Il panorama calcistico internazionale, a meno di due settimane dal fischio d'inizio della rassegna iridata del 2026, viene scosso da una decisione che travalica i confini del campo per entrare prepotentemente in quelli della geopolitica. La Nazionale dell'Iran ha ufficializzato la lista dei 26 convocati per la spedizione mondiale, ma a far rumore è l'assenza più illustre: quella di Sardar Azmoun. L'attaccante, che i tifosi italiani ricordano bene per la sua esperienza alla Roma nella stagione 2023-2024, è stato formalmente escluso per ragioni che poco hanno a che fare con lo stato di forma o le scelte tattiche del commissario tecnico. Con 91 presenze e 57 reti, Azmoun rappresenta il terzo miglior marcatore della storia del suo Paese, un'icona sportiva che tuttavia è caduta in disgrazia presso le autorità di Teheran a causa di un post pubblicato sui social network.
La scintilla della controversia è scoppiata nel mese di marzo 2026, quando il calciatore ha condiviso sul suo profilo Instagram una fotografia che lo ritraeva sorridente accanto al Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti. Quello che per molti poteva sembrare un semplice incontro istituzionale o di cortesia sportiva, data la residenza di Azmoun a Dubai, è stato interpretato dai media conservatori iraniani come un atto di vero e proprio tradimento. Gli Emirati Arabi Uniti sono infatti visti come uno stretto alleato degli Stati Uniti, potenza con cui l'Iran mantiene rapporti di estrema tensione, specialmente in vista di un torneo che si disputerà proprio in terra nordamericana. Le accuse di mancanza di patriottismo sono montate settimana dopo settimana, trasformando il fuoriclasse in un elemento non più gradito all'interno dello spogliatoio della Nazionale, nonostante il suo innegabile valore tecnico.
Oltre al terremoto interno per il caso Azmoun, la delegazione iraniana sta affrontando una crisi logistica senza precedenti. Il debutto ufficiale nel torneo è fissato per il 15 giugno 2026 a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, ma ad oggi la partecipazione effettiva della squadra resta avvolta nell'incertezza. Secondo quanto riportato dall'ambasciatore iraniano in Messico, gran parte dei membri della squadra e dello staff non ha ancora ricevuto il visto d'ingresso necessario per accedere negli Stati Uniti. Questa situazione di stallo diplomatico ha costretto la federazione a cancellare il ritiro pre-mondiale originariamente pianificato a Tucson, in Arizona. Al suo posto, la squadra si è dovuta rifugiare a Tijuana, città di frontiera in territorio messicano, nel disperato tentativo di sbloccare le procedure burocratiche a ridosso del confine.
In questo clima di estrema incertezza, il peso dell'attacco graverà quasi interamente sulle spalle di Mehdi Taremi. L'ex bomber dell'Inter, oggi punto di forza dell'Olympiacos in Grecia, è stato regolarmente inserito nella lista dei 26 e dovrà guidare un gruppo apparso scosso dalle ultime vicende. La lista completa dei convocati comunicata oggi vede tra i pali Alireza Beiranvand, Payam Niazmand e Hossein Hosseini. Il reparto difensivo è composto dai veterani Ehsan Hajsafi e Milad Mohammadi, coadiuvati da Ali Nemati, Shojae Khalilzadeh, Hossein Kanaanizadegan, Danial Eiri, Ramin Rezaian e Saleh Hardani.
A centrocampo, l'Iran punta sulla qualità di Saman Ghoddos, attualmente in forza al Kalba, e sulla solidità di Saïd Ezatolahi dello Shahab al-Ahli. Completano il reparto Mohammad Ghorbani (al-Wahda), Rouzbeh Cheshmi, Amirmohammad Razzaghinia, Mohammad Mohebi del Rostov, Mehdi Torabi, Mehdi Ghayedi dell'Al-Nasr, Alireza Jahanbakhsh e il giovane Aria Yousefi. In attacco, oltre al già citato Mehdi Taremi, figurano Amirhossein Hosseinzadeh, Ali Alipour, Shahriyar Moghanlou del Kalba e il naturalizzato Dennis Eckert (noto anche come Dennis Dargahi), che sta ben figurando in Belgio con la maglia dello Standard Liegi.
La rinuncia a un talento come quello di Sardar Azmoun potrebbe pesare enormemente sulle ambizioni dell'Iran, che si trova in un girone complesso e necessitava della sua miglior formazione. La decisione della federazione sembra però irrevocabile, segnando una frattura definitiva tra il giocatore e le istituzioni sportive del suo Paese. Resta da capire se la pressione mediatica e l'ostilità diplomatica influiranno sul rendimento in campo dei compagni di squadra, già provati da un trasferimento forzato in Messico e dal rischio di non poter nemmeno scendere in campo sul suolo californiano. Il mondo del calcio osserva con apprensione, attendendo di capire se prevarrà lo sport o se il Mondiale 2026 per l'Iran diventerà ricordato solo per le sue implicazioni extra-calcistiche.

