Un team di scienziati spagnoli dell'Istituto di Scienza dei Materiali e Tecnologia (ICMS) di Siviglia ha sviluppato una straordinaria cella solare ibrida basata sulla perovskite, capace di convertire simultaneamente in elettricità sia l'irradiazione solare che l'energia delle gocce di pioggia. Questa tecnologia innovativa combina il classico effetto fotoelettrico, per la conversione della luce solare, con l'effetto triboelettrico, sfruttando l'energia cinetica delle gocce di pioggia. Di fatto, si tratta di una soluzione energetica adatta a tutte le condizioni meteorologiche.
L'idea alla base di questa invenzione è tanto semplice quanto geniale: creare un dispositivo multifunzionale che possa operare con la massima efficienza in condizioni meteorologiche variabili, in particolare nelle regioni caratterizzate da frequenti precipitazioni. La struttura della cella integra uno strato di perovskite, deputato alla generazione di energia solare, sormontato da un sottile strato di polimero fluorurato CFₓ. Questo polimero vanta proprietà cruciali: elevata trasparenza (superiore al 90%), idrofobicità e capacità di generare elettricità tramite l'effetto triboelettrico.
Questo strato protettivo, depositato in condizioni di vuoto a temperatura ambiente mediante un processo di deposizione da plasma, protegge la delicata perovskite dall'umidità, consentendo al contempo la raccolta di energia dall'impatto delle gocce di pioggia. Quando una goccia d'acqua colpisce la superficie e si disperde, si genera un contatto e una separazione di cariche tra i materiali, producendo un impulso elettrico. In sostanza, lo strato di CFₓ agisce come un generatore triboelettrico, convertendo l'energia meccanica delle gocce in energia elettrica.
I prototipi sperimentali hanno dimostrato un'efficienza fotoelettrica del 17,9%. La componente triboelettrica del dispositivo ha mostrato performance impressionanti: una tensione a circuito aperto fino a 110 V per singola goccia e una densità di potenza massima di circa 4 mW/m². In modalità ibrida, con un'illuminazione pari a metà dell'irradiazione solare (500 W/m²), è stata raggiunta una densità di corrente di corto circuito di 11,6 mA/m², con un picco di tensione dalle gocce fino a 12 V. I ricercatori hanno anche realizzato un dimostratore in cui la cella ibrida caricava un supercondensatore e alimentava una striscia LED tramite un convertitore.
Questa innovativa tecnologia, sviluppata nell'ambito dei progetti 3DScavengers e Drop Ener, con il supporto del Consiglio Europeo della Ricerca e del fondo Next Generation, apre nuove prospettive per la creazione di pannelli solari più versatili e performanti. Sebbene il contributo principale alla generazione di energia provenga ancora dalla luce solare, l'energia supplementare ricavata dalla pioggia accelera la carica degli accumulatori anche in condizioni di cielo nuvoloso. Questo aspetto è particolarmente rilevante in aree geografiche dove l'irradiazione solare è limitata o intermittente.
Tuttavia, il passaggio dalla fase di prototipo di laboratorio alla produzione su larga scala rappresenta una sfida complessa che richiede ulteriori ricerche e sviluppi. Sarà necessario ottimizzare i materiali, i processi di fabbricazione e la durabilità del dispositivo per garantire la sua efficacia e affidabilità nel tempo. Inoltre, andranno valutati attentamente i costi di produzione e il potenziale impatto ambientale della tecnologia.
Nonostante queste sfide, la cella solare ibrida rappresenta un passo avanti significativo verso un futuro energetico più sostenibile e resiliente. La sua capacità di sfruttare sia la luce solare che l'energia delle precipitazioni offre nuove opportunità per la diversificazione delle fonti energetiche e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. In un mondo sempre più consapevole della necessità di contrastare i cambiamenti climatici, innovazioni come questa possono contribuire a creare un futuro più verde e prospero per tutti.

