioni del programma Artemis. Tuttavia, lo scenario geopolitico e tecnico è drasticamente mutato, portando l'agenzia spaziale americana a riconsiderare totalmente le proprie priorità strategiche, spostando l'attenzione e le risorse verso la costruzione di una base permanente direttamente sulla superficie lunare. Questa decisione segna, di fatto, il tramonto di un progetto che avrebbe dovuto rappresentare l'erede della Stazione Spaziale Internazionale nelle profondità del cosmo.

Le ragioni dietro questo drastico cambio di rotta non sono solo di natura strategica, ma rivelano una serie di fallimenti tecnici e gestionali di proporzioni allarmanti. Durante questa settimana, è emerso un dettaglio sconcertante che ha accelerato la cancellazione, o quanto meno il rinvio a tempo indeterminato, del progetto: i moduli già costruiti per il Lunar Gateway sono stati colpiti da una banale ma devastante forma di corrosione. Come molti grandi progetti aerospaziali, il programma aveva già accumulato ritardi significativi; originariamente, il lancio del primo componente era previsto per il 2022. Successivamente, si era stabilito che il modulo di potenza e propulsione sarebbe stato lanciato insieme all'abitacolo logistico, noto come HALO (Habitation and Logistics Outpost), nel 2024. Entro il 2026, l'aggiunta del modulo abitativo I-HAB, fornito dai partner internazionali, avrebbe dovuto completare il nucleo operativo.

Questi piani sono stati ufficialmente messi in discussione nel mese di marzo, quando l'amministratore Jared Isaacman ha annunciato la sospensione del progetto. Le sue parole sono state dure e prive di ambiguità, evidenziando come per troppo tempo si sia cercato di assecondare troppi stakeholder, portando a risultati fallimentari documentati ampiamente dai rapporti dell'ispettore generale. Secondo le dichiarazioni ufficiali, miliardi di dollari sono stati sprecati in attrezzature che non hanno mai lasciato il suolo terrestre, riducendo il numero di missioni scientifiche di punta e limitando la presenza di astronauti nello spazio. Il malcontento espresso riflette quello del governo degli Stati Uniti e del popolo americano, stanchi di attendere risultati tangibili a fronte di investimenti colossali che non si sono tradotti in progressi concreti nell'esplorazione spaziale.

La gravità della situazione è emersa con forza durante un'audizione davanti al Comitato per la scienza, lo spazio e la tecnologia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Mentre i membri del Congresso esprimevano preoccupazione per il destino degli investimenti già effettuati, proponendo di riutilizzare i moduli per la futura base sulla superficie lunare, è arrivata la doccia fredda. Jared Isaacman ha confermato ufficialmente le voci riguardanti la presenza di ruggine e corrosione sia nel modulo HALO che nel modulo I-HAB. Questo deterioramento strutturale, verificatosi prima ancora dell'assemblaggio finale, renderebbe impossibile l'impiego del Gateway prima del 2030, rendendo l'intera struttura tecnologicamente obsoleta prima ancora di diventare operativa. Numerosi dipendenti della NASA hanno confermato che il problema della corrosione è reale e sistemico, mettendo in dubbio la qualità dei processi produttivi adottati.

In questo contesto, il ruolo delle aziende fornitrici è finito sotto la lente d'ingrandimento. Northrop Grumman, il colosso americano responsabile della costruzione del modulo HALO, ha ammesso indirettamente il problema, parlando di un difetto di fabbricazione in fase di riparazione attraverso processi approvati dalla NASA. Dall'altra parte dell'oceano, la società italo-francese Thales Alenia Space, leader dell'industria spaziale europea con una solida esperienza nella costruzione di moduli pressurizzati per la ISS e partner di Axiom Space, è stata coinvolta nella produzione delle componenti incriminate. L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha cercato di gettare acqua sul fuoco, attribuendo la corrosione a una combinazione di fattori tecnici legati alla forgiatura, al trattamento delle superfici e alle proprietà intrinseche dei materiali utilizzati.

Nonostante l'ESA sostenga che il problema sia tecnicamente risolvibile e che il modulo I-HAB versi in condizioni migliori rispetto ad HALO, il futuro dell'intera iniziativa rimane avvolto nell'incertezza. Il modulo I-HAB è ancora in fase di costruzione e non è stato consegnato alla NASA, mentre i funzionari europei premono affinché l'Unione Europea possa mantenere un ruolo di primo piano nella creazione della base sulla superficie lunare. La lezione che deriva dal fallimento, almeno temporaneo, del Lunar Gateway è chiara: la complessità della logistica spaziale non perdona errori nei materiali o frammentazioni politiche. La sfida ora si sposta sul suolo della Luna, dove la NASA spera di costruire un futuro più solido, lontano dalle insidie della corrosione orbitale e più vicino alle risorse minerarie e scientifiche del nostro satellite naturale.

Pubblicato Lunedì, 27 Aprile 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 27 Aprile 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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